Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Sharm El Sheikh, viaggio fra mille contraddizioni

Pamela Di Ovidio

FASCINO E CONTRASTI - Appena scendi dall'aereo, la prima cosa a rapirti è quell'aria quasi dolciastra, impregnata di spezie, capace di catapultarti nell'oriente fiabesco delle mille e una notte. Una brezza tiepida dal sapore d'estate, la prima dopo il gelido inverno nostrano, tanto diversa da quella felicemente abbandonata all'aeroporto di Fiumicino, nell'alba di un freddissimo sabato. Carattere squisitamente accogliente di un terra che svela il suo lato più luminoso, fatto di suoni, luci e sensazioni, per i quali è impossibile non perdere la testa. Sharm El Sheikh è fascino allo stato puro. Già dal nome, che qui in Italia si pronuncia alla stessa maniera del termine francese "charme". Fascino, appunto. Mai assonanza fu più azzeccata per descrivere un luogo quasi incantato. E' un fascino quello di Sharm, che trasuda dallo sterminato Deserto del Sinai, presente in ogni angolo di questa meta così amata dai turisti d'ogni dove. E, soprattutto, dalle acque cristalline del Mar Rosso, nelle quali continua a sbocciare una ricchissima vita sottomarina, che non ha praticamente eguali in tutto il Globo. Incredibile anche solo poter pensare che esista qualcosa al di là di questa specie di Eden. L'altra faccia di una medaglia che si presenta come il vessillo incontrastato di una perfezione, avulsa da qualsiasi difetto. Ma siamo nel misterioso oriente dove quasi nulla è davvero ciò che sembra. Perché, in questa terra sconfinata, fatta essenzialmente di contraddizioni, nuovo e vecchio si fondono in un mix che attrae e spaventa al tempo stesso. E la stessa Sharm El Sheikh, letteralmente ‘il capo della baia', può riservare tante sorprese a tutti coloro che sono in grado di coglierle.

IL LATO ‘OSCURO' - Restate pure a casa se pensate di approdare nell'antico Egitto, la culla imponente di sfingi, piramidi, faraoni e famosissime tradizioni popolari. Sharm non è niente di tutto questo. Collocata all'estremo sud della Penisola del Sinai, la città si è sviluppata essenzialmente come attrattiva turistica. Il centro non è altro che un enorme agglomerato di resort da sogno, dei veri e propri villaggi vacanze, con piscine, bar, centri benessere e spettacoli di animazione. Il tutto incorniciato dal maestoso deserto e da un mare dalla limpidezza assoluta, nel quale è possibile fare immersioni, snorkeling o una semplice nuotata fra pesci delle specie più disparate, ospitati nel ventre della suggestiva barriera corallina. La vita all'interno di un resort a 5 stelle come il 'Savita' sembra quasi irreale. Ogni ospite viene rigorosamente etichettato con tanto di braccialetto al polso, per poter usufruire dei vari benefici compresi nella magica dicitura ‘all inclusive'. Dal mattino fino a sera il tempo è scandito da lunghi bagni di sole, tuffi in piscina e soste nei bar dei vari piani. Tutto è estremamente occidentalizzato per compiacere la scarsa varietà di turisti, per lo più europei e russi, che amerebbero sicuramente qualcosa di più caratteristico. Quando si tratta di cibo, però, la musica cambia totalmente. Nonostante la grandiosa diversificazione del buffet offerto dal villaggio, in ogni pietanza è presente quel tocco orientale così incredibilmente speziato, tanto inseguito dagli ospiti di tutte le nazionalità, alla continua ricerca di quella tipicità che gli ricordi il loro passaggio lì. Ma tra falafel, cous cous e kebab, l'appiattimento gastronomico è in agguato. La religione musulmana, che prevale al 90% all'interno della città, non consente la preparazione di cibarie in cui sia presente la carne di maiale, né il consumo di alcolici in determinati periodi, e questo riduce drasticamente le abitudini mangerecce di tanti ospiti europei. La situazione muta nel momento in cui si decide di mettere il naso fuori dal resort.Il centro più vicino è Naama Bay, a pochi chilometri d'auto da Sharm. E' lì che si svolge la quasi totalità della vita notturna dei villeggianti, che possono trovarvi locali, ristoranti internazionali, come il ‘Caffè del Corso', Mac donald's, discoteche, centri commerciali e negozi creati appositamente per loro. Naama può essere essenzialmente considerato come un microcosmo commerciale acchiappa-turisti. Già alla discesa dal taxi è buona norma subire l'assalto di venditori, pronti a tutto pur di aprire le porte delle loro botteghe a quanti più stranieri possibile. Stesso discorso per ‘Sharm Vecchia'. Molto vicina a Naama Bay, si caratterizza per il famosissimo Old Market, altro agglomerato di negozietti, nei quali è possibile trovare essenze dal gusto esotico come ‘Cleopatra' e ‘Nefertiti', gadget con effigi di faraoni, ricostruzioni di piramidi in miniatura o il tipico abito per la danza del ventre, con tanto di sonaglini tintinnanti cuciti fra i veli.Così fra un bicchiere di karkadè in improbabili taverne come ‘Aladdin', e una fumata al sapor di narghilè all'interno di tende beduine sapientemente ricostruite dagli autoctoni, la piccola illusione di portare a casa un pezzetto d'Egitto pare quasi tramutarsi in realtà.

