Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Crisi: debito pubblico italiano salirà alle stelle

Luca Venanzi

Ieri Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, affermava: "è vero che siamo in crisi, ma abbiamo la sensazione che il peggio sia passato". Oggi l'Fmi (Fondo Monetario Internazionale) ha dichiarato che la crisi costerà 4 mila miliardi di dollari. E in Italia il debito pubblico nel 2010 salirà al 121%, con un incremento di 15 punti percentuali rispetto al 2008.

Ma questo non è solo un fenomeno italiano. In Germania il debito si attesterà all'87% con un aumento di 19 punti percentuali, in Giappone l'incremento sarà di 30 punti percentuali (227%). Negli Stati Uniti il debito salirà al 98% ( 27 punti percentuali), mentre in Francia l'aumento sarà di 13 punti (80%).

Le previsioni dell'Fmi sono davvero pessime. La crisi finanziaria globale, secondo le stime, arriverà a costare 4 mila miliardi di dollari alle sole economie avanzate. "Il sistema finanziario - aggiunge l'Fmi - resta sotto un severo stress a fronte di una crisi che riguarda famiglie, aziende e banche sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti. Per contrastare la crisi in atto - continua l'Fmi - bisogna spezzare la spirale al ribasso fra il sistema finanziario e l'economia globale". È un invito, questo, che arriva con un'avvertenza. "C'è il rischio che i Governi siano riluttanti nell'allocare abbastanza risorse per risolvere il problema, visto che l'opinione pubblica sta assumendo un atteggiamento disilluso su quello che percepisce, in alcuni casi, come abuso dei fondi dei contribuenti".

Notizie negative arrivano dall'Europa dell'Est. Già duramente colpita dalla crisi, infatti, rischia di contagiare tutto il Vecchio Continente. Le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un circolo vizioso avverso all'interno di tutta l'Europa che potrebbe incrementare la crisi. "La maggior parte delle economie emergenti europee - spiega l'Fmi - sono infatti dipendenti dalle banche del Vecchio Continente Occidentale che, di fatto, possiedono molti degli istituti di credito dell'Europa dell'Est".

"Le banche madri - si legge nel rapporto - sono concentrate in pochi paesi (Austria, Belgio, Germania, Italia e Svezia). E questi collegamenti creano un ciclo di azioni e reazioni tra i Paesi dell'Europa emergente e quelli occidentali che potrebbe esacerbare la crisi".