Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Dopo il petrolio, il nucleare abruzzese

Augusta Maranci

"Il timore di un'altra Cernobyl scuote per qualche ora tutta l'Europa. Nel pomeriggio la Commissione europea lancia l'allerta in tutta il territorio dell'Unione per un incidente verificatosi in una centrale nucleare in Slovenia, a 130 chilometri in linea d'aria da Trieste". E' passato meno di un anno dal 4 giugno 2008, quando tutte le testate nazionali decisero di aprire con la notizia dell'incidente nella centrale di Krsko. La paura del nucleare riemerse improvvisamente e in Italia si riaccese il dibattito sulla pericolosità degli impianti, fu subito evidente che la tragedia di Cernobyl non era mai stata dimenticata. L'allarme rientrò in poche ore e il nucleare tornò ad essere una realtà estranea al territorio nazionale. L'Italia, del resto, aveva già detto la sua votando al referendum del 1987, consultazione di cui nessuno da qualche giorno sembra avere memoria: il nostro territorio si prepara ad accogliere quattro centrali nucleari, una delle quali potrebbe nascere proprio in Abruzzo.

Ieri in consiglio regionale se n'è parlato a lungo; il Consiglio regionale abruzzese ha bocciato la risoluzione presentata dal consigliere Walter Caporale de "La Sinistra, VERDI-SD" e sostenuta dal Partito Democratico, da Italia dei Valori, dai Comunisti Italiani e da Rifondazione Comunista. La risoluzione chiedeva di dichiarare l'Abruzzo regione denuclearizzata e di comunicare al Governo Berlusconi l'indisponibilità ad ospitare una centrale e siti di stoccaggio di materiale radioattivo nella nostra Regione. Il no è arrivato da 40 consiglieri, tutti di centro destra. Gianni Chiodi, il presidente, del resto si è detto convinto dell'inutilità di tanto allarmismo, "non mi dichiaro contrario al nucleare, ma sono convinto che l'Abruzzo non sia la regione adatta ad accogliere una centrale". Ma all'opposizione questa rassicurazione non basta e Walter Caporale si dice preoccupato per la situazione ambientale della regione. "Il centro destra in Abruzzo non crede opportuno perdere tempo per le energie rinnovabili, così dicendo Chiodi si ritiene superiore pure a Obama. Tra quattro, cinque anni l'Abruzzo non sarà più la regione dei parchi, ma quella del petrolio, dei termovalorizzatori e del nucleare. Le conseguenze potrebbero essere devastanti sia per l'ambiente che per l'economia. In questo momento di crisi, l'unico settore in crescita è quello del turismo, ma chi potrebbe avere voglia di venire a visitare una regione sempre più inquinata?". Su questo punto maggioranza e opposizione sembrano trovarsi d'accordo, Gianfranco Giuliante, capogruppo del Pdl in consiglio, ribadisce di "non essere contrario in assoluto al nucleare, ma l'Abruzzo, in quanto regione verde non può dirsi idonea ad accogliere una centrale". E allora perché non dichiarare il territorio denuclearizzato? Secondo Caporale "il centro destra abruzzese non vuole contrastare Silvio Berlusconi", mentre Giuliante ritiene la proposta del centro sinistra "una mozione di natura esclusivamente ideologica, com'è tipico dei Verdi". Cosa certa è che ancora in Abruzzo non è stato individuato alcun sito probabile. "Magari lo facessero - dice Caporale - di certo alle prossime elezioni regionali non prenderebbero più del 20% dei voti". Giuliante invece si ritiene convinto dell'inutilità di tanto parlare: "il nucleare - dice - sarà un argomento d'attualità solo tra 30 anni". Della pericolosità delle centrali, dei costi per la realizzazione d'impianti, della scarsità dell'uranio e dei rischi ambientali però non si fa cenno. "Durante il consiglio di ieri - racconta sempre Caporale - Riccardo Chiavaroli (Pdl), un ex radicale con cui nell'87 raccoglievo le firme per il referendum, ha detto che l'Abruzzo denuclearizzato non potrebbe fermare una tragedia nucleare", come dire: il pericolo esiste a prescindere dalle decisioni del consiglio regionale.