Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Rapporto crisi dimenticate 2006 di MSF, il mondo non vuole vedere?

 

Siamo nella società dell’informazione, in un mondo globalizzato, con la possibilità di conoscere tutto ciò che accade lontano da noi in tempo reale, eppure enormi tragedie continuano a consumarsi nel più completo disinteresse del mondo. Il Kenia, ad esempio, da alcune settimane sta vivendo una violenta guerra civile, gli scontri etnici si fanno sempre più intensi e la popolazione continua a morire.

Eppure quanto sta avvenendo in quell’area del pianeta sembra non interessare la stampa occidentale: pochi e brevi trafili sono spesi per documentare gli eventi, per lo più curandosi delle condizioni dei turisti concittadini, del loro rientro, senza affrontare le radici che spiegano quanto avviene e lasciando che le cose accadano nel più completo disinteresse del mondo.

Il conflitto in Kenia è solo l’ultimo, in ordine di tempo, grave episodio che viene trascurato dai giornali, poiché considerata una guerra troppo lontana da noi, difficile da spiegare. Quando se ne parla lo si fa solo superficialmente, magari con un’escalation di numeri delle vittime senza approfondimento alcuno.

Questo disinteresse per aree del mondo lontane dalle nostre emerge con chiarezza dal “Rapporto sulle crisi dimenticate 2006” a cura di Medici Senza Frontiere Onlus. L’indagine ha preso in esame tutti gli articoli (dai reportage ai trafiletti) pubblicati dai maggiori quotidiani e periodici italiani nell’arco di 12 mesi, dal primo gennaio al 31 dicembre 2006, prendendo in considerazione 22 quotidiani e 13 periodici, badando alle tematiche e ai contesti geografici più seguiti dalla stampa.

Quanto alle prime si è badato alla copertura riservata all’HIV-AIDS, alle violenze sessuali, alla malnutrizione, alla tubercolosi, all’accesso ai farmaci, alla malaria, alle vaccinazioni e al colera e malattie diarroiche. L’indagine ha rivelato che la più documentata è la problematica HIV-AIDS, con 313 articoli, la più trascurata riguarda il colera e malattie diarroiche con appena 10 articoli.

I contesti geografici presi in esame sono stati ben 72, ai primi posti della classifica della copertura ad essi riservata, risultano ai primi posti Palestina - Israele, con 3078 articoli; segue l’Iraq, con 1389 articoli; la Cina che ne annovera 910; l’Afganistan, con 861 pezzi; al sesto posto l’Iran, con 746 articoli; poi la Somalia che ne conta 537. Agli ultimi posti, con una copertura al di sotto dei 10 articoli troviamo: la Guinea con 9 pezzi, così come per Benin e la Repubblica Democratica del Congo (Congo Brazzaville); 7 per la Mauritania; al Madagascar sono stati dedicati 6 articoli; solo 5 per la Guinea Bissau, il Tagikistan, l’Uzbekistan e l’Abkazia (Georgia); appena 4 per lo Zimbabwe, mentre in coda alla lista troviamo la Repubblica Unita della Tanzania, che nel corso dell’anno ha avuto solo due articoli che la riguardavano. Ultimo il Nagomo-Karabak (Federazione Russa) con un solo articolo. Va precisato che la maggior parte di questi provengono dalle pagine di riviste cattoliche.

È palese da questa indagine quanto disinteresse ci sia per aree e problematiche che non coinvolgono direttamente e di cui persino si ignora l’esistenza. È un errore pensare che certi eventi siano poco rilevanti, e che non interessino al lettore-cliente. Il giornalismo deve informare e rendere noto quello che avviene, è questo il suo scopo principale.

Non è sempre vero peraltro che il lettore non sia interessato a quelle tragedie, questo lo testimonia una campagna che è stata lanciata on-line, denominata Dimmidipiù, un imperativo rivolto alla stampa affinché si impegni a documentare quanto avviene nel mondo, riprendendo in mano il suo ruolo di potente mezzo di comunicazione che nasce col fine primario di informare e solo in un secondo momento di attrarre investitori pubblicitari.

Evelina Frisa