Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Massimo Oddo: un abruzzese di successo

Massimo Oddo

E’ uno dei calciatori italiani che nell’ultimo anno e mezzo ha vinto di più (campione del mondo con la Nazionale ai Mondiali tedeschi nel luglio 2006, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea e 1 Mondiale per Club con il Milan). Soddisfazioni meritate per Massimo Oddo (nella foto), che di gavetta ne ha fatta tanta per arrivare ai livelli altissimi raggiunti negli ultimi anni. Nato a Città Sant’Angelo (Pescara) il 14 giugno 1976, figlio d’arte (il padre, Franco, è stato calciatore di buon livello ed ha allenato diverse squadre, anche in serie A), Oddo muove i primi passi da calciatore, tra i dilettanti, nella Renato Curi Angolana, la squadra di Città Sant’Angelo, nel 1992-’93. Viene adocchiato dal Milan (che molti anni dopo sarebbe diventata la sua squadra), che lo aggrega alla Primavera e poi lo manda “a farsi le ossa” in C1, con le maglie di Fiorenzuola, Monza, Prato e Lecco. Scopre la serie B nel 1998-’99, di nuovo con il Monza, anticamera della prima tappa importante della carriera di Oddo: l’arrivo a Napoli, all’epoca in serie B, nel 1999-’00 con il quale disputa un’ottima stagione ed ottiene la promozione in serie A. Il Milan, però, sembra non puntare sulle qualità di questo terzino destro dalla grande forza fisica e dalla facilità di cross e lo vende al Verona. Oddo fa, così, il suo esordio in serie A con la maglia degli scaligeri il 30 settembre 2000, in Bari-Verona 1-1 ed esplode. In due anni nella città di Giulietta e Romeo si fa notare anche per il vizio del gol (9 reti) e la freddezza nel battere i calci di rigore. Nel 2002-’03, dopo aver esordito in Nazionale il 21 agosto 2002 nell’amichevole Italia-Slovenia 0-1, lo acquista la Lazio e in quattro anni e mezzo nella Capitale si consacra come uno dei terzini più forti in circolazione diventando anche capitano dei bianco-celesti con i quali colleziona, tra campionato e coppe, 172 presenze e 17 gol. Il resto, è storia recente: Oddo vince il Mondiale 2006 pur senza grosse soddisfazioni sul campo (fa una sola presenza, per pochi minuti, nella gara Italia-Ucraina), nel gennaio 2007 torna alle origini, al Milan, stavolta però con i gradi di calciatore affermato e con i rossoneri, in 7 mesi, alza 3 trofei da protagonista. Fuori dal campo, Massimo Oddo è iscritto al corso per manager sportivi di Atri (Teramo) e sogna di diventare un manager di successo appena smetterà di giocare. Il terzino del Milan si racconta facendo un bilancio della sua carriera piena di soddisfazioni.

Agli inizi di carriera le è pesato essere il figlio di un personaggio conosciuto come Franco Oddo ?

“Ovviamente avere un padre allenatore può pesare quando non sei nessuno. I maligni possono credere che tu sia raccomandato, ma io ho dimostrato negli anni, salendo di categorie, di avere delle qualità e di meritare dove sono e quel che ho fatto”.

Avrebbe mai immaginato di diventare un giorno campione del mondo con la Nazionale ?

“E’ il sogno di tutti i bambini. E’ difficile, per me è stata una cosa inaspettata, ma nello stesso tempo sono consapevole di aver avuto non solo bravura nello sfruttare tutte le mie occasioni, ma anche una buona dose di fortuna, senza la quale non ce l’avrei mai fatta”.

E’ stato più bello vincere un Mondiale con la Nazionale collezionando una sola presenza oppure vincere 3 trofei con il Milan da protagonista ?

“Con la Nazionale, pur giocando pochi minuti, è stata una grande esperienza e quel successo lo sento anche un po’ mio, ma non nego che vincere 3 cose con il Milan in 7 mesi da titolare ha un sapore diverso”.

Qual è la partita più bella che ha giocato e quale cancellerebbe ?

“Sono tante le partite belle e tante quelle da cancellare, come è ovvio che sia quando si fa una lunga carriera. Se proprio devo scegliere, direi che la più bella è stata la semifinale della Champions League Milan-Manchester United dello scorso 2 maggio, mentre la prestazione che vorrei cancellare è quella che ho fatto quest’anno contro lo Shaktar Donesk, sempre in Champions League”.

Com’è il suo rapporto con l’Abruzzo ?

“Ottimo. Sono legatissimo alle mie origini. Ho la famiglia a Pescara e appena posso torno lì, anche perché è mia intenzione viverci appena smetterò di giocare”.

A proposito di fine carriera. Lei studia ad Atri per diventare manager sportivo, dunque niente futuro in panchina sulle orme di suo padre ?

“La panchina non fa per me. Ho già seguito mio padre per intraprendere l’attività di calciatore. Fuori dal campo, invece, punto a costruire qualcosa, sogno di diventare un manager sportivo ad alti livelli e spero di avere la stessa fortuna che ho avuto da calciatore fino ad oggi”.

Se le premesse sono queste, Massimo Oddo ha il futuro assicurato anche da manager.

Gaetano Lombardino

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