Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Darfur: cresce il numero delle Ong espulse

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Augusta Maranci

LE ACCUSE ALLE ONG. «Il neocolonialismo ha usato come suoi strumenti le organizzazioni internazionali attive in Sudan per preparare le sue accuse», Omar Al Bashir non demorde. La sua guerra contro le organizzazioni non governative occidentali non accenna ad arrestarsi. Alla lista nera delle dieci espulse, ieri sera se ne sono aggiunte altre tre. Fra le Ong cacciate, ci sono la britannica Oxfam, Save the Children, l'americana Care, l'International Rescue Committee e la sezione olandese di Medici Senza Frontiere.

L'ONU CON LE ONG. Gli Usa, invece, alzano lo scudo a favore delle tredici organizzazioni. Più volte, ieri, hanno esortato il Sudan ad annullare la decisione di espellere dal paese gli operatori delle Ong. «Diversi paesi hanno tentato di convincere il Sudan a revocare questa decisione - ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato Gordon Duguid - Gli Stati Uniti è uno di questi paesi». Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha chiesto al governo del Sudan di «riconsiderare urgentemente» la decisione di espellere 13 organizzazioni non governative attive nel Paese africano. Lo ha detto la portavoce Michelle Montas, aggiungendo che senza le Ong ci sarebbero «danni irreparabili alle operazioni umanitarie» in Sudan perché «queste agenzie sono fondamentali ad aiutare 4,7 milioni di persone». Ban ha detto che «la confisca di soldi, equipaggiamento e altro materiale (delle organizzazioni non governative) è inaccettabile e deve finire immediatamente».

DALLA PARTE DI BASHIR. Dalla parte del presidente sudanese, al quale la Cpi (Corte penale internazionale) ha notificato un mandato di cattura per crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi in Darfur nei sei anni di guerra civile, si sono schierati non solo Cina, ma anche Russia, Iran e Siria. Da Pechino, che dal Sudan esporta il 70% del suo fabbisogno petrolifero, ieri mattina è arrivata la prima reazione. Pronta ad esercitare il suo diritto di veto in Consiglio di Sicurezza, la Cina ha chiesto il congelamento del provvedimento restrittivo. Del resto, il mandato di cattura per Bashir è arrivato da parte della Corte del Tribunale penale internazionale che non dispone di una polizia, ma si limita a emettere una misura e a sollecitare gli stati che aderiscono al tribunale per renderla operativa. Va detto, però, che né il Sudan, né la Cina e tantomeno la Russia hanno mai sottoscritto il trattato che ha istituito il tribunale, nonstante facciano parte dell'Onu e alcuni anche del Consiglio di Sicurezza. Mosca ha condiviso l'iniziativa presa ieri dagli stati aderenti all'Organizzazione per la Conferenza Islamica (Oci), dei 22 della Lega Araba e di quelli dell'Unione Africana (Ua) di inviare una missione a New York per bloccare per un anno l'esecuzione del mandato. «È un precedente pericoloso - afferma un comunicato del ministero degli esteri di Damasco - che ignora l'immunità concessa ai capi di stato e garantita dall'accordo di Vienna del 1961, con possibili conseguenze negative sulla stabilità del Sudan e sul processo politico per il Darfur». «Tutto ciò non è né coraggioso né mi pare rappresenti un vero impegno per far riguadagnare alla giustizia la sua credibilità - valuta il presidente dell'Assemblea generale dell'Onu, Miguel d'Escoto Brockmann - a questo scopo sarebbe importante incriminare persone di nazioni molto potenti, e non i pesci più piccoli». A Beirut il movimento sciita Hezbollah ha condannato il provvedimento della Cpi («è la prova di un atteggiamento ipocrita e dalla parzialità della comunità internazionale») mentre al Cairo il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Hossam Zaki, non ha escluso che partiti interni o forze d'opposizione possano approfittarne per destabilizzare il paese.

LA REAZIONE DEI RIBELLI. Dopo la notizia del mandato di cattura, Khalil Ibrhaim, il capo del più forte gruppo di ribelli sudanesi, il Jem (Justice and Equality Movement) ha manifestato la sua soddisfazione. "Lui non si consegna? - minaccia - Andremo a prenderlo nel suo palazzo. Non siamo sufficientemente forti, dicono? Lo vedremo. Questa decisione della Corte ci rafforza, ma ci rafforzano ancora di più le stupide posizioni dei capi africani e dei leader dei Paesi arabi: invece di difendere la popolazione civile, difendono i criminali".