Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La riscoperta della musica popolare abruzzese. Incontro con Carlo Di Silvestre, etnomusicologo e voce del gruppo “Lu Passagalle”

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In Abruzzo, negli ultimi anni, si assiste ad un progressivo ritorno d’interesse nei confronti della musica popolare. Ricercatori, studiosi e gruppi musicali della regione, stanno trovando spazi prima insperati, mentre un pubblico sempre più vasto risponde positivamente alle varie iniziative e manifestazioni.

Lu Passagalle, gruppo di Pineto che festeggia quest’anno il suo decennale, è l’unico in regione a coniugare la riproposta musicale con una rigorosa ricerca sul campo. Carlo Di Silvestre, infatti, oltre ad essere una delle voci del gruppo, è un etnomusicologo. Fin dal 1984 conduce un approfondito lavoro di ricerca sulla tradizione orale e melodica abruzzese e ha raccolto un’imponente mole di documentazione, anche audio-visiva. “Occorre muoversi attraverso piani di ricerca ben strutturati” – spiega Di Silvestre – “prefiggendosi di indagare su specifiche aree. Inoltre, conoscendo un po’ quali sono i rituali abruzzesi, si va nel periodo giusto in quella zona dove si svolge un particolare rituale e si inizia a conoscere gente. Non sempre le uscite sono proficue ma ne vale quasi sempre la pena. Abbiamo conosciuto tanta gente, persone con cui abbiamo spesso instaurato un ottimo rapporto umano. Sono proprio queste le soddisfazioni maggiori derivanti da questa attività”.

Passagalli deriva da “passar per calli” e nella zona teramana, in epoca borbonica, con questo termine erano indicati i suonatori e i cantori che giravano per le strade, intonando serenate fino a notte tarda. Carlo, Graziella, Guerino, Mauro e Fabio, musicisti professionisti e studiosi autorevoli, raccolgono l’eredità di quegli antichi artisti di strada, cercando di riportare in vita atmosfere, suggestioni e storie di un tempo ormai lontano. L’etnomusicologo ripercorre le tappe che hanno portato alla nascita del gruppo: “Attraverso l’indagine mi resi conto che la nostra regione è molto fertile dal punto di vista della tradizione orale. Certo non tutti gli etnomusicologi si dedicano alla riproposta, ma io avvertivo proprio l’esigenza di far riascoltare questo repertorio così vasto ed eterogeneo della nostra regione. Sentivo il bisogno di divulgare questo genere musicale rivolgendomi ad un pubblico più ampio. Dunque scelsi di fare musica dal vivo, in prima persona, non limitandomi a pubblicare scritti e cd o a partecipare a convegni e seminari. All’epoca andava di voga il coro folcloristico. Noi decidemmo di offrire un repertorio nuovo, più attinente alla tradizione orale e non il repertorio offerto dalla maggior parte dei cori che si basa invece sulla musica d’autore”. Da parte degli altri componenti del gruppo l’approccio iniziale fu più scettico: “Sono professionisti, musicisti laureati al conservatorio. All’inizio pensavano che la musica popolare fosse quasi una musica di serie b. Invece poi, attraverso gli ascolti dei reperti e delle fonti, c’è stata questa splendida scoperta di un repertorio non semplice, non di serie b, non facile, un repertorio che ha delle sfumature notevoli sia per quanto riguarda l’aspetto della poesia popolare che per quanto riguarda l’aspetto musicale. Teniamo presente che molte musiche di tradizione orale, volendole scrivere sul pentagramma, non sono riconducibili ai canoni della scrittura classica. Quindi c’è bisogno di utilizzare segni algocici e dinamici d’invenzione”.

La tradizione musicale abruzzese appare ricca e varia e nel corso della sua lunga storia è stata influenzata soprattutto dalle culture meridionali e mediterranee. Di Silvestre, nella sua accurata ricerca sul territorio della nostra regione, ha attraversato molti generi musicali: “Al di la della saltarella e degli stornelli, che sono le forme espressive più note, vi sono i canti infantili, le ninnananne, le filastrocche, le serenate. Uno dei primi lavori fatti è stato proprio quello sulla “partenza delle rose”, la serenata del distacco della sposa. Sempre nel filone soggettivo, vi sono i canti lirici ovvero i canti d’amore e i canti di sdegno. Inoltre abbiamo recuperato molte arie relative ai canti del lavoro: dunque i canti della mietitura, i canti della raccolta delle olive e della lavorazione del lino. Poi ci sono le ballate, appartenenti soprattutto al repertorio del nord Italia, pervenute qui in Abruzzo grazie alla diffusione orale e grazie anche ai fogli volanti che venivano distribuiti un tempo durante i mercati e le fiere. Infine c’è un altro repertorio narrativo, non profano, ma vicino alla religiosità popolare, che è quello dei canti delle orazioni”.

