Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Pettino, popoloso quartiere abitato dal silenzio

Francesco Paolucci

Fare un giro per Pettino, il quartiere di periferia più popoloso dell'Aquila, è come passeggiare in quelle cittadine americane abbandonate, icone di una certa filmografia western, o nelle periferie vuote e silenziose, icone di altra filmografia di fantascienza post-nucleare.

Soprattutto la sera, per non parlare della notte, il silenzio e qualche sporadica luce di lampeggiante blu sono le uniche cose a sbattere e riflettere contro i muri, o quello che ne resta, delle villette a schiera, nei porticati lesionati di palazzi alti di cinque piani.

Lungo le strade, lontane dalle case, sono parcheggiate le poche macchine rimaste lì dalla notte del 6 aprile e i lampeggianti le illuminano per qualche istante, poi la luce blu si sposta sui cartelloni "VENDESI APPARTAMENTI CON RIFINITURE DI ALTA QUALITA'" fissati su palazzine nuove, alcune ancora da riempire, ma con crepe, piani sventrati, ferri a vista.

Non bastano le dita di entrambe le mani per contare questi cartelli che vendono macerie. Macerie che qualcuno ha comperato ed ora si ritrova con un mutuo da dover pagare e con una nuova casa da cercare, forse lontano da Pettino e da quella faglia attiva situata proprio sotto questo grande quartiere. Tre secoli fa quella faglia rase al suolo l'Aquila.

Fino a qualche settimana prima del terremoto, su questa frattura nella terra profonda 10 chilometri, si continuava a costruire palazzi che crescevano a vista d'occhio.

Il geologo Antonio Moretti, docente della facoltà di Scienze Ambientali dell'Università dell'Aquila ha detto in un'intervista a Repubblica qualche giorno fa "La scelta più imbecille che potevano fare era quella di progettare edifici là sopra, il sisma di una settimana fa è il gemello di quello del 1703".

"Là sopra" è nato "il più grande quartiere" dell'Aquila, una nuovo polo cittadino nato dal piano regolatore generale del 1975. Lì cooperative, edilizia popolare, poi anche palazzine più signorili hanno placato la fame di chi voleva giardini, appartamenti, terrazzi e riempito le tasche di quei pochi che possedevano i terreni sul quale il "neo quartiere fantasma" è stato costruito. Quei pochi, Gli Scassa, i Vittorini, i Berti-De Marinis in famiglia avevano in quegli anni anche un assessore comunale all'Urbanistica.

Il pericolo fu fatto presente dai geologi e fu scritto nelle relazioni tecniche. Gli amministratori, però, resero "aree edificabili" quelle terre di Pettino. In un attimo il cemento ha cancellato ogni minimo timore e ogni ricordo del terremoto del 1703.

"Era una zona dalla quale tenersi ben lontani ma gli appetiti speculativi erano tanti e, contro ogni logica e ogni cautela, lo sono ancora", accusa Antonio Perrotti, l'ex direttore generale dell'Assessorato Ambiente e Territorio della Regione.