Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Asilo politico a Ortona per Tareq Aziz

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Alessandra Farias

I giocatori di poker lo sanno: l'otto è una delle carte della "mano del morto", una doppia coppia con cui si vince sempre. Tareq Aziz era l'otto di picche nel mazzo di carte con cui i Marines sono arrivati a Baghdad: il 43esimo dei 55 maxi-ricercati del regime di Saddam Hussein. Si è consegnato nel 2003 spontaneamente, nel 2006 si diceva che avesse un mese di vita, oggi è stato assolto dall'accusa di omicidio nei confronti di 42 sciiti e del loro leader Mahamad Sadegh, uccisi dai soldati iraqeni nel 1999 durante quelli che sono passati alla storia come "i fatti della preghiera del venerdì" e presto potrebbe trovare asilo politico in Abruzzo. Un'assoluzione giunta per mancanza di prove e altri due processi all'attivo, Tareq Aziz, gerarca cristiano dell'ex regime iraqeno, potrebbe non andare più alla sbarra.

L'avvocato ortonese Remo di Martino ha lanciato la proposta: "Stiamo valutando la possibilità di un asilo politico". Di Martino è uno dei legali italiani di Aziz e pensare ad un suo imminente arrivo nella piccola regione del centro Italia, non è un'utopia. Nell'agosto scorso infatti il figlio di Mikhail Yuhanua (questo il vero nome di Tareq Aziz) è stato in Abruzzo per partecipare ad un incontro organizzato a Spoltore dal radicale Tusio de Iuliis.

Ortona, piccola cittadina in provincia di Chieti, dovrebbe diventare quindi la nuova casa di uno degli uomini che ha fatto tremare Washington. Non è una decisione casuale: patrono del paese è infatti San Tommaso di cui Aziz sarebbe grande devoto essendo questo il Santo, secondo la tradizione cristiana, che predicò proprio nei territori dove sorge l'Iraq e le cui spoglie ora sono custodite nella cattedrale del piccolo centro abruzzese.

Aziz è stato giudicato innocente da un tribunale ed ora è un uomo libero e come tale, libero di andare dove vuole. A lasciare aperta la riflessione quindi non è tanto la decisione legittima di un tribunale legittimo che su elementi validi ha dato la sua sentenza, ma la dichiarazione di Monsignor Sako, arcivescovo di Kirkuk che alla notizia dell'assoluzione ha commentato: "Tarek Aziz non poteva fare altro, doveva ubbidire al dittatore".