Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

L' era del sovraccarico visivo

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Ogni giorno i nostri occhi sono sottoposti ad una quantità smisurata di impulsi visivi. Negli ultimi decenni un sovraccarico di input costringe l’apparato visivo ad un lavoro veloce e stressante. Il “guardare” è il centro dell’attività umana: neon lampeggianti, cartelloni luminosi, la televisione, il cinema, corpi goffi, libri, giornali, le esplosioni nei film americani, i volantini, i segnali stradali, gli scontrini, le bollette, i poster, le etichette, i binocoli, le fotografie, i medicinali, i monitor, volti, mani, corpi sinuosi, le espressioni facciali, le labbra, la folla, i cannocchiali, il semaforo, le stragi nei tg, quadri, statue, monumenti, microscopi, la pubblicità sui mezzi pubblici, i fuochi di artificio, i graffiti, il teatro, gli sms, msn e chi più ne ha più ne metta.

La propensione voyeuristica dell’occidente civilizzato è messa in evidenza anche dal linguaggio: frequenti sono le espressioni “occhio alla penna”, “occhio al prezzo”, “un occhio di riguardo”, “non avere gli occhi per piangere”, “buttare un occhio”, “anvedi”.

Da sempre artisti ed intellettuali sono sensibili alla tematica della vista: il dolore di Edipo che, una volta appresa la verità, si acceca per punirsi; le cavità orbitali vuote di molti ritratti di Modigliani, il quale per ritrarre gli occhi di un soggetto doveva afferrarne l’anima; la cecità fisica di Omero; gli “occhi ridenti e fuggitivi” di Silvia che molti critici letterari hanno ipotizzato essere malati; la malattia agli occhi che colpì Nietzsche e che ne cambiò il carattere; i problemi di vista di Leopardi che lo portarono a meditare il suicidio; e poi ancora Gabriele D’Annunzio che rinunciò alla carriera militare, San Francesco d’Assisi che andava a curarsi a Rieti, fino ad arrivare a Totò che nel 1956 fu costretto ad interrompere la Rivista teatrale perché quasi cieco. Grandi personalità con problemi di vista gravi che, in molti casi ne influenzarono il pensiero e ne compromisero il lavoro o forse proprio il lavoro ed un’estrema sensibilità ne compromisero la vista. Il collegamento tra lo stato d’animo e la vista è diretto, affascinante ed è ancora un mistero per gli oculisti. Affascinanti sono le tecniche di Palming (coprire gli occhi con il palmo delle mani), del Sunning, del Blinking (battere rapidamente le palpebre) e tutti gli altri esercizi del metodo di Bates. Secondo Bates, i difetti della vista sono spesso causati da uno squilibrio tra corpo e mente. Gli occhi, per l’oculista di New York, non sono organi isolati ma componenti importanti di un organismo complesso; qualunque squilibrio dell'ambiente, del corpo o della mente può quindi danneggiare l'occhio. Lo stress, la tensione e lo sforzo in particolare sono ritenuti, secondo questo metodo, la causa principale dei difetti della vista.

Nell’era dell’ipervisione, dei trattamenti laser e chirurgici, delle lenti a contatto colorate, delle miopie, ipermetropie, cheratoconi, astigmatismi, voyeurismi, della chirurgia refrattiva intraoculare, degli occhiali/maschere da sole, forse è importante sottolineare che la vista non è solo un problema di diottrie. Forse la ghiandola pineale, il terzo occhio che non si sarebbe mai sviluppato, è collegato con l’anima e molte volte le malattie degli occhi sono le malattie dell’anima.

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