Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Il diritto di cronaca è caduto nella rete

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Maria Cristina Nanni

"Da leggersi preferibilmente entro il": in futuro le notizie sulla rete potrebbero avere la data di scadenza. Una sentenza del tribunale di Ortona ha sancito il prevalere della privacy sul diritto di cronaca. Per questo il quotidiano online "Prima da noi" è stato condannato al pagamento di 5mila euro per danni e a cancellare dall'archivio elettronico del sito un articolo riguardante l'arresto di due coniugi riconosciuti innocenti in un secondo tempo.

    La decisone dei giudici ripropone il difficile equilibrio tra privacy e diritto di cronaca sulla rete, archivio inesauribile di notizie accessibili non solo agli addetti ai lavori. Una questione su cui potrebbe intervenire la Cassazione a seguito dell'annunciato ricorso di Prima da noi.

   La vicenda risale al 23 marzo 2006 quando il sito di informazione abruzzese pubblica la notizia dell'arresto di due coniugi per tentata estorsione continuata in concorso. A settembre del 2007 il procedimento viene archiviato e l'articolo viene aggiornato. La vicenda si conclude nel 2009 con un provvedimento della Corte d'appello che riconosce ai due l'ingiusta custodia. Notizia che viene nuovamente pubblicata online.

   Per il giudice, fatto salvo il diritto di cronaca, il rispetto della "verità storica e continenza formale della notizia, l'interesse pubblico della sua divulgazione" si recedono i diritti alla riservatezza, onore della reputazione e immagine della persona. Conservando l'articolo nell'archivio online sono stati violati gli articoli di legge che vietano la diffusione dei dati personali per "un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati".

   Violato il diritto all'oblio (art. 7) che permette ai protagonisti di fatti di cronaca di ottenere la "cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati". Il giudice accoglie, quindi, la linea dell'accusa secondo cui l'articolo sarebbe stato tenuto sulla home page per ben 5 anni e, si legge nella sentenza, "è ancora sulla prima pagina del giornale". Una "falsità" per il giornale che ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione perché si pronunci sulla legittimità degli archivi online.

   I giudici intervengono anche sulla questione dell'importanza dell'archivio elettronico per le testate online tanto quanto per quelli cartacei dei quotidiani, " si può consentire - dicono - la conservazione di una copia cartacea dell'archivio della testata".

   Sul caso si era già espresso il garante della privacy sostenendo che "l'articolo può restare online" perché "il trattamento dei dati personali è stato effettuato nel rispetto della disciplina di settore per finalità giornalistiche".