Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Guidonia. Il branco ci aveva già provato

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Marianna Gianforte

Una questione di bagagliaio. Il branco dei violentatori romeni di Guidonia, manovali, benzinai e operai di giorno, rapinatori di notte, avevano già provato a violentare un'altra persona, aggredendo una coppia di giovani, che si era appostata in via della Selciatella nella loro Ford Ka.

Il bagagliaio era troppo piccolo per "contenere" senza problemi il ragazzo, alto e robusto. Così, dopo averli derubati, "sempre con una pinza e un'ascia", li hanno lasciati andare, in paziente attesa di prede più abbordabili. Questo è stato il discrimine. L'una valeva l'altra, l'importante era "divertirsi" dopo la notte brava a rapinare e ubriacarsi.

Così ha confessato Mirel Huma, 20 anni, il più giovane dei quattro stupratori romeni - e non cinque, perché uno di loro ha abusato della ragazza due volte - che nella notte tra il 23 e il 24 gennaio avevano deciso di concludere così la giornata. "Eravamo ubriachi - ha detto - e avevamo deciso che ci saremmo divertiti". "Mezz'ora prima volevamo stuprarne un'altra", ha raccontato ai carabinieri, per poi subito aggiungere che lui no, non voleva farlo: "Io gliel'avevo detto che era una follia, avevo detto di non farlo. Nessuno mi ha dato retta". E allora si è conformato alle decisioni del branco.

"Quelli (la prima coppia ndr) se ne sono andati e noi siamo rimasti nascosti tra le siepi, perché sapevamo che in quella zona sarebbero arrivate presto altre prede. Infatti, è arrivata l'Opel Corsa e alla guida c'era proprio la ragazza che abbiamo violentato".

Il racconto di Mirel fa luce sui dettagli dell'aggressione con lucidità e freddezza. "Abbiamo atteso che spegnessero le luci e si sistemassero sul sedile posteriore. Abbiamo rotto un finestrino e fatto scendere lui. Lo abbiamo chiuso nel bagagliaio e poi ci siamo spostati con l'auto 200 metri più avanti, in una discarica dove sapevamo che non sarebbe mai venuto nessuno. Un posto isolato. La ragazza era sul sedile posteriore. Noi siamo scesi e poi a turno, uno per volta, ognuno di noi è entrato e l'ha violentata". Lui, all'inizio ha "esitato", ma poi "ho fatto come gli altri. Anzi, uno l'ha violentata due volte". Uno dei suoi compari, l'unico a volto scoperto, a un certo punto ha gridato in romanesco alla ragazza ventunenne, terrorizzata: "Stai ferma o t'ammazzo, mortacci tua". Quindi "le abbiamo strappato la catenina e siamo andati via a piedi con i loro telefonini e le scarpe di lui. Per giorni siamo rimasti nascosti in una casa di Castel Madama, aspettando che il romeno padrone della Bmw ci venisse a prendere per portarci via".

Un piano che si è spezzato contro la macchina inquisitiva del Nucleo investigativo di Roma, coordinato dal maggiore Lorenzo Sabatino e dei suoi 250 uomini. Un piccolo esercito di professionisti rimasti appostati, lunedì scorso, in tutti i caselli autostradali e in ogni stazione di servizio da Roma a Bologna, in attesa che arrivasse la Bmw con targa romena con a bordo i fuggiaschi.

Catturati, i quattro stupratori (Mirel Huma, Marcel Cristinel Coada, i fratelli Lucian e Ciprian Trinca, tutti tra i 20 e i 23 anni) e i due fiancheggiatori (Mugurel Goia, 22 anni e Ionut Anton Barbu, 30) sono finiti in carcere; tra oggi e domani il gip di Tivoli si pronuncerà sulla richiesta di convalida dei fermi.

"Questi criminali devono scontare la pena nel loro Paese e la Romania deve dirsi d'accordo. Si tratterebbe di vera solidarietà europea", ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ieri sera ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo romeno, Cristian Diaconescu, che si è detto "costernato". Il governo sta lavorando per concedere, intanto, il patrocinio gratuito per le vittime delle violenze sessuali: "Le risorse necessarie - ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano - verranno dai risparmi derivati dall'eliminazione del patrocinio gratuito per i boss di mafia condannati".