Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Estradizione negata per Battisti: l'Italia annuncia battaglia

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Stefano Buda

Dopo che il ministro della giustizia carioca, Tarso Genro, ha respinto la richiesta di estradizione per Cesare Battisti, il governo italiano chiede al Brasile di ripensarci. Battisti, ex militante dei Proletari Armati per il comunismo, era stato condannato all'ergastolo per gli omicidi del maresciallo di polizia penitenziaria, Antonio Santoro, del macellaio di Mestre, Lino Sabbadin, dell'orefice milanese, Pierluigi Torreggiani, e dell'agente della Digos, Andrea Campagna, commessi tra giugno '78 e aprile '79. Era scappato dalla Francia nel 2004 ed era stato rintracciato il 18 marzo del 2007.

Secondo Genro esistono "fondati motivi di persecuzione". Il ministro carioca ha dichiarato di volere informazioni certe su quali misure siano state prese, in Italia, contro "gli apparati illegali di repressione che agirono in quel periodo e che erano legati alla mafia e alla Cia". Riprendendo le parole dello stesso Battisti, che aveva detto di temere per la sua vita, Genro ha affermato che, "ove detti apparati illegali non fossero stati del tutto smantellati, la vita di Battisti sarebbe stata in pericolo".

La reazione piccata del governo italiano è affidata alle parole del guardasigilli, Angelino Alfano, che si dice "deluso, sorpreso e amareggiato per lo status di rifugiato politico assegnato a Battisti, che in realtà è solo un assassino e un criminale. "Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità", prosegue Alfano, "predisporremo un'istanza di ripensamento al ministro della Giustizia del Brasile, proporremo un ricorso alla Corte di Cassazione del Brasile e faremo anche pesare il fatto politico che i paesi come il Brasile, che intendono contribuire alla democrazia mondiale con la partecipazione al G8, non possono pensare di agevolare il loro percorso attraverso la violazione di quanto accertato dalla giustizia di altri paesi. Le democrazie mondiali devono collaborare anche su questo". Il Guardasigilli inoltre annuncia che contatterà personalmente Genro, "per esprimergli le ragioni di indignazione delle vittime del terrorismo e delle vittime di Battisti, condannato in Italia con criteri di assoluta garanzia e che sconterebbe la sua pena secondo i criteri che si convengono ad una democrazia".

Anche Maurice Bignami, ex leader della formazione armata Prima Linea, in un'intervista al Giornale attacca Battisti definendolo "un vigliacco" e affermando che "il tentativo di farlo passare per un perseguitato politico non poggia su fatti concreti". "A noi ex terroristi è andata bene", prosegue Bignami, che ha scontato 20 anni dopo la condanna a sette ergastoli, "abbiamo ucciso ma abbiamo avuto processi regolari, pene miti, siamo usciti quasi tutti, viviamo normalmente, ma che altro pretendiamo ?". L'ex Prima Linea chiama in causa anche le responsabilità di certa sinistra, "che sulla lunga stagione del terrorismo non ha avuto il coraggio di guardare fino in fondo la realtà: Battisti è un po' il prodotto di questa smemoratezza".