Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Lo stupratore non ha razza

Silvia Celommi

Ma a chi sente il bisogno di attribuirgliene una ad ogni costo, vale la pena di ricordare che, nell'oltre il 60% dei casi avvenuti nel nostro paese, lo stupratore è italiano.

Sono i dati diffusi dal Viminale a dirlo, in particolare dal Ministero per le Pari Opportunità. Si "scopre" così, che gli autori degli stupri sono solo nel 7,8% dei casi romeni e nel 6,3% marocchini, per il resto italiani. Emerge anche che, nel triennio 2006\ 2008, gli stupri sono effettivamente diminuiti passando dai 5062 casi del 2007 ai 4637 del 2008.

Ovviamente quelli del Viminale sono dati ufficiali, riguardanti eventi denunciati dalle donne, ma va sottolineato che le violenze, nella stragrande maggioranza dei casi, rimangono sommerse proprio perché lo stupratore o è un familiare o un conoscente, ma comunque una persona protetta dal contesto sociale, al quale non ci si può ribellare.

L'aspetto più determinante del problema continua quindi a rimanere quello culturale, attinente alla sfera umana, sociale, storica, in cui l'evento dello stupro si genera, viene stigmatizzato spesso invocando soluzioni dettate dall'odio (castrazione, linciaggio), mentre i suoi effetti sulle donne vittime sono minimizzati.

"La storia dell'umanità" scrive Monica Lanfranco, giornalista, "indica con chiarezza che è nell'intreccio tra valori patriarcali, sistemi dittatoriali e fanatismo religioso, che germoglia la violenza maschile sulle donne" e poi spiega: "Non è un caso che alla base di tutte e tre le strutture citate le caratteristiche comuni siano il dominio, la mancanza di democrazia e la logica del nemico e della sopraffazione. Il collante non secondario è l'alimentazione di un clima di paura verso ciò che non si conosce e non si vuole conoscere, identificando in chi è estraneo il capro espiatorio sul quale far ricadere ogni responsabilità, badando bene a non dare alla popolazione gli strumenti per debellare la paura, come l'istruzione, la conoscenza, l'emancipazione e l'autodeterminazione".

Quale utilità può avere allora la follia mass-mediatica generata negli ultimi tempi intorno agli stupri, soprattutto a quelli commessi da immigrati? Sicuramente non quella di favorire un dibattito incentrato sulla ricerca di soluzioni e sull'analisi profonda del fenomeno, visto che se si chiede in giro, in particolare ai giovani, si scopre che la percezione del problema è molto confusa e genera solo paura e odio nei confronti degli autori stranieri, mentre si allontana la verità che i dati reali forniscono.

In due incontri nelle scuole genovesi per il progetto Rigenera, sul tema della differenza di genere, scritto ancora da Monica Lanfranco sul quotidiano Liberazione, emerge ad esempio che alcuni ragazzi ritengono che spesso le ragazze "se la vanno a cercare", o perché vestono provocanti o perché dovrebbero sapere che il maschio essendo più "animale", è portato per natura all'incontinenza sessuale e le femmine ne approfittano.

Allora tutti i maschi sono potenziali stupratori? Gli studenti allora reagiscono così: <No, non è vero. Gli stupratori sono gli altri, rumeni, albanesi, non quelli "come loro">. Emblematico, no?