Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

GELA, IL PETROLCHIMICO CHE UCCIDE

Stefano Buda

Luoghi di lavoro ogni giorno più insanguinati. Un operaio di 32 anni é morto ieri sera in un incidente nello stabilimento petrolchimico di Gela. La vittima lavorava per conto della "Ecorigen", un'azienda dell'indotto locale. Il giovane sarebbe stato investito da una fiammata sprigionatasi da un forno. A nulla sono serviti i soccorsi giunti immediatamente sul posto. Sempre ieri, nel pomeriggio, altri due operai sono morti a Caltanissetta, travolti da una frana causata dal maltempo e dalle vibrazioni dei mezzi meccanici da loro stessi manovrati.

POLEMICHE - Il petrolchimico di Gela era già al centro di polemiche. Si sospetta una stretta correlazione tra le emissioni nocive provenienti dallo stabilimento e le malattie tumorali che hanno colpito numerosi abitanti della zona. Tra il 2002 e il 2004, infatti, sarebbero stati accertati 1142 casi di cancro. Una media quattro volte maggiore di qualsiasi altro sito del Paese. Inoltre è in corso un'inchiesta della magistratura sulle nascite di bambini con malformazioni. Un fenomeno che riguarderebbe 520 bambini su 13.060 nati vivi, con un'incidenza del 4%. In passato la magistratura aveva messo i sigilli ai cancelli dello stabilimento, riaperti dopo le proteste dei sindacati e dei lavoratori.

SICUREZZA - La sicurezza nei centri di raffinazione del petrolio e la loro pericolosità per l'uomo e per l'ambiente, sono questioni che pongono seri interrogativi sulle politiche industriali del nostro Paese. C'è da chiedersi se la generazione del profitto sia un interesse primario rispetto alla vita e alla salute di migliaia di persone. Intanto l'Eni e il governo Berlusconi hanno già annunciato un rilancio della politica di estrazione degli idrocarburi, che moltiplicherebbe attività pericolose e mai del tutto sicure, come lo stoccaggio, la lavorazione e la raffinazione del petrolio.