Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Arriva in Italia la banca a misura di povero

grameen.jpg
Alessandra Farias

Le banche chiudono, i Pil crollano, i politici tremano e le persone temono. Solo un "pazzo" potrebbe pensare di risollevare una situazione così. E quel "pazzo" esiste ed è Mohammad Yunus creatore, nel 1977 del microcredito e vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2006.

Trentadue anni dopo quel "pazzo" che parlava di microcredito ai poveri, di un'economia di "villaggio" (da cui il nome della Grameen Bank) approda in Italia e tra i partner di Yunus ci sono l'Università di Bologna e l'Unicredit, una delle banche che più di tutte sta subendo la crisi economica che sta schiacciando le borse mondiali. Arriva in Italia un'idea di banca che non chiede garanzie su garanzie per poter ottenere un prestito, ma che si fonda su un concetto così semplice da essere finito nel dimenticatoio: la fiducia. La Grameen Italia, già una realtà negli Usa, potrebbe iniziare la sua attività già quest'anno. Ma in cosa consiste il microcredito e in che modo questo "pazzo", da una piccola cittadina del Bangladesh, è riuscito a portare avanti un'idea economica che, allo stato attuale delle cose, sembra essere più solida di quella adottata dai Paesi più potenti del mondo?

Mohammed Yunus si laurea in Economia nel 1960 all'università di Chittagong, nel Bengala. Yunus conosce la realtà occidentale, dove studia e insegna e dall'osservazione nasce la sua intuizione. Yunus non considera il Terzo mondo arretrato, ma come un parte di mondo dove le risorse ci sono, ma non si è in grado di sfruttarle. Il prestito bancario è la soluzione, ma un prestito che non chieda solvibilità ai poveri e che stimoli le attività imprenditoriali, reinvesta i crediti in nuovi progetti locali, aiuti una comunità ad esprimersi e non ad assimilare un modello di sviluppo importato valorizzando sì la capacita individuale, ma anche l'intera comunità.

Crediti da concedere ai poveri, quelli che davvero ne hanno bisogno perché il loro potere economico non venga schiacciato dai più ricchi, ma contribuisca allo sviluppo economico del Paese. In che modo ha funzionato se non ci sono i vincoli di solvibilità? La risposta è sempre nella fiducia e a spiegarlo è lo stesso Yunus: "Da allora abbiamo prestato in tutto il mondo sei miliardi e mezzo di dollari, a sette milioni e mezzo di persone. Per il novantasette per cento donne. E sa qual è il tasso di rimborso? Novantanove per cento". Questo significa che la Grameen Bank ha dato soldi senza garanzie e li ha riavuti tutti indietro mettendo in moto un meccanismo economico vincente che permette di reinvestire quello stesso denaro in nuove concessioni di microcredito. E lo ha fatto investendo sulle donne: "Se tu concedi un prestito a una donna, stai sicuro che sarà reinvestito per migliorare la vita dei figli e degli altri componenti della famiglia. Con gli uomini è diverso. Ma in verità io cominciai col finanziare il mondo femminile pensando di dedicargli la metà del mio capitale. Vedevo che in Bangladesh nessuno concedeva denaro alle donne, neanche a quelle ricche, e mi sembrava assurdo, oltretutto nessun banchiere sapeva darmi una buona motivazione. Fu difficile convincerle, non erano neanche abituate a toccarli, i soldi. Mi dicevano ‘no, no, lasciali a mio marito, che a me fanno paura'. Comunque ce la facemmo. E poi verificammo che avevano fruttato molto di più gli investimenti gestiti dalle madri o dalle mogli", racconta in un'intervista a Repubblica il premio Nobel.

Il primo ad intuire che l'idea "alternativa" di Yunus potesse trovare terreno fertile anche nel mondo occidentale fu Bill Clinton, che nel 1986, quando la crisi di oggi era ancora ben lontana dal giungere, lo invitò ad aprire la prima filiale di micro-credito in Arkansas. Oggi Mohamed Yunus e un uomo amato e rispettato, ma perché la sua voce fosse ascoltata ci sono voluti 32 anni, settantacinque premi per la pace (tra cui il Nobel), e ventinove lauree honoris causa, tra cui quelle di Torino, Firenze e Bologna. E proprio l'università di Bologna sostiene l'iniziativa della Grameen Italia: "vogliamo più essere legati a fondi governativi e attività filantropiche. Il micro-credito, per essere vincente, non va gestito dallo Stato ma da privati". L'unico scoglio per farlo funzionare anche in Italia potrebbe essere questo: quali privati? Sta di fatto che Yunus è la dimostrazione che, come dice il suo ultimo libro, "Creating a world without poverty" è possibile se c'è la voglia, la fiducia e l'onestà per farlo.