Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Le Rafles di Parigi

La polizia ferma un sans-papier

Rafles: letteralmente razzie, arresti di massa di una specifica parte della popolazione, fatti all’improvviso e organizzati dalla polizia, basati sull’effetto sorpresa affinché le persone obiettivo dell’arresto non abbiano il tempo di organizzarsi e scappare.

Sono state chiamate in questo modo in Francia ad esempio gli arresti fatti dalla polizia francese insieme a quella tedesca durante la seconda guerra mondiale ai danni degli Ebrei in vista della deportazione, la più celebre delle quali fu quella della Vel’ d’Hiv nel 1942.

Oggi questo stesso termine viene utilizzato per definire le operazioni della polizia per gli arresti dei sans-papiers a causa della tecnica spettacolare utilizzata. Essa consiste in chiudere tutte le uscite delle strade di un quartiere o di una stazione metro con un grande utilizzo di poliziotti, e prelevare tutti per un controllo d’identità.

Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna essere a conoscenza delle politiche d’espulsione attuate in Francia negli ultimi anni. Dal 1970 la lotta all’immigrazione irregolare diventa un obiettivo dichiarato di un po’ tutte le politiche dei paesi industrializzati, ma nel 2003 in Francia diventa una cifra da raggiungere annualmente con una precisa quota prefissata.

L’iniziativa è stata introdotta per la prima volta il 22 ottobre del 2003 da Nikolas Sarkozy allora ministro degli interni. Pochi mesi dopo viene approvata dal parlamento una nuova legge relativa all’immigrazione e ai permessi di soggiorno che dà alle amministrazioni i mezzi per raggiungere i nuovi obiettivi: aumento del periodo massimo di detenzione, fissazione sistematica di una quota di permessi di soggiorno e garanzia di un ‘”integrazione repubblicana” per ottenerli.

I nuovi metodi, promossi non solo da Sarkozy ma ribaditi come principali da questo in campagna elettorale, danno ai prefetti grandi poteri e i risultati si vedono. Obiettivo fissato nel 2004, 15.000 espulsioni, circa 20.000 nel 2005, 24.000 nel 2006, 28.000 nel 2007.

Le Rafles sono un altro effetto della politica di queste quote annuali. La polizia addetta alle espulsioni non può da sola assicurare un tale numero di Sans-Papiers ed è quindi la polizia locale ordinaria che viene sollecitata ad intervenire. Questo fa in modo che possano essere svolte delle vaste operazioni di controllo delle identità per la via pubblica.

La citata circolare di Sarkozy del 22 ottobre del 2003 chiedeva al fine di fermare più persone possibili, di sfruttare al massimo tutte le opportunità che l’articolo 78-2 del codice penale consente per verificare l’identità delle persone in un luogo e per un periodo di tempo deciso da un magistrato. Di fatto col passar del tempo queste operazioni hanno preso sempre di più la forma di vere e proprie “razzie” nel corso delle quali i controlli vengono effettuati solo verso quelle persone sospettate di essere “irregolari”. La polizia praticamente non trova dei sans-papiers casualmente nei propri controlli, la polizia va a caccia di sans-papiers.

Le Rafles si moltiplicano a partire dall’estate del 2006 nei quartieri a Nord e ad Est di Parigi, come Belleville, Barbes, Chateau de eau, Gare du Nord. Secondo dei poliziotti che hanno rilasciato delle dichiarazioni anonime a dei giornali e non proprio d’accordo con queste pratiche, le Raffles vengono svolte per assicurare, a secondo della loro riuscita, delle promozioni ai loro superiori. Sotto i dieci fermati la Raffle può considerarsi un insuccesso. Per avere dei buoni risultati bisogna che ci siano almeno dieci poliziotti in un punto strategico per due ore in media.

Cominciate con il ritmo di due a settimana le Raffles hanno preso una cadenza quasi quotidiana come testimoniano le varie reti di sorveglianza messe in piedi dai collettivi militanti di Parigi favorevoli ai sans-papiers. Non è un caso infatti imbattersi in siti internet come indymedia Parigi, in messaggi che riportano semplicemente “ore 19:00 Raffle in corso nei corridoi della metro RER alla fermata Nation”.

Un numero sempre maggiori di poliziotti ordinari con la collaborazione attiva di controllori ferroviari vengono usati per la caccia al sans-papiers e per mantener calma la situazione viste la sempre più numerose proteste della popolazione, motivo per cui le ultime razzie vengono svolte sempre più di notte come per esempio a Gare de l’Est dove migliaia di sans-papiers la mattina sbarcano dalle banlieue per andare a lavorare. Ultima quella di Lunedì 21 alle 7 di mattina, ma la caccia è sempre aperta.

Ovviamente una tale politica di espulsioni di massa oltre che non rispettare i più basilari diritti dell’uomo assicurati dalla costituzione, lascia molti dubbi anche per gli alti costi che ha per la collettività. E’ lo stesso ministro Domenique de Villepin a dichiarare che la cifra utilizzata a tale proposito nell’anno 2005 si aggira sui 67 milioni di euro. Questo fa capire come la battaglia per raccompagnare i “non aventi diritto” alle frontiere sia la politica centrale degli ultimi anni in Francia.

Chiaramente per raggiungere gli obiettivi prefissati c’è bisogno di tutta una serie di persone che lavorino lungo il processo dell’espulsione e a volte a far fare a delle persone lavori che non sono i propri. Si stima comunque che al giorno d’oggi ci siano circa 15000 persone che lavorino a questo a tempo pieno. Tutto ciò per fornire delle cifre che sembra abbiano come importanza primaria un valore comunicativo dato che come Sarkozy dichiara “ è importante prima di tutto avere una credibilità in quanto alla lotta all’immigrazione irregolare”

Una volta interrogati i sans-papiers finiscono nei CRA (centri di detenzione amministrativa) i nostri CPT , istituiti dal 1984 costituiscono come in Italia un pezzo centrale del dispositivo delle espulsioni. Ovviamente il loro numero e la loro capienza sono saliti parallelamente agli obiettivi, così sono poco più di un migliaio attualmente i posti disponibili in generale. I poliziotti che lavorano all’interno di queste strutture sono circa 890.

Di fronte a costi altissimi si sceglie di cacciare i circa 400.000 sans-papiers presenti in Francia facendo leggi ad hoc che negano loro la possibilità di regolarizzarsi, con una politica che non tiene conto delle situazioni di minaccia che troveranno in patria gli stranieri espulsi, delle famiglie separate e dei bambini separati da uno dei due genitori, oltre che della stigmatizzazione generale che produce verso gli stranieri in generale in Francia.

Le rafles sono la punta dell’iceberg di tutto questo, rendono il conflitto e la deportazione esistenti ad un livello di spettacolare visibilità per le strade della città. Sono sempre di più le persone che si uniscono per tentare di fermare queste brutali operazioni frutto della politica di Sarkozy. Il prossimo 2 febbraio a Parigi è stata organizzata l’ennesima manifestazione contro le raffles e le espulsioni.

Alessandro Tettamanti