Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La bastarda di Istanbul di Elif Shafak

Angelarosa Pinto

La bastarda di Istanbul, di Elif Shafak

Rizzoli, 2007 388 pag. 9,50 euro.

Più che un romanzo "La bastarda di Istanbul" è uno spaccato di vita. Un affresco preciso e puntuale sulla Turchia di oggi e di ieri, attraverso gli occhi delle donne, le vere protagoniste di questo libro.Elif Shafak infatti utilizza la storia di una famiglia dove per uno strano gioco del destino i membri maschi sono destinati a morire precocemente, per sottolineare i problemi alla base della società turca, in un continuo alternarsi tra passato e presente, offrendo un ritratto reale della società che permette di comprendere più a fondo una terra contemporaneamente così lontana e vicina. A guidarci in questo percorso sono due ragazze. Asya e Armanoush. La prima è una ragazza turca che vive a Istanbul con la madre (che lei chiama zia), tre zie, la nonna e la bisnonna. L'altra ha madre americana e padre armeno. I genitori, però, sono separati da anni e la madre ha un nuovo compagno, turco. La voglia di Armanoush di scoprire le proprie origini è il punto di partenza. Dopo aver mentito a tutti, infatti, parte per Istanbul, andando a vivere a casa del patrigno (all'oscuro di tutto). Qui conosce Asya, con cui nasce una profonda amicizia. Insieme scoprono il segreto che lega il passato delle loro famiglie e i loro due popoli. Il libro, infatti, tratta la questione armena, un tema triste e scottante, del quale si sa ancora troppo poco perché il governo turco è riuscito ad occultare questa fase della storia turca. Proprio per questo l'autrice è stata accusata di "attacco all'identità turca" in base all'art. 301 del Codice penale, ma l'inchiesta è stata archiviata nel 2006. Ma Elif Shafak ha anche il merito di puntare l'obiettivo sul maschilismo che pervade la cultura turca, scardinando dei luoghi comuni e mostrando l'incredibile forza delle donne.Sullo sfondo Istanbul, con i suoi colori, i suoi odori e, soprattutto, la sua cucina, fondamentale per questo libro. Ognuno dei diciotto capitoli del libro (tranne l'ultimo) ha per titolo un ingrediente tipico. Leggendolo si ha quasi la sensazione di percepire i sapori, di vedere i mille colori delle spezie usate per cucinare centinaia di pietanze, di sentire gli odori. Profumi che si confondono con quelli del mare, regalando sensazioni uniche, che Elif Shafak sa rendere in maniera meravigliosa. Ma l'autrice non lesina neanche sugli elementi della religione musulmana, degli usi e dei costumi, delle credenze locali, come i jinn: gli spiritelli buoni e cattivi che mettono lo zampino nella vita degli uomini. Affrontati anche temi più attuali, come internet, le chat room, i tatuaggi e la televisione turca, così simile a quella statunitense, segno evidente della volontà della Turchia di apparire come un Paese occidentale.Splendido anche il modo in cui sono state tracciate le personalità dei personaggi, tutti singolari, unici nelle loro contorte psicologie. Un libro incantevole, completo e ben strutturato, da leggere assolutamente. Una chicca. Le parole iniziali e finali del libro coincidono («Non maledire ciò che viene dal cielo. Inclusa la pioggia»), quasi a voler chiudere il cerchio all'interno del quale si sviluppa la storia, ma anche un chiaro riferimento alle fiabe orientali, che iniziano e si concludano con le stesse parole.

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