Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Darfur: l'Aja ordina l'arresto di Omar Al Bashir

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La Corte penale internazionale dell'Aja ha ordinato l'arresto del presidente del Sudan Omar Hassan el Bashir per crimini di guerra e per crimini contro l'umanità commessi in Darfur. L'imputazione di genocidio è stata invece respinta, perchè non provata secondo la Camera dei giudici.

Il mandato - il primo della Corte che colpisce un capo di Stato ancora in carica - è eseguibile da subito e la Corte ha rivolto un appello al governo del Sudan e agli Stati a cooperare perchè Bashir venga al più presto arrestato e messo in carcere in attesa del processo.

Soddisfatto il procuratore della Corte, il giudice argentino Luis Moreno-Ocampo, che ha visto accolto l'impianto generale del suo capo di imputazione, secondo il quale el Bashir si è reso responsabile di una campagna di terrore e violenza condotta in Darfur contro i movimenti di opposizione al governo del Sudan. Una campagna che ha colpito migliaia di cittadini innocenti, tra l'aprile del 2003 e il luglio 2008.

La Camera della Corte ha ritenuto che ci siano prove «fondate» per perseguire Bashir per cinque crimini contro l'umanità (uccisione, sterminio, trasferimento forzato, tortura e stupro) e per due crimini di guerra (attacchi intenzionali contro la popolazione civile e saccheggio). Per cinque anni, le forze armate e la milizia Janjawid hanno ucciso, distrutto e saccheggiato villaggi, provocando almeno 35 mila vittime tra i civili e causato la morte di un numero di persone compreso tra 80.000 e 265.000. Oltre due milioni e mezzo i rifugiati, centomila dei quali morti nei campi per fame, malattia e stenti.

Sostegno al presidente sudanese è arrivato da Pechino, oltre che dalla Siria e dall'Hezbollah libanese, suo alleato. Il ministro degli Esteri cinese ha dichiarato: "La Cina si augura che il consiglio di Sicurezza dell'Onu chieda alla Corte internazionale di Giustizia di sospendere il processo contro Al Bashir".  Un mandato di arresto definito "ingiusto e politico" anche dal portavoce del ministero degli esteri iraniano. "E' una violazione - ha detto Hassan Ghashghavi -, non è stata accordata l'immunità concessa ai capi di Stato, è una cosa ignobile ed inaccettabile per la comunità internazionale". Al coro di proteste si è unita anche la Russia che ha proposto la sospensione di un anno dell'inchiesta penale a carico del presidente sudanese.

«La cosa più importante ora è assicurare el Bashir alla giustizia», ha commentato Moreno-Ocampo. «Il Sudan non è un paese fallito e ha l'obbligo di rispettare la richiesta della Corte». La Cpi non dispone di alcuna forza di polizia propria e dipende dalla volontà degli Stati per l'esecuzione dei mandati di arresto. Il Sudan ha già rifiutato di estradare all'Aja il ministro sudanese degli affari umanitari Ahmed Haroun e il capo della milizia Janjawid, Ali Kosheib, per i quali la Cpi ha chiesto l'arresto del 2007.