Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Musica italiana, Gabriella Carlucci vuole la quota

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Chiara D'Onofrio

Finito il Festival di Sanremo. Si continua a parlare di musica. Solo Italiana. O meglio quasi. Così come piacerebbe a Gabriella Carlucci, deputata del Pdl che vorrebbe rendere obbligatorio per le emittenti radiofoniche, sia nazionali che private, trasmettere, nella programmazione giornaliera, almeno il 40% di musica italiana, prestando, però, particolare attenzione agli artisti emergenti. Così si legge infatti nella sua proposta legislativa per il rilancio della musica italiana.

Non si tratta, a dire il vero di una novità. La discussione su una quota di musica nazional popolare è vecchia di anni. Da quando nel 1996 veniva adottata in Francia il cosiddetto emendamento Pelchat, che impone alle radio d' oltralpe di trasmettere ogni giorno il 40% di musica in lingua francese. Una soluzione ipernazionalista, che non funzionerebbe mai in Italia, si diceva allora.

Ma a parte i richiami al patriottismo, le buone intenzioni che muovono la deputata del Pdl si possono riassumere in un numero: 35% . Tanto è lo spazio dedicato nella programmazione, su base giornaliera, di tutte le radio alla musica italiana. Troppo poca per la deputata del Pdl, per un prodotto che ha "dato lustro alla patria ed ha contribuito ad esportare la musica italiana in tutto il mondo". Imperativo: rilanciarla. Detto fatto. Ed ecco pronta la proposta della deputata che di spettacolo se ne intende.

Per Luca Primoli, responsabile della programmazione musicale dell'emittente radiofonica Studio 5, questa proposta, però, non tiene conto del concetti di format radiofonico e fa correre il rischio di omologazione fra le diverse emittenti. " Il problema della diffusione della musica italiana", secondo Primoli, "non si risolve nell'imporre delle percentuali ma si dovrebbe avere il coraggio di investire in cultura musicale". "E poi", ha aggiunto Primoli, "la verità è che si deve puntare sulla qualità e l'Italia non è che può vantare così tanti autori di alto livello". Tra l'altro, ha aggiunto, su 10 dischi messi ogni ora 4 o 5 sono italiani. Anche senza imposizione, a seconda dei format radiofonici, naturalmente.

Anche Filippo Nanni, caporedattore del tg3, giornalista radiofonico del Giornale Radio Rai, vede il provvedimento della Carlucci un tentativo di autarchia e censura che non fa affatto bene alla musica italiana. "Bisognerebbe dare strumenti e possibilità ai giovani emergenti, a chi comincia a fare band musicali. Così si potrebbe fare una musica migliore", ha detto Nanni, " E' piuttosto riduttivo un provvedimento volto proteggere la musica italiana, senza tener conto che siamo Europa e viviamo in un mondo globalizzato". Una fenomeno che non può essere arginato con legge. E anche nel paese d'oltralpe, la Francia, portata a esempio da Carlucci, Le Figaro scrive a proposito della classifica annuale delle canzoni più diffuse: si canta soprattutto in inglese alla radio, e ciò malgrado la legge sulle quote di espressione francese che impongono di diffondere il 40% degli artisti rock francofoni.

Verrebbe da dire la musica è musica. Non ha confini. E tra l'altro una riflessione nasce spontanea: le quote aiutano davvero quei talenti nazionali che in radio non riescono neppure ad arrivare?

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