Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Oscar: "The Millionaire" sbanca con 8 statuette

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Alessandra Farias

Bollywood sbanca Hollywood. La notte degli Oscar parla indiano con le otto statuette conquistate dal film "The Millionaire" del geniale Danny Boyle, tra cui i due più importanti: miglior film e miglior regia. Resta l'amaro in bocca a David Fincher, regista del favoritissimo "Lo strano caso di Benjamin Button", interpretato da Brad Pitt, arrivato con 13 nomination e tornato a casa solo con tre: scenografia, trucco e effetti speciali. Ad onor del vero bisogna dire che il film di Boyle è in realtà una pellicola inglese che narra la vita di un giovane indiano nato negli slums, che cerca il riscatto sociale, il successo e il coronamento del sogno d'amore partecipando alla versione asiatica di "Chi vuol esser milionario".Il successo della pellicola non va di certo al romanzo di Vikas Swarup in "Question and answer", ma alla capacità di Boyle di trasfigurare cinematograficamente la realizzazione di un sogno che è in realtà un film duro e di denuncia. Danny Boyle è da sempre un registra controtendenza, uno che agli schemi ci crede poco. Lo dimostrano film come il poco politivaly correct Trainspotting o il delizioso e grottesco "Piccoli omicidi tra amici". A valere l'Oscar, nel caso di "The Millionaire" è la prima ora del film, dove la difficile realtà indiana, fatta di contraddizioni viene rappresentata con crudo realismo e che, nella seconda parte, sebbene con più cliché e idee già viste, continua, attraverso i flashback del giovane protagonista, a denunciare la difficile situazione indiana spaccata dalla povertà terzomondista e l'invasione della modernità più mediocre dell'Occidente: la versione indiana di "Chi vuol esser milionario" è infatti il programma più seguito nel Paese. La televisione dunque come un riscatto sociale che tale non è, come dimostra il finale del film. Certo è che la vittoria di "The Millionaire" è la dimostrazione che il buon cinema non è fatto dai grandi numeri: costato 15 milioni di dollari ne ha incassati 150 mila. E la salita sul palco, nel tempio delle star, dei bambini di Mumbai presenti nel film, è stata sicuramente una ventata di freschezza e autenticità. Una notte sorprendente anche per le altre vittorie che ha visto sì il trionfo preannunciato di Kate Winslet come attrice protagonista di "The Reader", ma ha visto il ribaltone del pronostico nella sezione maschile. Mickey Rourke, favoritissimo per l'interpretazione di "The Wrestler, già Leone d'Oro a Venezia, è infatti finito "al tappeto" con un gancio inaspettato di Sean Penn. L'attore, protagonista di "The Milk", primo politico americano dichiaratamente gay ucciso nel 1978, si è così aggiudicato il secondo Oscar dopo quello del cupo e bellissimo "Mystic River" di Clint Eastwood. Commozione per il premio postumo consegnato alla famiglia di Heath Ledger, scomparso tragicamente un anno fa. Un nuovo Jeams Dean che tanto avrebbe potuto dare al cinema mondiale, come dimostra la sua interpretazione, valsagli la vittoria, di Joker ne "Il cavaliere oscuro" che non ha fatto rimpiangere il primo "cattivo" di Gotham City che aveva le sembianze del grande Jack Nicholson. Arriva anche per Penelope Cruz l'atteso premio Oscar, amata da Hollywood ma mai premiata. E' lei la migliore attrice non protagonista per il film "Vicky, Cristina, Barcelona" di Woody Allen. Nessuna novità né per il miglior film d'animazione né per il miglior film straniero che hanno visto la vittoria, rispettivamente, di "Wall-E" della Disney e del giapponese "Departures". Il premio umanitario Jean Hersholt (Jean Hersholt Humanitarian Award), una particolare categoria di Oscar assegnata periodicamente ad un personaggio che si è distinto nel mondo del sociale è andato a Jerry Lewis: «Per tutta la mia vita ho pensato che fare qualcosa di buono non fosse certo il mezzo per ricevere un premio - ha detto l'attore -. Questo riconoscimento comunque mi tocca il cuore e ringrazio tutta l'Academy». Si chiude il sipario anche quest'anno sul premio cinematografico più importante del mondo, se non sempre per qualità, certamente per quanto riguarda la diffusione dei prodotti cinematografici. L'augurio è che nel 2010 anche l'Italia riesca a riapprodarci e farci magari vivere di nuovo il sogno della magica notte di Roberto Benigni.