Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Riformatori Liberali: "Pannella Senatore a vita"

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"Marco Pannella Senatore a vita". E’ la proposta dei riformatori liberali, movimento nato nel 2005 da un’ala del partito radicale e confluito nel centro-destra. In Abruzzo il coordinatore regionale è Alessio Di Carlo.

"Sia chiaro – dice Di Carlo – non ho mai fatto una battaglia a favore di Marco Pannella. Ma, nell’ultima legislatura, i Senatori a vita sono stati bistrattati in ogni modo, non rispecchiavano più il loro ruolo. Di solito Senatore a vita diventa una personalità di spicco della società, che si contraddistingue in un particolare settore. Cossiga nominò Andreotti perché lo reputava il rappresentante della politica italiana (Andreotti sta alla politica come Sordi sta al cinema). Ecco, io ritengo che Pannella rappresenti l’altra faccia della politica. È sempre sul punto di andarsene, ma alla fine risulta determinante. La ragione principale perché Pannella diventi Senatore a vita è la sua vincente battaglia per la moratoria sulla pena di morte, una battaglia che noi abbiamo sempre appoggiato. Penso che la sua nomina possa dare lustro alla figura stessa del Senatore a vita, una figura, ripeto, molto ridimensionata negli ultimi anni".

Vi ritenete il quarantesimo partito italiano?

No. I riformatori liberali sono un movimento di ispirazione liberale, liberista e radicale. Nel 2006 ha confluito nella Casa delle libertà, in contrapposizione alla scelta dei Radicali Italiani di schierarsi nel centro-sinistra nell’ambito della nuova forza radical-socialista della Rosa nel Pugno. L’obiettivo principale è la nascita di un partito unico del centro-destra, e la decisione di Fini di confluire nel nuovo Popolo delle libertà non può che far piacere.

Quali sono i vostri propositi per le imminenti elezioni politiche?

Prima di tutto l’aspetto economico: liberalizzazioni, un forte slancio con il rafforzamento della riforma Biagi; ridurre il potere di veto del sindacato, snellire le procedure per la nascita di nuove imprese, abbassamento della pressione fiscale. Poi – prosegue Di Carlo- la giustizia. Siamo per un ridimensionamento del ruolo delle procure. Non mi piace il termine “garantista”, preferisco legalitario perché coglie due aspetti: massime garanzie per il cittadino innocente, ma anche il rispetto delle regole e delle sentenze di condanna.

Cosa pensa della giustizia italiana, in riferimento alle ultime vicende?

I problemi riguardano,per alcuni aspetti, l’ambito tecnico. Si era tentato di fare qualcosa sia in questa legislatura che nella precedente, e devo ammettere che qualcosa si è mosso da questo punto di vista. Le maggiori difficoltà sono di ordine politico: vediamo una sottomissione rispetto alla magistratura organizzata. Per far sì che cambi qualcosa, la magistratura deve rientrare nel suo ruolo, con una separazione delle carriere.

Lei si sente più vicino ai radicali o al centro-destra?

Adesso più vicino al centro-destra, ma nelle battaglie mi riconosco nei radicali. Non condivido la loro insistenza sui temi etici, mettere a confronto l’esperienza talebana e l’esperienza vaticana è da idioti.

L’aborto, un tema importante di questa campagna elettorale. Non pensa si sia esagerato un po’?

Certo. Ferrara ha un po’ esagerato, ma è normale, è un provocatore. Lui ha cominciato con una provocazione, l’errore è stato seguirlo. La risposta del mondo laico doveva essere di basso profilo; è stata scatenata una battaglia politica inutile. Si può parlare della legge 194, si può migliorare, ma non con questi toni.

Luca Venanzi