Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La calda estate degli atenei italiani

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Antonello Di Lella

Il coro è diventato un boato. Professori, ricercatori e studenti delle università italiane hanno rotto gli indugi. La mobilitazione sta unendo gran parte degli atenei da nord a sud. Nel mirino i tagli della manovra finanziaria, in discussione in Parlamento, e il progetto di riforma universitaria del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Professori e ricercatori hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando la situazione dell'università italiana che negli ultimi dieci anni è stata sottoposta a continui interventi legislativi che non hanno fatto altro che ridurre progressivamente le risorse a disposizione degli atenei. Sono i ricercatori i più penalizzati dalle nuove normative. "Si tratta di persone che garantiscono quasi il 40% della didattica, anche se dovrebbero svolgere soltanto mansioni di ricerca", sottolineano molti presidi delle università italiane, "E il tutto ricevendo uno stipendio non adeguato". Proteste tanto composte quanto singolari quelle degli atenei italiani. Esami notturni, la scorsa notte, per 280 studenti della Facoltà di lettere della Sapienza a Roma: la notte bianca universitaria. Si è partiti alle 21 per concludere a notte fonda con le candele a far luce sui banchetti. Gli appelli erano già iniziati nel pomeriggio lungo le strade della città universitaria. Il vero rischio è quello di dover bloccare l'accesso a nuovi studenti poiché se non vi saranno modifiche sostanziali molti dei ricercatori hanno, già, dichiarato che non saranno disponibili a svolgere l'attività didattica. Solidarietà è stata manifestata da tutti i presidi della Sapienza, tra cui anche quelli del Senato Accademico. Sciopero della fame per i docenti dell'Università di Padova. Da oggi professori di ogni ordine e grado hanno sigillato le dispense per dire no al blocco del turnover e degli stipendi ai giovani ricercatori. Si sono posizionati sul listòn (termine veneto che indica la piazza), dove rimarranno a staffetta per una settimana, cercando di far capire alle persone il particolare momento della società dove è in ballo il futuro dell'università, della ricerca, quindi di tutti. Convocati, per oggi, gli Stati Generali dell'Università di Cagliari. "Siamo di fronte a uno smantellamento sistematico dell'Università pubblica e dell'istruzione di fronte al quale non si può restare silenti", questo il grido d'allarme proveniente dai presidi dell'Università sarda. Un‘assemblea pubblica per spiegare a tutti i cittadini le crescenti difficoltà che attanaglieranno gli atenei italiani con l'entrata in vigore del disegno di legge Gelmini. Il preside della facoltà di ingegneria, Giorgio Massacci ha sottolineato come la spesa annua dell'Italia per la formazione universitaria sia ben al di sotto della media europea: 6900 euro contro 9600 euro. Intanto Giulio Ballio, rettore del Politecnico di Milano, ha denunciato le scarse opportunità offerte dal nostro Paese: "Il 10% dei migliori laureati italiani è pronto a lasciare l'Italia per andare a cercare migliori opportunità di lavoro all'estero". E' di ieri, infine, il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha sottolineato la necessità di una riforma del sistema universitario: "Riforma e finanziamento dell'università e della ricerca sono due facce della stessa medaglia".