Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La svastica al braccio del sacrestano

SVASTICA--190x130.JPG
Gaetano Lombardino

Un sacrestano con la svastica al braccio. Sembra impossibile pensarlo, ma è veramente accaduto a Vigevano, in provincia di Pavia, nella parrocchia di San Francesco. Angelo Idi, 51 anni, rischia una denuncia per apologia del fascismo.

Il giorno era martedì. E non era un giorno qualsiasi, visto che in Israele si celebrava la commemorazione delle vittime della Shoah. L'unico a non sorprendersi dell'episodio è stato proprio il sacrestano che, con disincantata nonchalance, ha detto: "E' stata una mia libera espressione, siamo ancora in un Paese libero, o no ? Tra l'altro non sapevo che martedì fosse il giorno del ricordo dell'Olocausto e non mi pare comunque che in questi anni gli israeliani abbiano avuto mano leggera con i palestinesi". Come se nulla fosse, Angelo Idi ha spiegato le sue idee politiche: "Io sono di estrema destra e sono fiero di esserlo. Mi sento il portavoce delle Brigate Nere, dei giovani combattenti della Repubblica di Salò che non hanno svenduto il loro onore e la patria, come invece hanno fatto coloro che, definendosi combattenti, hanno fomentato una guerra fratricida".

Apriti cielo. La reazione della Chiesa e dei fedeli al gesto di Idi è stata di condanna: "In merito alla vicenda del sacrestano della parrocchia di San Dionigi in Francesco di Vigevano, che si è fatto fotografare con al braccio una fascia con il simbolo che richiama al nazismo - si legge nella nota del portavoce della diocesi, mons. Emilio Pastormerlo - si rende noto che il vescovo di Vigevano, mons. Claudio Baggini, ha da subito avuto un incontro con il parroco, mons. Paolo Bonato, dalla cui parrocchia dipende il signor Angelo Idi e lo stesso parroco ha assicurato che sono già stati presi i provvedimenti del caso per il signor Idi. Il vescovo Mons. Baggini e il parroco Mons. Bonato - prosegue la nota - si dissociano da simile gesto, e valuteranno anche come salvaguardare l'immagine della diocesi, lesa da questo dipendente che comunque è sottoposto alle norme del diritto del lavoro". Domani è il 25 aprile. Può questo episodio condizionarne le celebrazioni ? "Il vescovo di Vigevano - afferma ancora la diocesi - auspica che simile gesto, dovuto ad un caso isolato e personale, non condizioni le celebrazioni del 25 Aprile, che richiamano quei valori di pace, di libertà e di democrazia che devono essere sempre difesi e testimoniati nella loro attualità, anche nel ricordo e nel rispetto di quelle persone che hanno offerto la loro vita per il bene comune della nostra Nazione".

Sul fronte politico immediata è stata la reazione di Rifondazione comunista: "E' un fatto gravissimo e intollerabile", ha detto il leader del partito, Roberto Guarchi, "e ci auguriamo che il vescovo prenda gli opportuni provvedimenti". Una storia, dunque, destinata a far parlare ancora di sé e della quale non ne se sentiva proprio il bisogno.