Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Montezemolo: "Al Paese serve crescere. Nient'altro".

Luca Cordero di Montezemolo

 

Crescita su tutto, perché siamo indietro. Anni luce dagli altri Paesi d’Europa che, a quanto dicono i numeri, rappresentano un altro pianeta. Crescere significa avanzare a suon di sacrifici, di compromessi. Cambiare la mentalità, abbandonare il conservatorismo che all’Italia piace così tanto, per aspirare al bene comune.

E’ questo il punto dell’ultimo discorso di Luca Cordero di Montezemolo, ospite a Teramo per l’inaugurazione della nuova sede dell’Unione Industriali organizzata da Confindustria Abruzzo. “Solo se il Paese cresce ci saranno più risorse, soprattutto per chi ne ha più bisogno”, ha detto ai giornalisti appena sceso dall’auto, scusandosi poi per l’improrogabile appuntamento di lavoro a Mosca nel pomeriggio.

Le percentuali tanto care al presidente di Confindustria parlano chiaro: negli ultimi dieci anni il Belpaese si è piazzato “negli ultimissimi posti” rispetto alla classifica Ue. Per strada ha perso, secondo le stime di Montezemolo, circa duecentodieci miliardi di euro, utilizzabili per le infrastrutture, la ricerca e la diminuzione delle tasse, “specie per i lavoratori delle fabbriche”. La massima priorità per l’Italia, quindi, è rappresentata dalla crescita, “da perseguire non soltanto a parole - come sottolinea il numero uno di Fiat e Ferrari - ma anche concretamente”. E se per le imprese il trend è già positivo, confermato dalla crescita del Pil e dalla disponibilità del “tesoretto”, manca l’impegno di tutti gli altri attori sociali.

IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI - Primo fra gli altri i sindacati. L’accordo raggiunto per il contratto nazionale dei metalmeccanici, infatti, rappresenta un trattato “arcaico” che ha precluso “tante occasioni”. Come il sabato lavorativo solo per le imprese che avessero avuto il bisogno di soddisfare il proprio mercato, con ingenti incrementi retributivi per i dipendenti.

Insomma, non c’è più posto per questi metodi in un mondo così veloce: “Non possiamo più pensare a un contratto nazionale - afferma Montezemolo - che non tenga conto delle diversità geografiche e della differenziazione delle imprese, prigioniero di rituali che in primis non fanno gli interessi di chi lavora”.

Il colpo sferrato all’immobilismo di organizzazioni sindacali e istituzioni, Montezemolo lo ha ribadito con forza durante il suo intervento a chiusura del convegno. Sarebbe un errore, difatti, “scindere gli interessi delle imprese da quelli dei lavoratori”, perché la crescita, in quanto bene comune, “va perseguita insieme”. Ciò che si rischia “è il futuro dei nostri figli”, se in cima alla lista delle necessità non comparirà la voce “creare benessere e risorse da redistribuire”.

GUARDARE AVANTI - Cose già dette? Forse troppe volte. Per questo il leader di viale dell’Astronomia vorrebbe toccare anche i fatti, come il “taglio delle spese inutili e improduttive” che portano inesorabilmente, come nel 2005, verso la crescita zero. Così come fa la mancanza di concorrenza, elemento assolutamente negativo che sfocia in servizi cari e scarsa qualità, “a partire dalla scuola”. A complicare definitivamente le cose, poi, ci si mette anche “l’enorme peso fiscale” che grava sulle imprese, troppo pesante, secondo Montezemolo, per i pochi servizi messi a disposizione.

Uscendo dal Paese le nuvole sembrano diradarsi: negli ultimi tre anni 6.200 imprese italiane hanno sconfinato per seguire Confindustria in giro per il globo, mutando in positivo il segno “meno” della produttività e innovando a trecentosessanta gradi. “E’ finita una stagione di trattative: ora dobbiamo guardare avanti e non pensare al passato” ha spiegato fra gli applausi degli imprenditori abruzzesi. E dinanzi ai suoi occhi appaiono prima di tutto gli investimenti per la formazione, i rapporti fra le piccole imprese e le università e l’aggiornamento della seconda parte della Costituzione italiana: “Siamo nel 2008”, ha precisato.

IL CAMBIO DEL VERTICE - Un 2008 che lo vedrà, a breve, lasciare la presidenza di Confindustria per la fine del suo mandato. E se all’ormai scontata domanda del “trasferimento” in politica Montezemolo ha risposto con un sorridente “lei mi vuole male?”, non ha certamente negato di dedicarsi maggiormente al Cavallino di Maranello, il suo orgoglio. “La Ferrari - ha detto - oltre ai sette titoli in nove anni, si è guadagnata anche l’etichetta di Best place to work in Eu”.

Parlando di successori, è Emma Marcecaglia la papabile che probabilmente siederà al vertice di viale dell’Astronomia in sua vece. L’importante per Montezemolo è che non ci siano spaccature all’interno dell’associazione degli industriali: “Chiunque sia il mio successore, dobbiamo essere un buon esempio per questa Italia divisa su tutto”.

SICUREZZA SUL LAVORO - Solo a margine è stata trattata la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro, un argomento che certo non merita la coda di un discorso del capo di Confindustria, che tuttavia ha garantito che questo sarà “l’anno della sicurezza”, specificando come “ognuno debba fare la sua parte, senza demagogia”. Per andare incontro a questa inevitabile esigenza Montezemolo crede opportuno un vero e proprio lavoro “di gruppo”, per aumentare le responsabilità e rendere efficienti controlli, per tenere sotto i radar il numero delle morti (cifra che in Italia è comunque minore rispetto ad altri Paesi europei) e andare a vedere dove avvengono per certificarne le cause, che molto spesso sono dovute “a lavoro nero e appalti”.

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