Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

E' guerra ai pianisti deputati

Chiara D'Onofrio

E' guerra ai pianisti. Per fortuna non si tratta dei virtuosi della musica, ma di coloro che usano l'agilità delle mani per votare al posto dei colleghi assenti. Parlamentari, appunto, ovvero i rappresentanti dei cittadini.

Dal nove marzo non sarà più possibile votare anche per altri deputati, magari per quello di vicino di poltrona, con gesti a volte di rara destrezza. Gianfranco Fini, presidente della Camera, fa sul serio. Gli onorevoli dovranno lasciare le loro impronte digitali e potranno votare in aula solo se il polpastrello viene riconosciuto dalla pulsantiera. Entro il 31 gennaio verranno istallati dei terminali per ogni postazione. Dal 16 febbraio al sei marzo verranno rilasciate delle nuove tessere e verranno registrate le "minuzie". Questo è stato il termine tecnico scelto dagli uffici della Camera per indicare le impronte digitali. Un espediente, per i più maliziosi, per non accomunare la disposizione per gli onorevoli parlamentari con la contestatissima proposta legislativa che prevedeva la raccolta delle impronte per i rom.

A parte i mal pensanti, dal due al sette marzo si procederà al test di collaudo del nuovo sistema di voto. Se tutto andrà liscio, dal nove marzo i deputati voteranno con le impronte digitali. Anzitutto il deputato dovrà inserire la tessera nel terminale di voto. Quando il display segnalerà che il terminale e' attivo si potrà' procedere nell'operazione di voto. A questo punto, su formale disposizione da parte del presidente di turno, saranno aperte le votazioni. Ed ecco il momento tanto atteso: il deputato dovrà porre il dito sul lettore dell'impronta per il riconoscimento elettronico dell'identità. Il display segnalerà se il riconoscimento e' avvenuto con esito positivo. In tal caso il voto sarà validato. Ma attenzione, se il deputato schiaccerà alti pulsanti per il voto non suo lampeggerà una luce rossa per scovare l'imperterrito pianista.

Non è tutto però. Perchè questa sarà la procedura principale di voto che, tuttavia, non escluderà la possibilità di ricorrere al voto tradizionale con la tessera. "Diritto di privacy" invocano alcuni. E come non tener conto di un sacrosanto diritto nel luogo in cui si fanno le leggi? E così casi isolati di voto tradizionale verranno tollerati.

Ma Fini ha già annunciato che se saranno in tanti a utilizzarlo, renderà unico e obbligatorio il voto con le impronte digitali. Forse perché è anche vero che gli elettori hanno il sacrosanto diritto di sapere chi vota cosa nel palazzo dove si fanno le leggi. Insomma diritti a parte, una domanda viene spontanea. Ma in un momento di crisi, di proclami di taglio alla spesa, di annunci di guerra ai fannulloni nelle strutture pubbliche, di inviti a sacrifici, era proprio necessario spendere soldi per "costringere" i parlamentari italiani a fare il loro lavoro in maniera corretta? Bè, a ben pensare sì. E tornano alla memoria i parlamentari fotografati mentre votano al posto di una poltrona vuota, le riprese televisive di onorevoli alle prese col pulsante del collega...Gli sfottò divertenti di Striscia la notizia. Divertenti sì, ma non troppo.

Pianisti in azione. Guarda il video.