Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Da Eugene Hutz ad Andrea Pazienza

Giuseppe Ciliberto e Maria Cristina Nanni

La teoria dei sei gradi di separazione è un'ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata ad un'altra attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy, in un racconto breve intitolato Catene.

 

Primo viaggio: da Eugene Hutz ad Andrea Pazienza.

1. Uno strano adesivo giallo sul vecchio stereo nella sala da pranzo. Carnevale di suoni dalla radiosveglia. Gypsy Punk lo chiamano. I Gogol Bordello sono i maggiori esponenti del genere. "I Clash litigano con i Pogues nell'est Europa...", disse una volta un comico britannico. Prendete il punk rock, mescolateci un po' di reggae e hip hop, aggiungete suoni e strumenti tipici della musica tradizionale ucraina e avrete una ricetta globale buona per tutti i palati. A ben pensarci però, i nostri hanno un qualcosa che riesce a distinguerli. Si tratta del leader e cantante del gruppo Eugene Hutz. Eugene è nato in Ucraina, a Boiarca, nei pressi di Kiev, ma è stato costretto a fuggire dalla sua terra per salvarsi dal disastro di Chernobyl. Ha trascorso sette anni nei campi profughi di Polonia, Ungheria, Austria con una breve parentesi anche nel nostro Paese, prima di giungere negli Usa come rifugiato politico. In occasione di un matrimonio nel Vermont è nato il nucleo di quella che poi sarebbe divenuta ufficialmente la sua band, dopo il trasferimento a New York nel 1997. Dai primi impieghi alle feste per immigrati, in pochi anni si passa al successo internazionale con uno show non proprio innovativo, ma vitale e contagioso. Il buon Hutz mostra carisma da vendere, estro e una faccenda furba ideale anche per il grande schermo: così nel 2005 arriva la parte di Alex nel film "Ogni cosa è illuminata", tratto dall'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer.2. Protagonista è uno studente americano, Jonathan (Elijah Wood), che intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che ha salvato il nonno dalla furia del nazismo. Unici indizi una vecchia foto e un nome: Trachimbrod. Si tratta di uno shtetl, un villaggio abitato da soli ebrei, spazzato via dalle cartine geografiche dopo la seconda guerra mondiale. A fargli da guida un esilarante terzetto: Alex (Hutz), giovane ucraino che, nonostante il suo inglese sgrammaticato e sgangherato, gli farà da interprete, il nonno che si dice cieco pur non essendolo, e la sua cagnetta per "non vedenti" Sammy Davis Junior.  Tutti stretti a bordo di una Trabant attraversano incantevoli paesaggi (indimenticabili le sequenze sui campi di girasole)  per approdare in una delle più torbide vicende della storia: la shoah. Nell'olocausto raccontato da Schreiber non ci sono gli orrori alla Schindler's list, ma anelli, bottigliette, libri, vecchie foto, lettere, insomma oggetti di vita, non di morte. Ogni cosa è illuminata e illuminante di una luce che nemmeno gli occhiali scuri del nonno di Alex, che vuole dimenticare il passato, riescono a smorzare. Il viaggio verso la verità è lungo e prima di arrivare a scomodare memoria e coscienze, lo spettatore può godersi le colorite discussioni nonno-nipote su quell'americano "bizzarro" che è vegetariano ("cosa c'è che non va in lui?") e non pensa solo ad "essere carnale" (come dice Alex) con le ragazze. 3.Un percorso in senso inverso e il confronto stridente tra Est e Ovest, è un tema che torna nella letteratura con il libro "Breve storia di trattori in lingua ucraina". Se l'Ucraina di Foer- Schreiber è genuina e spensierata, l'est Europa della scrittrice inglese è caustico e volgare. Voce narrante è Nadezhda Mayevsky, docente universitaria: il padre, a due anni dalla morte della moglie, decide di risposarsi con Valentina, una ragazza ucraina immigrata in Gran Bretagna e molto più giovane di lui. La giovane ed esuberante nuova compagna non è una donna facile, interessata al matrimonio come anticamera ai documenti per la cittadinanza e al conto in banca del novello sposo. Lewycka, pur divertendo il lettore e catturandolo con un linguaggio fresco e agile, non riesce a regalarci nulla di nuovo, nulla che vada oltre lo stereotipo della donna dell'Est: procace, cinica, avvolta da tubini sintetici, a caccia di una sistemazione e un permesso di soggiorno. Valentina è per padre di Nadezhda, Nikolaj, rivivere la gioventù, ma soprattutto la sua Ucraina. Se le figlie si sentono minacciate "dalla zaffata sintetica della Nuova Russia", per il vecchio Nikolaj, Valentina è una ventata di freschezza, ha l'odore e i colori del suo paese, il biondo del granaio d'Europa. E' proprio per esorcizzare la sconfinata nostalgia verso l'Ucraina che Nikolaj decide di risposarsi con una connazionale e di dedicarsi alla stesura di un trattato: una storia breve in ucraino sui trattori, una storia che finisce con l'Urss e l'industrializzazione forzata del regime sovietico. 