Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Scuola: meno informatica e più tagli al personale

Cristiano Zarroli

Sparisce la "I" di Informatica di morattiana memoria. I tagli del governo sulla scuola cancellano uno dei pilastri della riforma Moratti, quella delle tre "I" (Inglese, Impresa, Informatica). La riduzione delle cosiddette compresenze nella scuola primaria e quella delle ore di tecnologia nella scuola secondaria di primo grado renderà più difficile l'insegnamento dei primi fondamenti di informatica e internet agli alunni. La conferma arriva dallo stesso ministero dell'Istruzione.Da settembre la scuola primaria passerà dall'organizzazione modulare, con tre insegnanti su due classi, al "maestro unico". Il passaggio cancellerà le ore di compresenza e le attività legate: corsi di recupero e di approfondimento, laboratori di informatica, supplenze. Con i moduli, le 54 ore di lezione settimanali di due classi funzionanti a 27 ore vengono coperte da 3 insegnanti che assicurano 18 ore a testa di lezione. La restante parte dell'orario settimanale del docente (4 ore) verrà utilizzata per ampliare l'offerta formativa o tappare i "buchi" dei colleghi assenti.Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l'ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente nell'"economia più dinamica e competitiva del mondo", chiedendo di puntare sull'informatica. Tra le cose da fare per centrare l'obiettivo occorre che "ciascun cittadino sia in possesso delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova società dell'informazione" e che "tutti i docenti entro la fine del 2002 possiedano le competenze necessarie per l'utilizzo di internet e delle risorse multimediali".In verità, l'Italia si è mossa per tempo. Per dotare le scuole di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (le Tic) e per formare i docenti, tra il 1997 e il 2003, sono stati investiti 1.341 miliardi delle vecchie lire (quasi 700 milioni di euro) che a questo punto rischiano di trasformarsi in una spesa inutile.Novità anche sul fronte personale. La riforma Gelmini prevede tagli consistenti che interesseranno soprattutto il Sud Italia: più della metà degli oltre 37 mila posti verranno tagliati nelle regioni meridionali. Le riduzioni di organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del totale, saranno soprattutto per il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono meno frequenti: le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono l'8% mentre al Nord sono il 36%.I numeri: su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (il 62%) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre 20.311 interesseranno il Sud.Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire 15.541 cattedre, una su dieci. Saranno i docenti di italiano e tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.Secondo alcune previsioni sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (lo 0,66%) e altrettanti i posti tagliati. Complessivamente, la regione che dovrà subire la riduzione maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno; la Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre.