Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Delitti di famiglia: i precedenti in Abruzzo

Barbara Gambacorta

Il dramma che si è consumato a Campli, tra le mura domestiche, è l'ultimo di una lunga serie di delitti di famiglia avvenuti in Abruzzo. Sempre nel piccolo centro del teramano, nel gennaio del 2008, una giovane donna cinese, incinta di sette mesi, aveva pugnalato il marito: è stata condannata a due anni perché, secondo il giudice, è stato un eccesso colposo di legittima difesa. Ma la lista è lunga. E ha fatto registrare un numero notevole di casi nel corso del 2007. A luglio, a Colonnella, sempre in provincia di Teramo, dopo una violenta lite per vecchi rancori, David Flammini, tossicodipendente di 30 anni ha accoltellato il fratello Giovanni, più grande di cinque anni ed è stato condannato a 18 anni. A giugno, a Montesilvano (Pescara), Massimiliano Di Pietro, 38 anni, ha ucciso il convivente della madre, Nino Capestrale, con un paio di forbici alla fine di una animata discussione. L'omicida è stato dichiarato incapace di intendere e volere e, dopo periodo di ricovero all'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, è stato trasferito in una clinica privata abruzzese. Un'altra tragedia si è consumata, sempre nel 2007, nell'aquilano: Nella Graziosi, 59 anni e la figlia ventiquattrenne, Roberta Colaiuda vengono uccise dal convivente della madre Luigi Narcisi di 71 anni. L'uomo, violento in casa con la compagna, pare fosse anche geloso del findanzato della ragazza: ha ucciso la Graziosi con cinque coltellate e un colpo alla testa con un tronchetto di legno, mentre ha freddato la figlia con due fucilate davanti casa. L'ultimo caso di tragedia familiare del 2007, andando a ritroso, si è verificato a febbraio a Pescara. Alfonso Perini, 54 anni, operaio in una fabbrica di ascensori uccide il figlio Rocco a colpi di fucile. Il ragazzo, che aveva problemi di alcol, sopravvive solo per pochi minuti, il tempo di chiamare i soccorsi e stramazzare al suolo. Il padre viene condannato a 14 anni di reclusione. Ultimo episodio della serie abruzzese, che annovera ben sette casi, è quello avvenuto a Loreto Aprutino (Pescara) nel dicembre del 2004. Maria Antonietta D'Angelo, 40 anni, accoltella il marito Bruno Musa, 48 anni, carpentiere. L'episodio si consuma sotto gli occhi dei suoceri e di uno dei cinque figli della coppia.