Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Civitaquana, a 253 km da Nettuno

Pier Paolo Di Nenno

CIVITAQUANA (Pe) - Strano paese l'Italia. Se a Nettuno capita che brucino un clochard, qui a Civitaquana, in provincia di Pescara, a Raffaele detto 'la papera', barbone pure lui, hanno dato una casa con acqua, luce e gas, un pasto al giorno e pure la colazione al bar.Questo è un piccolo paese accoccolato tra la Majella e il Gran Sasso, profondo entroterra abruzzese. Ci arriva solo qualche autobus dell'Arpa a collegarlo con il resto del mondo. E a salirci in macchina, sembrano molti di più i 35 km che la dividono da Pescara, complici le strade tortuose e le pochissime indicazioni. È un paese di montagna come tanti altri, con una via principale, tre bar. La stazione non c'è. E quella di Nettuno è a 253 km. È lì che 3 ragazzi, poco meno di un mese fa hanno dato fuoco con la benzina a Navtej Singh Sidhu, un indiano senza fissa dimora. Lo hanno fatto per gioco.

Il municipio è in un antico e malandato palazzo, che si dice sia appartenuto a un conte, di professione latifondista. Al primo piano c'è l' ufficio di Enzo Trabucco, sindaco di Civitaquana dal 1999 senza interruzioni. A giugno scade il suo secondo e ultimo mandato."Lista civica, qui non è importante di che parte politica sei. Comunque, mi sento più vicino all'area del centrodestra". È grazie a lui che oggi Raffaele, detto la Papera per il suo modo ancheggiato di camminare, ha una casa vera, con il caminetto e il bagno. "Raffaele ha sempre girovagato tra qui e i paesi vicini, dormendo dove capitava, in campagna". A 574 metri sul livello del mare campagna significa vallata, freddo, neve, fango. Qualche volta si rifugiava nella baracca paterna a 3 km fuori dal paese: lamiere su travi di legno per tetto, pareti di pietre tenute insieme dalla sabbia impastata con la ghiaia, pavimento di terra battuta, ovviamente nessun bagno, in una vallata che degrada magnificamente verso la Majella. Un posto che avrebbe anche la sua magia, se non ci fosse questo tugurio e se Luigi non confermasse che Raffaele qui dentro ci ha veramente dormito. Luigi Trancanella è il tutore di Raffaele, ma sembra più un suo fratello maggiore. È di Civitaquana anche lui.

"Guarda, là c'è il suo materasso", dice indicando una branda tra pareti annerite dal fumo e un ammasso di stracci, ferraglia e cartoni. "Il sindaco mi ha chiesto di segnalarmi al tribunale per la nomina, non potevo dire di no. Con il tutore si possono fare tutte quelle cose che Raffaele non potrebbe fare, non avendo niente. Ad esempio, gli allacci della luce e del gas. Oppure le carte per la pensione. Stiamo avviando le pratiche per fargli ottenere almeno quella sociale minima". Raffaele qualche volta ha lavorato come bracciante agricolo in cambio di un piatto di minestra. Pur volendo non potrebbe più lavorare, per via del diabete. La mamma è scomparsa tempo fa. "Era il suo punto di riferimento - spiega Luigi - tornava qualche volta da lei". Ma qualche parente gli è rimasto ancora. Ha due sorelle, una con cui non ha rapporti, abita qui. Un'altra è in Francia. È pure sposato, Raffaele, con una figlia nata dal matrimonio. Della moglie però nessuna notizia. La figlia invece lavora a Bologna, fa la poliziotta. Del padre, che l'ha abbandonata piccolissima, non ne vuole sapere niente.

Raffaele compirà 60 anni a maggio e via Roma 27 è il primo domicilio della sua vita. La via centrale di Civitaquana per la sua prima casa. "Non poteva continuare a vivere in quel modo. Qui l'inverno è rigido e il suo diabete spesso lo manda all'ospedale. Dobbiamo tenerlo sotto controllo, non è abituato ad avere una casa. Non disturba nessuno, è benvoluto in paese". Enzo Trabucco sorride mentre parla della storia di Raffaele. Per lui non è un vanto, semmai un dovere. "Diamo da mangiare a cani e gatti, figurarsi a una persona", dice genuino come solo le persone libere sanno essere. Eccola la casa di Raffaele, povera ma dignitosa. Una camera da letto, un ingresso con il caminetto e il bagno con la caldaia e i sanitari tutti nuovi. Le bollette di luce e gas per ora le paga il comune, così come il pasto quotidiano che arriva puntuale dalla vicina mensa scolastica alle 13 di ogni giorno, dal lunedì al venerdì. Sabato e domenica il pranzo lo prepara Franca, la titolare del bar a 10 metri da casa, quella della colazione speciale. "Lei sa quanto e come deve mangiare Raffaele, che spesso va in coma diabetico. Latte senza zucchero e cornetto. Questa è una situazione provvisoria, che durerà fino a che a Raffaele daranno la pensione minima", avverte Luigi.