Tra le varie zone della regione, la musica popolare presenta differenze più che altro sulle modalità esecutive e sulle melodie, mentre i generi sono comuni un po’ a tutto il territorio regionale. Di Silvestre ha concentrato la sua ricerca soprattutto nell’area teramana e pescarese, con alcune puntate nel chietino. Meno indagato il territorio aquilano che peraltro, privo di campagne abitate, ha sviluppato una cultura differente e ha risentito molto di più dell’emigrazione verso il territorio laziale. L’etnomusicologo di Pineto, girando in lungo e in largo la regione per i suoi studi, ha tastato il polso al fenomeno della musica popolare in Abruzzo. Ecco le sue impressioni sul suo stato di salute: “Abbiamo innanzitutto il problema della scomparsa dei detentori di questo patrimonio, dal momento che si tratta in gran parte di persone anziane. Ma la questione centrale è quella della defunzionalizzazione di molti di questi generi. La musica di tradizione orale è infatti una musica basata sulla funzione, ovvero sull’esecuzione. Prendiamo i canti sul lavoro, oggi non si eseguono più, essendo cambiate già da decenni le modalità lavorative nella campagna. Quindi questo modo di esprimersi durante il lavoro è venuto a mancare totalmente e rimane oggi solamente nel cassetto dei ricordi e nella memoria di alcuni anziani. Ci sono però dei repertori ancora vivi, come quello del Sant’Antonio Abate, tuttora molto eseguito in Abruzzo. Oppure i canti del giovedì santo e del venerdì santo. Gli stessi canti della partenza della sposa attualmente vengono eseguiti da molti gruppi spontanei”.

Quello della musica popolare è un fenomeno che, in alcune regioni del paese, si è trasformato in veicolo di sviluppo e promozione turistica. In Puglia, ad esempio, si è fatto sistema e le istituzioni hanno incoraggiato e sostenuto la riscoperta della tradizione locale. Produzioni letterarie, musicali e audiovisive, cinema d’autore e una miriade di gruppi musicali, hanno rivitalizzato fenomeni come la pizzica salentina e la tarantella del Gargano. Ogni estate, in Salento, c’è “La notte della taranta”, una rassegna itinerante di musica popolare che attira migliaia di appassionati da tutta Italia. A conclusione del festival, si tiene il concerto-evento di Melpignano. Giunto alla sua decima edizione, ospita artisti di fama internazionale e la scorsa estate ha registrato la partecipazione di ben 100.000 persone. Sull’onda del fermento pugliese, il fenomeno della musica popolare ha suscitato grande interesse, assumendo una dimensione nazionale. Da nord a sud, in tutta Italia, oggi si tengono corsi di tamburello e lezioni di ballo, concerti e seminari, nel segno della musica tradizionale, soprattutto pugliese. Carlo Di Silvestre valuta il caso pugliese con prudenza e spirito critico: “E’ evidente che il fenomeno del sud ha fatto da traino. Ora c’è una nuova ondata anche se, negli anni ’70, gruppi come la Nuova compagnia di canto popolare già avevano fatto tutto. Il Salento non è stato il primo a fare il passo. Però con quella carica e con quella forza ha contribuito molto alla riscoperta della musica popolare e ha favorito un certo risveglio anche in Abruzzo. Personalmente spero che nella nostra regione possa esservi un’ulteriore evoluzione, caso mai senza arrivare a raggiungere i livelli del Salento con la pizzica. Dico questo perché è importante conservare la tradizione e presentarla sotto un aspetto più culturale che commerciale. E’ giusto presentare le nostre tradizioni e far conoscere la nostra cultura, con la quale abbiamo questo legame stretto e forte. Il pubblico, come sperimentiamo nei nostri concerti, sicuramente apprezza molto il nostro repertorio, proprio perché ha delle connotazioni ben precise, autoctone”.

Con la nuova ondata della musica etnica e popolare, molte band sperimentano forme di contaminazione con le melodie della tradizione. Il cantante de Lu Passagalle guarda con favore a questi fenomeni: “La contaminazione è naturale che ci sia. I primi a contaminare la musica di tradizione orale sono proprio i detentori stessi. Perché essendo di tradizione orale, qualsiasi esecuzione non è mai uguale alla precedente. Queste nuove forme di contaminazione, ovvero il modo di sviluppare, di prendere spunto dalla musica popolare per poi presentare un proprio prodotto musicale, sono ben accette. Occorre però distinguere sempre, essere coscienti di che cosa è la musica tradizionale e cos’è invece la musica di riproposta. Essere coscienti di questa evoluzione e rispettare la musica popolare”.

Carlo Di Silvestre conduce la sua opera di divulgazione della musica tradizionale abruzzese in molte direzioni: insegna, tiene corsi musicali, scrive libri, collabora con riviste, incide dischi, fa concerti e organizza eventi. Uno dei suoi progetti più recenti, già finanziato dalle istituzioni, sta per vedere la luce: “Siamo in procinto di aprire un centro di documentazione, qui a Pineto, grazie alla sensibilità dell’amministrazione comunale e all’aiuto della regione Abruzzo. Presso questa struttura renderemo fruibile al pubblico tutta la documentazione ritrovata in questi venticinque anni di ricerca. Proporremo sicuramente una sezione etnoorganologica e esporremo dei pannelli didattici. Pensiamo poi di attivare una serie di laboratori musicali, instaurando anche delle collaborazioni con scuole e università. Inoltre faremo di questo luogo un centro di produzione dove realizzare nuove pubblicazioni. Ultimamente si sta lavorando con grande intensità sull’etnomusicologia visiva e puntiamo molto su questo campo. Cercheremo di favorire la realizzazione di documentari attivando una sala multimediale”.

Le musiche proposte da Lu Passagalle sono capaci di intrattenere il pubblico coinvolgendolo in danze frenetiche ed allegre, ma anche di emozionarlo con canti struggenti ed evocativi. L’attività di riceca e divulgazione intrapresa da Di Silvestre con il suo gruppo, reca un contributo importante alla memoria storica e culturale della nostra regione. Il loro repertorio ci tramanda le storie e i racconti dei nostri avi, aiutandoci ad immaginare chi fossero, ricordandoci da dove veniamo e dunque spiegandoci un po’ meglio ciò che siamo.