Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Le insidie della rete: il caso Federico

Sonia Irimiea

Un video finito il 17 giugno scorso su YouTube, in cui gli omosessuali vengono definiti "un'aberrazione genetica", fa precipitare il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, in un mare di polemiche. Le sue parole, tratte da un intervista rilasciata nel 2006 a un'emittente televisiva del capoluogo peligno, hanno scatenato l'ira nazionale. Associazioni gay, il suo stesso partito (il Pdl, del quale Federico è il coordinatore cittadino), l'Ordine dei medici, parlamentari dell'opposizione e anche un ministro hanno preso posizione in un batter d'occhio contro il primo cittadino omofobo, chiedendo in coro le sue dimissioni. La risposta del popolo web non si è fatta aspettare: sono bastate poche ore e un intero mondo, virtuale, gli si è scagliato contro. Secondo Federico il video era stato manipolato, ma scuse e spiegazioni non sono bastate, nonostante il tribunale di Sulmona gli abbia poi dato ragione. Il video conteso è approdato in rete in due versioni. Nella prima si parla di omosessualità e Pacs, mentre la seconda, molto più breve dell'originale, è stata realizzata in chiave satirica: alcune delle affermazioni di Federico vengono sottolineate, ripettute e commentate. Quest'ultima versione è stata ritirata da YouTube con un provvedimento d'urgenza del tribunale di Sulmona, che ha riconosciu la manipolazione del video adopera per cambiare significato al contesto del messaggio. In rete è rimasta, però, l'intervista originale.Durante una trasmissione su gay e Pacs organizzata da Videoesse, emittente televisiva di Sulmona, Federico, all'epoca consigliere di opposizione, risponde alla domanda di un telespettatore, sostenendo che la questione dell'omosessualità può spesso essere ricondotta ad un problema di tipo ormonale e cromosomico. "Se hai degli ormoni maschili e un genoma maschile, fai il maschietto. Il contrario è fuori natura, ci sono delle possibilità di composizione intermedie di questi assetti genetici", spiegava il sindaco, "ci sono delle aberrazioni genetiche che determinano il fatto che non si sia né perfettamente uomo e né perfettamente donna. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di scelte fatte per un gusto personale. Niente a che dire sul gusto. Ogni omosessuale può vivere la sua vita sessuale come meglio crede. Se gli piace, gli piace. Non posso certo giudicarlo". Federico, dirigente medico nel carcere di Sulmona, cerca di difendersi: "Sono amico dei gay, quell'intervista è stata taroccata e alterata. Per me la coppia normale è quella uomo-donna, ma rispetto le scelte di tutti". Le sue spiegazioni, però, non hanno impedito le durissime posizioni prese contro di lui. A cominciare da Equality, che l'ha accusato di essere uno dei tanti "apprendista-stregone della politica locale che rilascia dichiarazioni omofobe". "Deve farsi curare"; "ostentata ignoranza"; "gravi pregiudizi"; "parole aberranti e indegne"; "frasi inaccettabili e gravi": sono solo alcune delle critiche bipartisan, che ha visto uniti nell'impresa destra e sinistra, dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna (Pdl) all'onorevole Paola Pelino (deputato di Sulmona del Pd) fino a Carlo Costantini (capogruppo regionale Idv). Ma le rappresaglie non si sono fermate qui. C'è anche chi si auspicava una sorte di intervento punitivo da parte dell'Ordine dei medici. Non dimentichiamo poi le innumerevoli proteste e insulti arrivati via web. Il mondo virtuale ha fatto vedere la sua faccia più brutta in quella donna che ha insultato su Facebook le due bambine del sindaco, entrambe minorenni. La settimana rovente del primo cittadino si è conclusa il 21 giugno, dopo un sit-in di protesta. Alla manifestazione, oltre ai rappresentanti delle associazioni per i diritti degli omosessuali abruzzesi (Archigay, Jonathan, l'Uaar), c'erano studenti, cittadini e anche la coppia gay più longeva d'Europa: Orlando e Bruno, un'unione consolidata ormai da 46 anni. Federico gli ha accolti con un immenso striscione (adagiato ai piedi della statua di Ovidio) in cui si poteva leggere "Sulmona non è una città omofoba e il sindaco non è omofobo". Poi i confetti giallo-rossi, i colori della città, una stretta di mano e tante, nuove scuse, per aprire in seguito il corteo e marciare insieme ai manifestanti sul corso.Mentre la classe politica, organizzazioni di tutti i colori, i media e il popolo della Rete prendeva fuoco a causa delle parole del sindaco di Sulmona, a Pescara un operaio romeno di 22 anni moriva mentre lavorava all'interno di una cisterna. Su questo, dai governanti, neanche una parola. Da una parte la vicenda di Fabio Federico dimostra quanto sia lontana la politica dai veri problemi delle persone, dall'altra parte tira in ballo un tema importantissimo quanto spinoso: il controllo dell'informazione nella rete. In questo caso, Internet ha concesso la creazione di una corrente negativa, con un messaggio manipolato e decontestualizzato, nei confronti di una persona che copre un incarico pubblico. E vero, un tribunale ha stabilito che il messaggio contenuto nel video della discordia era stato distorto, però il danno è concreto: si è creato un nuovo e pericoloso precedente.