Il conto intanto lo paga il comune: 5 euro per il pasto quotidiano, qualche euro per la colazione, bollette. "In totale, diciamo un 200-300 euro al mese", dice il sindaco. Poi ci sono le varie ed eventuali. "Quando l'hanno dovuto ricoverare qualche mese fa, il Comune ha pagato la casa di cura di Castiglione a Casauria per i venti giorni di ricovero". Le spese sono coperte dai fondi destinati al sociale. "In totale, tra quelli che ci arrivano dalla regione e dal governo, sono 30.000 euro l'anno. L'assistenza sociale la gestiamo tramite la comunità montana Vestina". A qualcosa servono allora le comunità montane. "Cerchiamo di amministrare bene, niente di più". Il sindaco deve andare, è atteso dalla giunta comunale. "Sono tre assessori, dovrebbero essere quattro", dice a mezza bocca. E il quarto? "Riusciamo a lavorare anche così, non serve. Perché sprecare soldi?".

Gente pratica quella di Civitaquana, un paese di 1400 abitanti che non si spopola. "Cerchiamo di creare le condizioni per restare: abbiamo costruito una piscina comunale all'aperto per l'estate, un galoppatoio, un bocciodromo e facciamo con la pro loco la Giornata Ecologica in primavera". Sarebbe? "Le donne più anziane insegnano a fare la pasta alla mugnaia, uova e farina, alle più giovani. Nel frattempo gli uomini lavorano in paese. Riverniciamo il parco giochi, le panchine, ripuliamo le strade. A sera si mangia la pasta fatta a mano dalle donne. Tutti insieme in piazza". Alla Giornata Ecologica, partecipano pure gli olandesi e gli inglesi di Civitaquana. "A sera sono stremati, ma contentissimi. Hanno comprato casa e sono venuti ad abitare qui, soprattutto in campagna". A conti fatti, con la Giornata Ecologica il comune ci guadagna. "Si, se dovessimo pagare i lavori che si fanno quel giorno a una ditta, non potremmo farli".

Quello che si può fare è dare 100 euro a Luigi per il primo guardaroba di Raffaele. "Per le prime necessità: mutande, magliette, calzini, asciugamani e cose di questo genere", spiega Luigi. Le lenzuola e le coperte le ha comprate il sindaco di tasca sua, dice sottovoce. "Qui ognuno fa il suo per Raffaele, secondo le sue possibilità". C'è anche chi va oltre, e lui è uno di questi, senza saperlo. Operaio comunale, una moglie con il 67% di invalidità - "ha un problema a un ginocchio, si spera che a breve troverà una sistemazione" - e due figli, Fiorenza e Silvio, entrambi studenti alle superiori a Pescara. Luigi guadagna 1300 euro al mese con gli assegni familiari e l'estate ospita a casa sua Dimitria, un ragazzo di Kiev. "E' ormai come un altro figlio. Viene qui da 13 anni, gli fa bene l'aria. E gli piace tantissimo il cibo di queste parti. Quando arriva è pelle e ossa, quando riparte dopo un mese e mezzo pesa 5 chili di più". Tra biglietti aerei e il resto fanno 1500 euro a estate, "ma mica è un problema, ci si arrangia". I soldi qui hanno un altro peso, un altro valore. Verrebbe da dire quello giusto. "La mia famiglia? Sono tutti d'accordo, a nessuno manca niente. Il giorno che sono andato a fare le pulizie prima che Raffaele entrasse nella sua nuova casa, è voluta venire anche mia figlia, Fiorenza. Si è organizzata con i compiti da fare e siamo andati".

Questo è il paese di Raffaele, detto 'la papera', di Enzo e Luigi. Sembra di essere in una macchina del tempo. Palermo e il suo clochard morto in strada per il freddo sono lontanissimi. Così Roma e Nettuno. Persino Pescara e la sua stazione. Non è una questione geografica. "Quando sono andato a comprare i vestiti a Raffaele, ho speso qualcosa di più dei 100 euro del Comune". Luigi racconta, senza enfasi. "Ai miei figli do una paghetta mensile di10 euro, per le loro cosette. Il giorno che sono andato a comprare i vestiti a Raffaele, mia figlia Fiorenza mi ha dato 10 euro, perché le avanzava qualcosa dal mese prima. Mi ha detto di comprarci qualcosa in più a Raffaele. E così alla fine ho speso 134 euro in tutto". Fiorenza ha 16 anni. La stessa età di uno dei ragazzi che ha dato fuoco a Navtej Singh Sidhu, il barbone di Nettuno.