Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Decreto Gelmini, stop in commissione Esteri

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Luca Venanzi

La commissione esteri boccia il decreto legge Gelmini sull'università: l'opposizione ha battuto il governo 5 voti a 4. L'aspetto contestato è quello relativo ai concorsi universitari e al rientro dei cervelli dall'estero; in precedenza il decreto era stato stoppato anche in commissione Cultura."L'Università - hanno dichiarato i deputati del Partito Democratico - ha bisogno di misure di riordino efficaci e ben fatte. Non accettiamo immotivate forzature perché non ci sono ragioni oggettive per accelerare il naturale iter parlamentare del decreto e non si capisce proprio la fretta di mettere l'approvazione del decreto sotto l'albero di Natale". Il decreto legge deve essere infatti convertito entro il 9 gennaio prossimo e, dopo l'approvazione al Senato, una eventuale modifica alla Camera porterebbe il disegno di legge in terza lettura.La norma relativa al "rientro dei cervelli" è contenuta nel disegno di legge "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca". Dice testualmente l'articolo 1 bis, comma 9: "Nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati all'estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie estere, ovvero che abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'ambito del programma di rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle università italiane e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. A tali fini le università formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina previo parere del Consiglio universitario nazionale".Il problema sta proprio nell'equipollenza degli istituti universitari. "All'estero si diventa docenti - spiega Paolo Corsini, deputato del Pd e docente universitario - anche senza concorso in alcuni casi e con modalità ben diverse da quelle usate qui in Italia". Leoluca Orlando, capogruppo in commissione Esteri alla Camera, sottolinea come "è condivisibile il fine proposto, ma la norma otterrebbe l'obiettivo opposto, cioè l'allontanamento delle eccellenze dai nostri atenei".Oltre a questo aspetto il provvedimento prevede l'impossibilità per gli atenei con i conti in rosso (spesa per il personale superiore al 90 per cento del totale) di effettuare nuove assunzioni. Quelli con i conti a posto potranno derogare dal turn over al 20 per cento per arrivare quota 50 per cento e gli atenei virtuosi avranno la possibilità di ottenere più finanziamenti (il 7 per cento del Fondo di finanziamento ordinario sarà assegnato in base alle pagelle redatte dal Cnvsu - il Comitato nazionale valutazione del sistema universitario). Insomma, la Gelmini sembra non avere pace e con lei il suo decreto, che a questo punto, il 9 gennaio, rischia di non essere convertito.