Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Da "La porta" a "East is East"

Giuseppe Ciliberto & Maria Cristina Nanni. Special guest Rino Feliciani.

1.Un altalenante rapporto fatto di rotture e riconciliazioni quello tra la scrittrice Magda e la sua domestica Emerenc. La narratrice, un'intellettuale inadatta ad affrontare la vita quotidiana se non sulla carta, si scontra con il rigido moralismo della sua donna delle pulizie, pratica e risoluta. Una donna imperscrutabile e a tratti bizzarra, Emerenc, con un passato e una vita chiusi dietro la sua porta di casa, un confine che nessuno può varcare. Il romanzo della scrittrice ungherese, Magda Szabò,"La porta" è quella porta che Emerenc chiude in tutta fretta davanti ai suoi visitatori, una porta che si schiude lentamente ad ogni pagina rivelando una delle figure femminili più affascinanti della letteratura moderna. Il lettore non deve lasciarsi scoraggiare dall'inflessibilità di Emerenc, ma girare la chiave che spalancherà l'uscio dell'esistenza della domestica.

2. Girando un'altra chiave si scoprono pettini che fermano il tempo, scatole che rallentano l'entropia, occhi che guariscono o distruggono: benvenuti a Lost Room, miniserie televisiva del 2006 che miscela fantascienza e paranormale. La serie, trasmessa in Italia da Fox, vede protagonista il detective Joe Miller, alle prese con "gli oggetti", entità arcane dai poteri magici. Miller deve ritrovare la figlia, scomparsa in una stanza di Motel collocata al di fuori dello spazio e del tempo. Il detective entra in contatto con un mondo di sette ed adepti senza scrupoli, che cercano e collezionano oggetti, tessendo con loro alleanze per ritrovare la figlia. "Dio è morto in quella stanza di Motel, e gli oggetti, con i loro poteri, sono parti di Dio", così un adepto riassume la misteriosa forza degli oggetti. La tematica principale, la perenne ricerca dell'uomo che si scontra con l'ignoto, contiene numerosi riferimenti al romanzo dei fratelli Strugackij, Picnic sul ciglio della strada. La trama si sviluppa senza mai stancare lo spettatore, che è anzi invogliato a trovare in quel "mondo invisibile" di logge i rapporti che legano tra loro gli oggetti e gli adepti, in una metafisica panteistica che risulta catchy.

3. L'arte come mimetica degli oggetti di consumo. Andy Warhol, ovvero l'artista che ha riprodotto diverse serigrafie del barattolo della Minestra in scatola Campbell. Pittore, scenografo, regista, l'artista americano figlio di immigrati ruteni, ha ostentato lo spirito consumistico dei cibi precotti e delle star massmediatizzate. "Sono di un'estrema passività. Prendo le cose come sono. Mi limito a guardare, osservo il mondo... Non mi faccio molti problemi sull'arte o sulla vita: certo la guerra e la bomba atomica mi danno da pensare, tuttavia non si può far molto per opporsi" ebbe a dire un giorno. Soprattutto nelle scatolette alimentari Warhol trova il feticcio della società e dunque il feticcio della sua opera. Cibo conservato, surgelato, disidratato: studiato per chi non vuol cucinare ma comunque dovrà pur nutrirsi. Così l'arte diventa serigrafica, filo - pubblicitaria, deformando il residuo di interiorità che nell'espressionismo era velocemente arso. Tutto declina in nome di un'ontologia del consumo e delle relazioni contrattualizzate, e Warhol accoglie nietzschianamente il suo destino di "autore pop".

4.Citazioni della cultura pop sono presenti massicciamente in un'opera a fumetti molto ambiziosa e assolutamente lontana dai cliché dei comics mainstream: The Invisibles. In un'intervista l'ideatore, Grant Morrison dice: "Fin dall'inizio ho cercato di sedermi e di escogitare la serie come un incantesimo". Una razza di alieni, chiamati Arconti, da secoli manipola le vite degli umani tramite l'influenza occulta della politica e dei mass media. A loro si oppongono gli Invisibili, società segreta e sovversiva, che si batte da secoli per la libertà. La cellula dell'organizzazione su cui si concentra la narrazione di Morrison è quella capitanata dall'anarchico King Mob, Il gruppo comprende inoltre Ragged Robin, una strega dalla doppia esistenza (vive contemporaneamente in due piani temporali diversi, sia nel nostro presente, sia nel 2012), il travestito sudamericano Lord Fanny, l'ex poliziotta di colore Boy e Dane Mcgowan, un ragazzino inglese che prenderà il nome di battaglia di Jack Frost è sarà destinato ad essere la reincarnazione del Buddha. Distorsione dei parametri percettivi, non linearità, vodoo e droghe psicotropiche, lotte psichiche. In un vorticoso mix, lo sceneggiatore scozzese fa girare il 1984 di George Orwell, Shakespeare, il tantra indiano, le teorie magiche di Alester Crowley. Non mancano anche una spruzzatina delle le visioni di Terence McKenna, il situazionismo caro a Debord, citazioni da una serie televisiva di culto come "The Prisoner"e perfino "un cameo" di John Lennon. Un'opera che si presta a più livelli di lettura, che gioca sul filo di una realtà che non è mai solo ciò che appare e che ha influenzato notevolmente i fratelli Wachowski nella creazione di Matrix.

5. DaneMcgowan è l'omaggio di Morrison a Shane Macgowan, leader dei Pogues. Nel 2002 la rivista Q nomina i Pogues tra le 50 bands da vedere prima di morire. Il gruppo nasce in un pub a King's Cross, un distretto a Nord di Londra nel 1982, inizialmente con il nome Pogue Mahone, dall'irriverente espressione gaelica póg mo thóin (baciami il sedere), denominazione che manterrà fino al 1984, anno del primo contratto discografico. La base di partenza è il folk irlandese con strumenti usuali del genere, come flauto, banjo, mandolino, fiddle e fisarmonica a cui si aggiunge però uno "spirito" nuovo, per dare vita a brani con una vivace attitudine punk rock e - quando Shane è ispirato - ad un universo lirico davvero creativo e originale che sa mescolare con disinvoltura molti ingredienti dando vita per esempio ad una delle "fiabe natalizie" più belle di sempre o a suggestive ballad sull'emigrazione intrise di malinconico splendore. MacGowan, però, diviene sempre meno affidabile per i suoi problemi con l'alcool e le droghe, finché lascia il gruppo nel 1991.

6. Emigrazione vista dall'occhio (della macchina da presa) di un irlandese anche nel film di Damien O' Donnell: East is East. La commedia, ambientata nella periferia inglese nei primi anni '70, narra le vicissitudini della multietnica famiglia Khan: padre packistano (emigrato da molti anni in Gran Bretagna), madre inglese e i loro sette figli. L'ottusità conservatrice di Mr Khan si scontra con i tentativi di integrazione dei suoi ragazzi più attratti dalla libertà (anche sessuale) della controrivoluzione giovanile che da quelle incomprensibili tradizioni orientali. Tra matrimoni combinati e scombinati, drammi per circoncisioni e crisi adolescenziali, lo scontro delle civiltà, stemperato dallo humor british, diverte e tiene incollati allo schermo. Pellicola poco conosciuta nel nostro paese nonostante il regista, sia stato premiato nel 2000 con un David di Donatello per il miglior film straniero: l'Italia è l'Italia.