Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Il talk show televisivo secondo Giovanni Floris

Augusta Maranci

Giovanni Floris arriva in leggero ritardo all'appuntamento con gli studenti di scienze della comunicazione dell'Università di Teramo, si concede alle telecamere, poi entra tutto concitato in aula. Ha in spalla uno zainetto, forse lo stesso di quando era studente della Luiss, in mano un manualetto di tecniche televisive e tanta fretta, perché dice "c'è saltata la puntata di Ballarò e per martedì dobbiamo fare tutto da capo". Si siede in cattedra e chiede una penna in prestito che non userà per scrivere, ma per gesticolare durante l'eloquio. "Oggi parleremo di talk show televisivo", dice e tutti a testa bassa si accingono a prendere appunti. "Non è vero che non c'è libertà d'informazione. La retorica dell'editore che limita la libertà è pericolosa, perché rischia di diventare una giustificazione per il redattore che non sa fare bene il suo lavoro. Il singolo giornalista ha sempre la possibilità di fare uscire una notizia perché per un editore che si rifiuta di pubblicarvi, ce n'è uno pronto a darvi la prima pagina. L'importante è trovare un editore con cui lavorate bene". L'esordio del discorso regala speranza ai giovani aspiranti giornalisti presenti.

Oggi Floris non è il conduttore più seguito del martedì sera, ma un insegnate come tanti. Niente camminate avanti e indietro per l'aula, niente ospiti e cartelli da mostrare, ma solo nozioni da divulgare, schemi alla lavagna e un po' di noia da lezione accademica che comincia a svanire nella seconda parte dell'incontro, quando Floris si apre il dibattito con gli studenti. Ma stavolta il conduttore perde il controllo del pubblico. Convinto di dover vestire l'abito del professore, non si è accorto che ad ascoltarlo non sono arrivati solo studenti, ma anche curiosi, casalinghe ben informate, colleghi di provincia e addirittura una rappresentanza di studenti di Tutela del benessere animale, pronta a rimproverarlo per un episodio accaduto durante una puntata di Ballarò in cui Rotondi dichiarò: "è assurdo, in tempi di crisi, spendere 50mila euro per finanziare un corso di laurea che insegna a pettinare gli asini".

Floris ha appena spiegato che cos'è l'audience, come si impagina una trasmissione tipo la sua, come bisogna rapportarsi con l'editore, ma la gente che l'ha ascoltato fin'ora vuol sentirlo parlare di altro. Chiusa la parentesi animalista, cominciano le domande su Santoro, ma Floris non vuole entrare nel merito (anche se è evidente il tono polemico mentre parla di Anno Zero!). Si lamentano della qualità dei programmi televisivi, ma lui non condivide: "Guardo i reality - dice - e ho votato pure per il vincitore dell'Isola dei Famosi". Gli chiedono un'opinione sulla proposta di Baricco di spostare i finanziamenti pubblici dal teatro alla tv e lui propone di investire solo in opere pubbliche. Poi s'arriva inevitabilmente al caso Mentana. Floris argomenta: "Il problema non è che Mentana sia stato licenziato - dice - può succedere a tutti di non trovarsi in accordo con l'editore, ma che avrà difficoltà a trovare un altro lavoro in tv. In Italia gli editori sono due: uno politico e uno privato, ma il privato fa il politico, quindi in sostanza l'editore è unico, per questo Santoro e Biagi non riuscirono a trovare un'alternativa alla Rai". A questo punto il pubblico cade in confusione. Ma come Floris, solo mezz'ora fa ci avevi assicurato che c'è libertà per i giornalisti? C'hai detto che "per essere liberi di fare informazione, basta trovare l'editore giusto", un'impresa impossibile visto che con editore unico c'è poco da cercare.