Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La Costituzione commentata da Rodotà

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Entrata in vigore il primo gennaio del 1948, la Carta costituzionale italiana compie 60 anni. “La Costituzione noi. Nero su bianco”, dice lo spot della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma pare che gli italiani la conoscano poco e che nelle scuole non venga insegnata. Celebrandone l’anniversario, il 23 Gennaio a Montecitorio, il presidente Giorgio Napolitano ha ricordato alle Camere riunite che  <<non ha senso imputare alla Costituzione errori e distorsioni che hanno rappresentato il frutto di una complessa dialettica politica. Occorre fare bene attenzione a non confondere indirizzi costituzionali e scelte politiche, responsabilità politiche>>. Anche il costituzionalista Stefano Rodotà, in visita all’Università di Teramo, si è dimostrato dello stesso parere; parlando della questione del “mandato parlamentare”, ha voluto suggerire che la correttezza dell’attività politica spesso ha poco a che fare con i dettami della nostra carta.

 

Quali sono le parti intoccabili della Costituzione italiana?

Sicuramente tutta la prima. Piero Calamandrei diceva che la nostra è una “Costituzione presbite”, ha cioè la capacità di guardare lontano. In effetti, soprattutto nelle tematiche di attualità legate alla vita ha dimostrato di saper dare risposte inequivocabili.

 

A quali temi in particolare si riferisce?

Penso all’eutanasia e al caso di Eluana Englaro. Su questo tema l’articolo 32 dà risposte ben precise; pone la salute come un “diritto fondamentale del cittadino”, prevedendo che questo sarebbe diventato un valore centrale della società, quando negli anni ’40 non era affatto così. Lo stesso vale per la tragedia degli operai della  ThyssenKrupp; l’articolo 41, regolando l’iniziativa economica, dice che questa “non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana “. È significativo che i Costituenti abbiano posto la sicurezza prima di ogni altro valore, anticipando temi di cui si discute solo oggi. Senza dubbio questa sessantenne non è poi così vecchia.

 

Si parla comunemente di “mandato parlamentare”, eppure l’articolo 67 vieta ai parlamentari ogni tipo di vincolo. Qual è la spiegazione a questa contraddizione?

L’intenzione dei Costituenti era quella di assicurare massima libertà di decisione al parlamentare,volevano evitare di creare un vincolo con gli elettori. Il deputato dovrebbe decidere solo secondo coscienza, ma questa resta una questione morale.

 

L’ultimo tentativo di modifica è stato un fallimento: al referendum del 2006 ha vinto il no. Ma la nostra Costituzione ha veramente bisogno di cambiamenti sostanziali?

No, basterebbe una buon opera di manutenzione. Certo il tempo del bicameralismo sembra finito, rappresenta solo una duplicazione di funzioni. Il nostro Senato e il nostro Parlamento sono come due fabbriche di uno stesso padrone che producono lo stesso prodotto, ridurle ad una produrrebbe un grosso risparmio economico. Di certo non si può stravolgere il sistema della Repubblica parlamentare, ma non si deve escludere l’introduzione di meccanismi di stabilizzazione, come la sfiducia costruttiva.

  

 

 

 http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm

http://www.governo.it/Presidenza/DIE/attivita/campagne_istituzionali/2007_costituzione.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Rodot%C3%A0