Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Contante anche con-tante…monete

Campagna d'informazione "Non mischiamo le carte"

 

      Gli italiani amano pagare in contanti. Nonostante il peso (in senso letterale) degli euro (con monete che vanno da un centesimo fino a due euro), si va in giro con le tasche “piene di soldi”: in Italia il 90 per cento dei pagamenti viene ancora effettuato in contanti.

     Sebbene 8 esercizi commerciali su 10 accettino ormai il pagamento in moneta elettronica, e nonostante 4 concittadini su 5 possiedano un bancomat, la metà una carta di credito e poco meno di un quinto una scheda prepagata, nove volte su dieci, si preferisce pagare in denaro contante.

Questi i risultati di un’indagine realizzata da Cittadinanzattiva in collaborazione con Unicredit, che ha interpellato 1.500 cittadini in tutto il paese (www.cittadinanzattiva.it/content/view/959/472/ ).

     Alla base della diffidenza per la cosiddetta moneta elettronica c’è “una scarsa conoscenza degli strumenti che questa comprende (bancomat, carte di credito e carte prepagate), delle operazioni che con questi è possibile effettuare, dei costi effettivi e dei vantaggi” dice la responsabile della ricerca per conto di Cittadinanzattiva Tiziana Toto.

     L'indagine registra inoltre differenze tra le diverse aree del Paese. In particolare l’uso della moneta elettronica è più diffuso al Centro-Nord e meno al Sud. Solo le carte prepagate sono usate pressoché in modo omogeneo, soprattutto per acquisti su Internet, perché ritenute più sicure.

     “Queste differenze – aggiunge Tiziana Toto – dipendono da vari elementi, come la situazione reddituale, più bassa al Sud, che rende più elevata la paura di perdere il controllo della spesa. Sempre per questo, aggiunge la Toto, “al Sud la moneta elettronica è usata come anticipo di contante, e quindi come forma di finanziamento”.

In realtà, spiega la Toto, dalla ricerca emerge che le carte di pagamento in Italia sono “diffuse ma poco usate”.

     I motivi per cui siamo restii a pagare con bancomat e carte di credito sono:

- clonazione della carta, furto e uso fraudolento

- cattivo funzionamento dei Pos, soprattutto all’estero (apparecchiature elettroniche capaci di leggere la banda magnetica o il microchip presenti sulla carta) e gli sportelli Atm del proprio istituto di credito spesso fuori servizio soprattutto nei fine settimana

- resistenza dei commercianti ad accettare la moneta elettronica per i piccoli e piccolissimi acquisti

- addebito erroneo di spese non sostenute

 

Intanto «in Italia -  come spiega il vice segretario generale di Cittadinanzattiva Giustino Trincia - avvengono il 50% del totale delle rapine in banca di tutta Europa. Basta questo dato per capire gli enormi danni economici, sociali e di fiducia legati allo scarso utilizzo della moneta elettronica ». Ed è stato calcolato che la gestione del contante da parte di imprese, delle banche e dei privati ha un costo valutabile nell'ordine di 10 miliardi di euro all'anno.

     Seppur sia cominciata una progressiva sostituzione degli strumenti di pagamento tradizionali la tendenza è ancora timida.

     Per sfatare pregiudizi e paure infondate e rendere più chiari i vantaggi effettivi dell’utilizzo della moneta elettronica (come la maggior sicurezza nel non portare contanti con sé e l’addebito differito), Cittadinanzattiva dà il via alla campagna di informazione Non mischiamo le carte.

     “L’obiettivo è diffondere un’informazione più corretta sull’utilizzo di bancomat, carte di credito e prepagate, in modo da incentivarne automaticamente l’uso” spiega la Toto.