Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

L'Irlanda del Nord tra divisioni e ambiguità

Stefano Buda

Il processo di pace non è in discussione ma in Irlanda del Nord qualcosa scricchiola. In campo repubblicano lo Sinn Fein ha condotto l’ala maggioritaria dell’Ira sui binari della trattativa politica, spingendola al disarmo, che poi ha effettivamente completato. Anche gli unionisti hanno vinto le diffidenze di sempre, accettando di entrare nel governo provvisorio insieme ai loro nemici storici. Era l’8 maggio 2007. Da allora molti passi in avanti sono stati compiuti. Ma nel profondo della società nord irlandese divisioni e ambiguità permangono.

        Il rancore, frutto di anni di discriminazioni, ingiustizie, bombe e incidenti, è difficile da cancellare. L’appartenenza religiosa ha condizionato i percorsi lavorativi e le vite delle persone. Quasi ogni cittadino, proveniente dai quartieri popolari di Belfast o di Derry, ha un parente, un amico o un conoscente direttamente o indirettamente coinvolto in fatti di sagnue. Eventi tragici, che in molti casi non hanno avuto giustizia. Emblematico il caso del Bloody Sunday: a Derry, nel 1972, nel corso di una manifestazione i parà britannici spararono su 13 civili cattolici uccidendoli. Ancora oggi colpevoli e responsabili non sono stati individuati. Da allora sono corsi fiumi di sangue.         Cattolici e protestanti oggi sono esausti, sfiancati dai tumulti avvertono il bisogno della pace, ma non riescono ancora ad accettarsi pienamente. A Belfast le divisioni sono nette, un muro che sembra quello di Berlino continua a separare la cattolica Falls Road dalla protestante Shankill Road. Quartieri dove continuano a campeggiare murales che sono inni al conflitto. Su un graffito dedicato a Bobby Sands c’è scritto: “la nostra vendetta sarà il sorriso dei nostri bambini”. E’ questo l’humus che rende fertili contraddizioni e questioni irrisolte.         Prima tra tutte le ambiguità sul disarmo. I gruppi paramilitari lealisti non hanno mai consegnato le armi. Così facendo hanno fornito il pretesto migliore ai dissidenti di Real Ira, Vera Ira e Continuity Ira, le sigle repubblicane che hanno rifiutato la svolta pacifista. Formazioni che hanno sempre meno di politico e molto di criminale, coinvolte in traffici di armi, droga e prostituzione. Inizialmente si pensava fossero gruppetti composti da pochi esaltati e gangsters locali. Dopo tre omicidi nel giro di tre giorni è chiaro che il potenziale di militanti e fiancheggiatori è ben più consistente.         Un altro aspetto da monitorare, soprattutto in prospettiva, è legato agli effetti prodotti dall’attuale fase economica. La pioggia di soldi che negli ultimi anni era arrivata dal Regno Unito e dall’Unione Europea aveva portato sviluppo e stabilità nella regione. Il benessere, si sa, rasserena gli animi e facilita il dialogo. La crisi economica internazionale non era prevista e potrebbe rivelarsi una pericolosa alleata dei terroristi. La tempesta proveniente d’oltreoceano ha messo il paese in ginocchio. L’economia dell’Irlanda del Nord, infatti, è fortemente legata agli investimenti statunitensi. Il disagio sociale è un brodo di coltura in cui gli estremisti potrebbero facilmente pescare. E forse non è un caso che questa recrudescenza di violenza sia avvenuta proprio ora.

 

-VIAGGIO NELL'IRLANDA DEI TROUBLES

-Intervista a Silvia Salvatici, ricercatrice di storia contemporanea all'Università di Teramo.