4. CCCP anche come sigla di una gloriosa band italiana, il cui contributo allo scenario musicale della penisola è stato fondamentale. Oggi probabilmente, tanto per citare due nomi, non ci sarebbero né Offlaga Disco Pax, né Le Luci della Centrale Elettrica. La band si forma nel 1982 tra Reggio Emilia e Berlino, cuore della nuova Europa per l'intreccio di culture, grazie all'incontro tra Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. Inizialmente gravita musicalmente attorno alla figura degli Einsturzende Neubauten, distinguendosi per le performance teatrali goliardico - surreali di Danilo Fatur e Annarella "benemerita soubrette" Giudici e per un un mix di citazioni colte, slogan pubblicitari, stereotipi abusati e immagini poetiche. Melodia emiliana e punk filosovietico. Un nuovo immaginario. La Via Emilia non più come prateria, ma come steppa. "Siamo stanchi della moda americana, sentiamo la necessità di rifugiarci nella stabilità del Patto di Varsavia". "Scegliamo l'est per ragioni non tanto politiche, ma etiche ed estetiche". Nel 1990 i nostri sbarcano in tour in Unione Sovietica chiudendo il concerto a Mosca con "A Ja Ljublju SSSR"  il cui riff di chitarra riprende l'inno sovietico. "Usciti di lì i CCCP non avrebbero potuto dare più nulla. Dopo aver cantato, con addosso i postumi di una sbronza colossale, nel mezzo di uno spettacolo secondo me straordinario, con i militari in piedi durante A Ja Ljublju SSSR; che altro potevo chiedere?" (G.L. Ferretti) 5. La musica dei CCCP  è presente nella colonna sonora di Paz!, trasposizione cinematografica dei fumetti di Andrea Pazienza. Bologna, anni '70: impazzano gli Skiantos, i Windopen, i Gaznevada, gli Area e Lucio Dalla canta "Com'è profondo il mare". La macchina da presa dà forma e vita al depresso Pentothal (C. Santamaria), al cinico Zanardi (F. Pistilli) e al fannullone Enrico Fiabeschi (M. Mazzotta, senza dubbio il più convincente). Tutti personaggi che vivono nei tratti di penna del fumettista nelle strisce di Pentothal, Zanardi e Pompeo. La pellicola è un susseguirsi di skecth di tre personaggi che si guardano come se si conoscessero, si incontrano e si sfiorano appena, senza mai interagire tra loro, così come il loro creatore aveva scelto. Numerosi i cameo, da Lindo Ferretti, Antonio Rezza e Frankie HI-NRG MC, al filosofo e scrittore Bifo, che decanta poesie passando per Roberto "Freak" Antoni (voce degli Skiantos) che per Paz! diventa bidello, fino a Ricky Memphis in una delle scene più riuscite del film. Una pellicola che diverte lasciando in sottofondo le proteste studentesche, la libertà sessuale e la scoperta delle droghe. Nessuna apologia degli anni '70, la storia, la politica scorrono veloci come le pagine dei fumetti: "Mai tornare indietro,neanche per prendere la rincorsa". Al centro solo Andrea Pazienza, una personalità da ricostruire come un puzzle attraverso i suoi personaggi. 6. Uno dei più grandi artisti italiani del dopoguerra, uno dei pochi per i quali non è sbagliato scomodare il termine genio. Nato a San Benedetto del Tronto, ma legato da subito a San Severo (la città del padre e "del mio pensiero" diceva), ha studiato anche a Pescara (che oggi vuole intitolargli una via), prima di trasferirsi nel 1974 a Bologna per frequentare il Dams. Nella città emiliana il giovane Andrea entrò in contatto con il movimento di contestazione giovanile e con diversi scrittori, musicisti, disegnatori: un terreno fertile per far esplodere una creatività irregolare, straripante e versatile; non realizzò solo fumetti, ma anche copertine di dischi, poster, locandine cinematografiche e pubblicitarie, illustrazioni e mostre di pittura . "Andrea Pazienza - ha scritto Pier Vittorio Tondelli che lo conosceva bene - è riuscito a rappresentare in vita e ora anche in morte il destino, le astrazioni, la follia, la genialità la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente chiameremo quella del '77 bolognese. Di quel movimento egli è stato il cantore, il poeta, l'artista forse più grande....si è trovato in una certa università, in un certo gruppo di amici e da artista ne ha succhiato i modi di dire, le espressioni, il gergo, le paranoie politiche, i modi di vita, innestandoli su un talento naturale grandissimo". Paz ci ha regalato diversi personaggi memorabili, tra i quali spicca su tutti lo studente Zanardi, al centro di episodi violenti e disturbanti, che riesca a suscitare al contempo ribrezzo e ammirazione. Come sostiene Oscar Glioti, autore di un interessante saggio sull'arte del Paz, "di fronte all'aberrazione che ci circonda, Zanardi oppone una resistenza strenua e nichilista, a volto scoperto, che non scaturisce mai da finalità di arricchimento personale. Un baluardo irriducibile contro una morale educatamente disgustosa" Uno degli ultimi lavori realizzati, prima della morte prematura dell'artista, è la struggente conclusione della serie di "Pompeo", amara e affascinante autoproiezione di una personale discesa all'inferno, una resa dei conti spietata e condotta senza esclusioni di colpi verso se stessi e il mondo che ci gira intorno.

 

Bel viaggio tra monumenti

Il viaggio non stanca, anzi scalda il cuore per desiderare un ultimo sospiro di umanità, resistente in quanto fondata "su ragioni etiche ed estetiche". Vicende eccellenti, forse raccontate con fare archeologista, ma qui voglio trovare proprio il pelo nell'uovo. Bravi.