Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La pillola del giorno dopo non è un aborto.

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Tutto ha avuto inizio qualche mese fa. La Stampa il 5 febbraio titola: “Odissea per una pillola”. Scoppia il caso di una quarantenne, romana, sposata a cui viene negata la prescrizione (http://cc.msnscache.com/cache.aspx?q=72957703366727&lang=it-IT&w=f14e368...). Ginecologi, anestesisti, infermieri e addirittura farmacisti di mezza Italia si scoprono obiettori anche del farmaco anticoncezionale. Liberazione il 15 febbraio titola a tutta pagina: “siamo tutte assassine”. Qualche giorno fa la Repubblica racconta di un caso analogo, denunciato a Parma (http://www.pilloladelgiornodopo.it/dettaglio_news.asp?ID=954). Le donne si ribellano. Improvvisati paladini della vita parlano e discutono senza considerare la loro quotidianità, le difficoltà e l’esigenza di sentirsi tutelate. Nessuno pensa che nel momento del bisogno, una donna è sola dinanzi alle strutture che dovrebbero sostenerla ed aiutarla. Spesso viene offesa, trattata con poca delicatezza. Qualche volta invece di essere tranquillizzata, viene spaventata fino a sentirsi colpevole. La maggior parte delle volte arrivano sole nei consultori o negli ospedali, il partner non è quasi mai presente e spesso si sentono accusate, quasi mai accolte.

Noi, Lorenzo Dolce, Fabiana Pellegrino e Augusta Maranci, abbiamo voluto testare la disponibilità delle strutture preposte alla prescrizione della pillola del giorno dopo. Siamo a Teramo. In questa città per motivi di studi universitari, risiedono delle ragazze fuori sede. Il loro medico di famiglia è lontano. In caso di necessità, per la prescrizione della pillola del giorno dopo, possono ricorrere ai consultori, al pronto soccorso, o al medico dell’università. Cominciamo da quest’ultimo. Innanzitutto gli orari di visita sono troppo ridotti. Ci si può rivolgere a questa figura solo in due pomeriggi della settimana e per poche ore. La pillola ha effetto sicuro entro 24 ore dal rapporto scoperto, ma può essere assunta entro 72 ore. Se si considera ciò, si capisce che per usufruire del medico dell’università occorre un po’ di fortuna coi tempi. Se si ha bisogno nel fine settimana, la possibilità di ricorrere a questo servizio non va proprio considerata: il lunedì il medico non riceve. Secondo una testimonianza, il dottore della struttura mostra una certa reticenza verso il farmaco. Fa il predicozzo, descrive la pillola come <<causa di mini aborti>>, informazione medica sbagliata, ma poi la prescrive. La ragazza ha ottenuto il farmaco, ma se poco consapevole, lo assumerà con l’ansia di chi sta per dire no alla maternità.

Nel comune di Teramo sono presenti due consultori. Quello più facilmente raggiungibile, perché situato nel centro cittadino, è gestito dal Centro Famiglia Diocesano. Naturalmente, alla nostra richiesta del farmaco, ci rispondono che abbiamo sbagliato posto: <<noi chiaramente non la prescriviamo, la nostra ginecologa è obiettrice. Per noi la pillola del giorno dopo è un aborto, perché una nuova vita è già iniziata>>. In questo consultorio le uniche forme di contraccezione contemplate sono un fantomatico ‘metodo naturale’ e l’astensione: <<abbiamo una figura specifica che insegna esclusivamente i metodi naturali e facciamo corsi per i fidanzati, perché ci teniamo che i giovani riscoprano un rapporto amicale e meno fisico>>. Per insegnare ai ragazzi che usare il preservativo è sbagliato e che <<le malattie sono il male minore>>, il consultorio diocesano riceve finanziamenti <<dalla Regione e dalla Curia che ci fornisce la sede e, se abbiamo bisogno, ci soccorre economicamente>>.

Il consultorio pubblico della Asl, invece ha un ubicazione inverosimile. Azioniamo il navigatore, digitiamo Contrada Casalena e anche il computer fa fatica a trovarlo. Nessun cartello indica la sua presenza, l’ostetrica ci dice che lì stentano ad arrivare anche gli autobus: <<prima eravamo in centro, nel palazzo della Sanità, da quando ci hanno spostato quassù l’utenza è diminuita notevolmente>>. Qui la pillola viene prescritta regolarmente, peccato però che la struttura dispone di un solo ginecologo e, in assenza di questo, il servizio non è garantito. La prima volta che siamo andati a vedere, per esempio, il dottore non era presente. Inoltre, vista la difficoltà per raggiungere l’ambulatorio con mezzi pubblici, di certo non è il posto più indicato in caso di emergenza. Naturalmente il consultorio è aperto fino al venerdì.

Nel caso in cui si crei l’esigenza durante il fine settimana o nei giorni in cui il medico dell’università e il ginecologo della Asl non fanno ambulatorio, l’unica possibilità è rivolgersi al pronto soccorso. In questo caso rimane solo la speranza di non beccare il medico obiettore di turno. Naturalmente l’Odissea non si conclude qui, ottenere la prescrizione è solo la prima vittoria. Il passo successivo sottostà alle leggi della fortuna, potrebbe capitare che anche il farmacista si appelli alla coscienza e neghi la vendita del farmaco. Ma tutto ciò non somiglia molto all’omissione di soccorso? (http://www.pilloladelgiornodopo.it/dettaglio_news.asp?ID=950)

Augusta Maranci