Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

'Un certo Signor G.' con Neri Marcorè a Teramo

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Silvia Celommi

L'uomo moderno, sempre in bilico tra utopia, impotenza, sogno e paura. E' il centro di "Un certo signor G.", la piece teatrale scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, portata in scena da Neri Marcorè al teatro comunale di Teramo.A più di 35 anni di distanza "Il signor G" continua a riflettere una condizione umana afflitta da mali a quanto pare incurabili, di fronte ai quali il senso della vita sembra smarrito e il pericolo dell'imbecillità e del qualunquismo è sempre in agguato. La forma del "teatro-canzone", con lo stesso Marcorè alla chitarra, Vicky Schaetzinger e Silvia Cocchi al pianoforte, si avvale di monologhi a volte surreali, a volte comici, ma sempre densi di significato. Temi come le istanze civili, la morale, il rapporto uomo/donna, il razzismo, il patriottismo, passano attraverso le immagini e le rappresentazioni che, sapientemente, Neri Marcorè fa vivere sul palcoscenico, arrivando dritte allo stomaco del pubblico, riuscendo a coinvolgere, a volte ad infastidire, ma sempre a colpire.Anche l'informazione è guardata con spirito critico, il riferimento alla completa mancanza di etica e libertà dei giornalisti è portato con affondi taglienti, l'interesse per le vendite alla base dell' informazione, fa sì che anche le guerre e il dolore delle persone diventino una fonte di guadagno e di speculazione.Il risultato è uno spettacolo privo di compiacenza, che non chiede il plauso ad ogni costo, ma scatena riflessioni e tiene viva la coscienza delle cose.Uno spettacolo, soprattutto, che alla fine fa cantare al pubblico: "...libertà è partecipazione".