Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Riscaldamento globale, un problema planetario

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Tsunami, Uragano Katrina, progressivo scioglimento dei ghiacciai antartici, sono solo alcune fra le  ripercussioni derivanti dal progressivo surriscaldamento della Terra. Un tema di grande attualità e di interesse mondiale, per il quale sarebbe necessaria una maggiore sensibilizzazione collettiva, specie in riferimento  all’utilizzo arbitrario dei famigerati gas serra. Voce fuori dal coro nella rincorsa al consumismo, è Al Gore, ex-vice-presidente degli Stati Uniti d’America, il quale un anno fa si è impegnato attivamente nella realizzazione di un film-documentario, per denunciare la situazione in corso.

An Inconvenient Truth (Una Scomoda Verità), questo il titolo del documentario, vincitore di un premio Oscar, interpretato dallo stesso Gore e diretto da Davis Guggenheim, delinea un quadro globale di ciò che sta accadendo di negativo nel nostro Pianeta a livello climatico, presentando delle eventuali risoluzioni per un miglioramento delle condizioni.

Il film, che è valso a Gore il premio nobel per l’ambiente, oltre a descrivere il meccanismo di causa/effetto e a proporre eventuali cambiamenti, alterna momenti di forte accusa, in particolar modo nei riguardi del vigente establishment americano, a momenti in cui si scende sul personale e sul vissuto dell’ex-vice Presidente degli USA, dando al racconto uno stile più leggero e familiare.

Le tesi portate avanti da Al Gore assumono, però, in certi momenti, un taglio quasi inquietante nel tratteggiare un futuro che sa di catastrofico: per esempio, Gore si occupa di presentare la situazione che verrebbe a crearsi nel caso in cui si verificasse lo scioglimento dei ghiacci Antartici e della Groenlandia. Fra le conseguenze, egli parla dell’innalzamento delle acque oceaniche di sei metri, cosa che porterebbe all’evacuazione immediata di oltre 100 milioni di abitanti, costretti ad abbandonare la propria terra d’origine. Sostiene, inoltre, che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, caratterizzati da una minore salinità, comprometterebbe il flusso della Corrente del Golfo, interrompendola irrimediabilmente, fattore che causerebbe un drastico calo delle temperature in tutto il nord Europa.

Tutto il ragionamento ruota intorno al Riscaldamento Globale, tragico effetto derivante dall’emissione dei gas serra nella nostra atmosfera, in particolare di CO2 (anidride carbonica), di cui sono maggiori responsabili grandi e importanti holdings industriali come General Motors (che, al contrario di Toyota, per esempio, non segue alla lettera le direttive promulgate dal protocollo di Kyoto).

Il documentario propone una chiave di lettura interessante perché tenta di sensibilizzare non soltanto i cosiddetti “pezzi grossi” del mondo occidentale, con una sorta di un-politically correct “j’accuse” alle istituzioni, ma cerca anche di educare il singolo individuo, proponendo dei modelli comportamentali da attuare per un miglioramento delle nostre attuali condizioni ambientali.

Proprio per queste ragioni, nonostante la vena pessimistica e, se vogliamo, quasi apocalittica, del futuro che si prospetta per il nostro Pianeta, Gore conclude tutto il suo excursus con una specie di monito e di via d’uscita, che serva ad attirare tutta l’opinione pubblica, verso una problematica che unisce da sempre l’intera umanità: l’inquinamento atmosferico.

Pamela Di Ovidio

Foto dal sito http://www.usa.no/images/Al_Gore_rgb_Ausschnitt_-_image_net.jpg