Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

L'ospedale di Pescara accoglie i feriti

Sara Del Vecchio

Da quando l’ospedale dell’Aquila è caduto a pezzi, a Pescara è scattato lo stato di emergenza e molte persone sono state dimesse per liberare i posti. Sono 150 i feriti giunti all’ospedale di Pescara fino alle 17,30 di ieri. «A dire il vero in questo momento stanno arrivando altre persone - riferiscono alcuni volontari del Pronto Soccorso - quindi non possiamo dire con certezza quanta gente verrà ricoverata in questa struttura». «Ho un forte mal di testa che da giorni non riesco a placare nemmeno con gli antidolorifici -  dichiara una signora anziana - così sono venuta in ospedale per fare dei controlli. Ora, però, c’è gente che deve essere curata subito e io cedo volentieri il mio letto. Tornerò qui quando si saranno calmate le acque». Medici e infermieri sono pronti a tutto pur di salvare i feriti più gravi ma devono fare i conti con i posti a disposizione. Ed è per questo che, tra lunedì pomeriggio e ieri mattina, molti dei pazienti ricoverati per accertamenti, come la signora, sono dovuti tornare a casa. «Loro almeno una casa ce l’hanno - dice Carlo Cruciani, ricoverato nel raparto di Chirurgia Toracica. - Io non ho più nulla, tutti i sacrifici di una vita sono svaniti nel giro di 20 secondi, i più brutti di tutta la mia vita. La cosa positiva è che ho ancora una moglie e una figlia che stanno per raggiungermi». Carlo ha sette costole fratturate e, disteso su quel letto di ospedale, dove è arrivato tra le 19 e le 19,30 di lunedì, è pronto a raccontare la sua storia. «Un solo istante per far crollare le mura della mia casa. Una montagna di macerie accanto a me, sopra di me...il mio unico pensiero era rivolto a mia moglie e a mia figlia. La prima sono riuscita a prenderla per mano, l’altra no. Era nella stanza accanto e quando sono riuscito ad andare da lei mi sono accorto che la porta era bloccata da una grande quantità di calcinacci». Carlo non sapeva come raggiungerla fino a quando, giunto davanti alla finestra, ha deciso di buttarsi giù. «Lì fuori avrei raggiunto la mia bambina dalla finestra della sua camera». Ad aiutarlo e a tirar fuori la figlia è stato un gruppo di ragazzi. «Quando ho visto un giovane con la piccola sulle spalle mi sono commosso». Poi è scesa anche mia moglie....«Solo stamattina mi sono accorto di avere le gambe martoriate e le costole rotte. Lunedì pensavo solo alla guerra scoppiata davanti ai nostri occhi». A Pescara, oltre all’ospedale, ospitalità è stata offerta anche dagli alberghi. Sono circa 400 gli sfollati arrivati nei principali hotel della città. La maggior parte di loro è arrivata senza vestiti, né scarpe. Attendono gli indumenti della Caritas, che si è attivata già da lunedì pomeriggio affinchè tutti coloro che non hanno più nulla da indossare e con cui coprirsi, non muoiano di freddo. In pochi sono quelli tornati a casa per cercare di recuperare qualcosa. «Una missione piuttosto difficile in luoghi dove è rimasto poco o nulla. Dichiara un signore, padre di uno studente, che è riuscito a fuggire. Alle 19,50 di ieri un’altra scossa è stata percepita a Pescara. A l’Aquila e provincia sarà stata ancora più forte.