Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

"No a legge bavaglio", intervista a Roberto Natale

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Chiara D'Onofrio

Il mondo dell'informazione contro il disegno di legge anti-intercettazioni, presentato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

"Vogliono imbavagliare l'informazione ponendo la questione del diritto alla riservatezza". Questa è l'accusa di editori e giornalisti, uniti in una battaglia per difendere non solo il diritto dovere dei cronisti, ma quello di un'intera collettività: il diritto ad essere informati.Il disegno di legge Alfano prevede addirittura il carcere da uno a tre anni per i giornalisti che pubblicano intercettazioni destinate alla distruzione. Grazie a un emendamento presentato dall'onorevole forzista Bergamini, ironia della sorte giornalista anche lei. E fa scendere il "silenzio" sui processi imponendo il divieto di pubblicare atti giudiziari vale a dire interrogatori, perizie, ordinanze di custodia fino al termine delle indagini preliminari.

"La sostanza del provvedimento", ha commentato a Facoltà di Notizia, Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa, "è la vera e propria cancellazione della cronaca giudiziaria che questo provvedimento comporterebbe se fosse trasformato in legge" .La pesanti restrizioni all'attività giornalistica, infatti, impedirebbero di fatto di informare l'opinione pubblica su vicende rilevanti. Natale ha portato alcuni esempi molto efficaci: "La vicenda del Crack Parmalat non sarebbe stata conosciuta dall'opinione pubblica italiana, e nemmeno quella della clinica Santa Rita di Milano. Due vicende di indubbia rilevanza pubblica in cui il silenzio avrebbe comportato danni di tipo economico per migliaia di risparmiatori e piccoli azionisti, nel secondo caso per la salute dei cittadini lombardi." Ma se il provvedimento fosse stato legge sarebbe calato il silenzio anche sugli atti relativi a vicende come i delitti di Cogne e di Garlasco e gli arresti per tangenti alla Regione Abruzzo."E' una battaglia di civiltà", ha detto Natale, "Faremo tutto il possibile per evitare che il bavaglio divenga legge. Se necessario anche dopo faremo obiezione di coscienza, faremo ricorso alle istanze dei tribunali internazionali. Non vogliamo limitarci a deprecare dopo. Stiamo facendo adesso tutto il necessario per convincere chi deve decidere delle buone ragioni non solo di noi giornalisti ma di un'intera comunità civile che chiede di continuare a sapere, a conoscere fatti che non sono pettegolezzi, ma notizie di interessi pubblici".

A chi accusa il giornalismo di aver abusato in alcune occasioni di intercettazioni per fini sensazionalistici Natale ha risposto che si può intervenire con altri strumenti rispetto al disegno di legge Alfano. "Gli errori che alcuni giornalisti hanno commesso nel riportare intercettazioni inutili vanno corretti rendendo più incisive, se necessario, le norme di autoregolamentazione delle quali la categorie già dispone", ha aggiunto Natale, "anche facendo approvare quell'ipotesi di udienza filtro, cioè l'introduzione di una udienza in cui le varie parti decidono sulle intercettazioni quali abbiano rilevanza pubblica per l'indagine e quali invece contengono elementi solo privati che non hanno dignità di notizia e non devono essere resi noti; questo per dire che i giornalisti per rendere più incisive le norme per proteggere il diritto alla riservatezza".