Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Crisi economica, entrata a gamba tesa nel mondo del calcio

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Gaetano Lombardino

Bambole, non c'è una lira. Anzi, non c'è un euro. Le sabbie mobili della crisi economica stanno per imprigionare anche il mondo dello sport, in particolare quello del calcio. Nel giro di due anni dovrebbe esserci la fase più critica.Se ne parla da tanto tempo, ma adesso il momento della resa dei conti (in tutti i sensi) sembra arrivato. Oggi le società di calcio fatturano 1.500 milioni di euro all'anno: 750 provengono dai diritti televisivi (il 50%), 450 da sponsor e merchandising (30%), 225 dagli incassi allo stadio (15%) e 75 da altre voci (5%). Rispetto agli altri campionati europei, però, la serie A è ancora indietro. E il futuro ? Non è dei più rosei, non tanto per il discorso dei diritti tv (con il ritorno ai contratti collettivi anche le squadre medio-piccole ne trarranno giovamento) quanto per tutte le altre entrate. Sponsor compresi. E per i calciatori saranno tempi cupi, visto che guadagneranno il 20% in meno di stipendio, passando dagli attuali 722 milioni di euro in media ai 578 del 2010. Addio a molti campioni, dunque ? Potrebbe profilarsi un esodo di massa e sempre di meno saranno quelli che verranno nel nostro campionato.Il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, non nasconde la sua preoccupazione: "E' inevitabile che io sia preoccupato perché le società di calcio sono gestite da imprenditori e gli imprenditori avranno sempre più difficoltà negli investimenti. Anche lo stesso Berlusconi", continua Matarrese, "non potrà più esagerare con il calcio, perché è una questione morale".Matarrese, inoltre, lancia un allarme: "C'è il rischio che il sistema-calcio vada in crisi, non solo in serie B dove c'è già una situazione critica, ma anche in serie A. Bisogna studiare insieme forme per combattere la recessione". Quello di Matarrese non è l'unico monito proveniente da addetti ai lavori. C'è anche lo sfogo di Diego Della Valle, patron della Fiorentina: "Io e mio fratello Andrea proviamo imbarazzo nel pagare tutti quei soldi ai calciatori, sapendo che c'è gente che viene allo stadio e guadagna mille euro e fatica ad arrivare alla fine del mese".Nel frattempo scoppia la polemica con il sindacato dei calciatori. Il presidente, Sergio Campana, attacca: "Le frasi di Diego Della Valle sono demagogia, perché già adesso ci sono stati tagli consistenti sugli ingaggi dei giocatori e molti club, come accade in serie B, hanno versato gli stipendi solo fino a luglio. La crisi c'è", ammette Campana, "e so che ci sarà un ulteriore ridimensionamento dei pagamenti, ma c'è un abisso tra i 5-6 club di vertice e tutti gli altri. E' chiaro che i calciatori da Pallone d'oro continueranno a guadagnare molto, ma i professionisti, lo ricordo, sono 4.000 e molti vengono pagati con ritardi abissali"."In molti non si iscriveranno al prossimo campionato", sostiene Mario Macalli, presidente della Lega Pro di serie C. Come se non bastasse, la crisi sta per colpire anche la Formula Uno. Infatti la Honda lascerà le piste e si è data un mese per trovare un acquirente per il suo team. L'alternativa è chiudere il paddock e lasciare senza monoposto i due piloti, Button e Barrichello, peraltro non ancora confermati. Insomma, è il caso di dirlo: mala tempora currunt. A ogni livello.