Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Il miraggio Italia dopo l'accordo con Gheddafi

Michele Tozzi

L'accordo firmato a Tripoli, capitale della Libia, tra il primo ministro italiano Silvio Berlusconi e il colonnello Muammar Gheddafi è un "trattato di amicizia e cooperazione" il cui via libera definitivo è stato dato nei giorni scorsi dal Parlamento libico. L'accordo metterà fine "a una pagina nera - dice Gheddafi a Sirte, davanti al Congresso generale del popolo - e rappresenta l'inizio di una nuova era". Tripoli accetta le scuse di Roma per l'occupazione colonialista del tempo che fu, e Gheddafi prega "tutti i libici di vincere i propri risentimenti e tendere la mano ai loro amici italiani in un rapporto paritario di rispetto reciproco". Rose e fiori, tra Italia e Libia: al modico prezzo di 200 milioni di dollari l'anno, per 25 anni. Dopo anni di attacchi e frecciatine più o meno velenose, arriva il trattato di "amicizia" (firmato in realtà lo scorso 30 agosto). I retroscena dei sorrisi e delle strette di mano tra il presidente del consiglio Berlusconi e il colonnello africano sono facilmente riconoscibili e riconducibili alla logica della convenienza: la Libia è uno dei maggiori produttori di gas dopo la Russia, il che - se qualcosa dovesse andare storto nei rapporti con l'est europeo (vedesi crisi Russia-Ucraina) - l'Italia avrebbe un tetto dove ripararsi. L'Italia si è detta pronta a finanziare alcune opere pubbliche che di certo non infastidiscono le casse statali dell'ex colonia. In particolare, oltre alla costruzione di immobili e alla realizzazione di una grande autostrada costiera che attraverserà la Libia da est a ovest, l'Italia ottiene l'ok per gli investimenti in campo energetico e petrolifero. Ma il piatto più ricco riguarda l'immigrazione clandestina. "Maggiore collaborazione nella lotta all'immigrazione", cita il trattato, che in termini concreti può significare maggior controllo sugli imbarchi diretti a Lampedusa. "Nel 2008 sono stati circa 30.000 gli immigrati sbarcati nell'isola siciliana - dice l'eurodeputato Giusto Catania - dei quali buona parte provengono dalla Libia". Vista la ratifica dell'accordo, Gheddafi potrebbe "rispedire" indietro chi arriva sulla costa alla ricerca del viaggio della speranza. E la parola "indietro", per i libici che fervono di arrivare in Italia, vuol dire deserto. E quindi tornare incontro alla morte. La lotta all'immigrazione, con tutta probabilità, spingerà il colonnello Gheddafi ad agevolare la via del deserto a chi spera di cambiare vita, che si ritroverà a fare i conti con la sete, la fame e un mare di sabbia.