"BELLISSIMA, FORTUNATO!" - Ogni passo sul suolo di Sharm non ‘passa' inosservato, è proprio il caso di dirlo. E ad ogni passo la frase tipica rivolta ai turisti, specie se in coppia, è "Bellissima, fortunato". Queste sono solo alcune delle svariate parole italiane imparate e continuamente ripetute dai beduini, insieme a ‘sigarette', ‘birra', ‘fiore del deserto', ‘principessa' o ‘Italia 1'. L'arabo è la lingua ufficiale del luogo ma gli egiziani parlano fluentemente anche inglese, russo, tedesco e, soprattutto, italiano, essendo i nostri connazionali dei veri e propri colonizzatori del posto. L'accoglienza orientale è fin troppo cerimoniosa. Ogni vacanziere per gli egiziani rappresenta sostanzialmente denaro e capita così di essere continuamente fermati per strada da tassisti e bottegai in cerca di clienti, lungo le luminosissime vie al neon di Naama Bay. Le donne non fanno in alcun modo parte del quadro. In giro solo uomini, provenienti da grandi città molto distanti, come Luxor o Il Cairo, che vivono a Sharm per lavoro e che svolgono molteplici mansioni all'interno di una società totalmente patriarcale. L'unica presenza femminile è rappresentata dalle migliaia di turiste che attraggono l'interesse dei mercanti locali, per fini di piacere e di lucro.

MARE, SOLE... E POI? - Molto commercio, pochi tratti esotici e tanta, tantissima vita da spiaggia. Il panorama offerto è squisitamente estivo ma poco variegato. Per chi proviene dal gelo delle coste nostrane o, peggio, dalla glaciale Russia, approdare a Sharm El Sheikh è un po'come raggiungere il paradiso terrestre. Clima incantevole per tutto l'anno, tranne d'estate in cui si raggiungono i 50 gradi all'ombra, assolutamente ideale per abbronzature fuori stagione e gite in barca in luoghi incontaminati come Ras Mohammed. E in tutto questo c'è solo un piccolo, trascurabile neo. Il deserto è famoso per le sue incredibili escursioni termiche, al punto tale che i 30 gradi diurni, si dimezzano in un batter d'occhio col calar del sole.Sharm rappresenta, comunque, la destinazione più ambita da coloro che hanno bisogno di relax allo stato puro e dagli amanti dell'estate e di tutto ciò che essa rappresenta. Ma al di là di questo, il nulla.Anche il turista più impavido resta intrappolato nei pochi itinerari proposti dalle bellezze naturali e nelle serate trascorse all'interno dei locali per vip, come il ‘Pacha' o il ‘Little Buddha', l'occidentale ‘Hard Rock Cafè' o al ‘Gran Sinai Casino'.Così, fra un'escursione e una tintarella, il tempo sembra quasi scivolarti addosso come un drappo di seta e arriva velocemente il giorno del traumatico ritorno alla quotidianità.

DA ‘FIORE DEL DESERTO' A TURISTA - All'arrivo in quel di Roma, un gelido venticello di tramontana ti schiaffeggia insistentemente il viso e ha lo stesso effetto del brusco risveglio da uno di quei sogni che non vorresti mai abbandonare. Il passaggio dalla calda atmosfera egiziana, con i suoi 30 gradi, a quella gelida di soli 3 del nostro Paese, è a tratti sconvolgente. Durissimo prezzo da pagare per aver sfiorato in punta di piedi un lembo di paradiso, caratterizzato da mille contraddizioni. Una ‘perla' del Mar Rosso, in cui oriente e occidente tentano un'improbabile fusione, con l'irrangiungibile obiettivo di regalare ai turisti più esigenti l'illusione di un vero e proprio Eden naturale.Il risultato è, però, un luogo in cui l'apparenza polverizza la sostanza. Una sorta di immenso centro commerciale, dove spuntano qua e là tutti i baluardi del mondo globalizzato, dal Mac Donald's all'Hard Rock Cafè, e dove lo stile di vita occidentale sembra ormai aver preso il sopravvento sugli usi e i costumi di quest'antichissima popolazione.Questa è Sharm El Sheikh. Ma non è solo questo. In essa coabitano due anime ben distinte, l'una commerciale, l'altra naturale, fatta di tante meraviglie che sono sopravvissute a qualsiasi mutamento e che mai cesseranno di esistere. Sempre se la ‘longa manus' dell'uomo, in futuro, non vorrà, drammaticamente e insensatamente, decidere altrimenti.

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