Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Migranti: Onu, "riammetterli in Italia"

Lorenzo Dolce

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) interviene sulla vicenda dei migranti rispediti in Libia e con parole inequivocabili esprime «grave preoccupazione», chiedendo alle autorità italiane di «riammettere quelle persone rinviate dall'Italia ed identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale». Per l'Onu il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica.

«L'Unhcr-Roma - dice a Ginevra il portavoce Ron Redmond - ha mandato stamattina una lettera al governo italiano per affermare che l'Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l'immigrazione irregolare pone all'Italia e agli altri Paesi dell'Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall'Italia mina l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento» (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati. Il portavoce ha ricordato che la Libia non ha firmato la Convenzione del 1951 e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia.

«L'Unhcr si sta sforzando di fornire assistenza umanitaria e protezione alle persone rinviate in Libia dall'Italia e dai primi colloqui risulta che alcune di loro chiedono protezione internazionale e potrebbero avere diritto a tale protezione. Si tratta ad esempio di persone provenienti dalla Somalia e dall'Eritrea», a detto Redmond.

Secondo i dati dell'Unhcr, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d'asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.

BERLUSCONI, SU BARCONI GENTE RECLUTATA DA CRIMINESui barconi di immigrati clandestini che salpano quasi quotidianamente verso le coste italiane non ci sono rifugiati, ma gente «reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali», che «paga il biglietto» per sbarcare in Italia. Così il premier Silvio Berlusconi, convinto che la strada imboccata sia quella giusta.

Da Sharm el Sheikh, impegnato a guidare la delegazione italiana al vertice intergovernativo con l'Egitto di Hosni Mubarak, lancia un messaggio chiaro: è inutile puntare il dito contro il ministro dell'Interno Roberto Maroni perchè gli accordi con la Libia per il rimpatrio degli immigrati clandestini «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io». Maroni insomma, spiega il presidente del Consiglio con un occhio anche all'elettorato leghista a meno di un mese dalle elezioni europee, semplicemente «esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente da me con il leader libico Gheddafi».

Ieri il Cavaliere aveva escluso che su quei barconi ci fossero persone con i requisiti necessari per chiedere asilo in Italia e glissando alle domande sui richiami del presidente della Camera Gianfranco Fini, con un «non mi va di entrare in questo discorso». Nelle carrette del mare il premier non vede «fatti occasionali», ma «il frutto di una organizzazione criminale», che offre a chi vuole venire in Italia «la possibilità di venirci a pagamento. Queste persone - sostiene - sono persone che hanno pagato un biglietto», non perché spinte da «una loro speciale situazione all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie», ma reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali. Non credo ci sia nessuno che avendo i requisiti, possa dire di non essere stato accolto».

UNHCR, RESPINGIMENTO TASSATIVAMENTE VIETATOIl respingimento di rifugiati o richiedenti asilo è tassativamente vietato dagli obblighi internazionali che scaturiscono, in particolare, dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dalla Convenzione Onu contro la Tortura e dalla Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti Umani, spiega l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr).

L'obbligo di non-respingimento per gli Stati non comporta alcuna limitazione geografica e si applica a tutti gli agenti statali nell'esercizio delle loro funzioni all'interno o all'esterno del territorio nazionale, afferma l'Unhcr. L'obbligo di non respingere un rifugiato o un richiedente asilo vieta quindi non solo l'espulsione dal territorio di uno Stato ma anche il respingimento alle frontiere dello Stato o il rinvio o l'accompagnamento verso il luogo di temuta persecuzione.

Nel caso di persone che affrontano un viaggio via mare, il principio di non-respingimento si applica all'interno delle 12 miglia di acque territoriali, così come nelle acque contigue, in mare aperto e nelle acque costiere di paesi terzi. Il rinvio diretto di un rifugiato o di un richiedente asilo verso un paese nel quale teme di essere perseguitato/a non rappresenta l'unica forma di respingimento. Anche il rinvio indiretto verso un paese terzo che potrebbe successivamente inviare la persona verso il paese di temuta persecuzione costituisce respingimento, ed in questo caso entrambe i paesi sarebbero ritenuti responsabili.

Nessun richiedente asilo dovrebbe essere quindi rinviato verso un Paese terzo che non possa garantire criteri base di protezione: osservanza del principio di non-respingimento, impegno ad esaminare in maniera imparziale ed obiettiva la domanda di asilo della persona, e che abbia dimostrato capacità e volontà di fornire efficace protezione in tutti i casi competenti.

RISCHIO IN TUTTA L'EUROPAQuanto sta facendo l'Italia con la politica dei respingimenti «ci preoccupa» anche perchè «mette in pericolo il sistema di asilo in tutta Europa». E questo è un peccato perchè proprio l'Italia ha «una procedura di asilo che funziona molto bene». E' quanto sottolinea Laurens Jolles, il rappresentante per l'Italia - e per gran parte del Mediterraneo - dell'Unhcr. Il delegato ha confermato che con i respingimenti «non si dà possibilità» alle persone che hanno i requisiti di chiedere asilo: «e sui barconi ce ne sono sempre molte», ha assicurato Jolles. Quindi «il respingimento automatico verso la Libia ci preoccupa anche perchè Tripoli non ha mai firmato la Convenzione sui rifugiati del 1951».