Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Intervista al gestore locale Spirito diVino

Ai piedi del castello Svevo, dove un tempo passeggiavano, sulla via dei trabucchi, i pescatori termolesi, ora sorge lo Spirito Divino, un ristorante-enoteca tra i più rinomati nella località adriatica di Termoli (Campobasso). E’ un locale che ogni week-end si riempie di giovani e meno giovani provenienti dalla Puglia, dall’Abruzzo e, ovviamente, dal Molise.

Sossio Caruso è il gestore di questa enoteca, che dal giovedì al sabato offre anche un prezioso valore aggiunto come le serate con la musica dal vivo, jazz in particolare, il cui abbinamento con il vino si rivela essere sempre piuttosto piacevole.

Intorno a quanto si aggira la spesa di un cliente che viene a bere nel suo locale?

Il singolo cliente spende tra i 6 e i 10 euro: di solito chi consuma in solitudine non va oltre i due calici di vino o i due superalcolici (drink, rum o whisky). Per chi arriva in gruppo e decide di dividere una bottiglia di vino, il discorso è diverso e varia a seconda dell’età. I più giovani arrivano a spendere – sempre solitamente – massimo 15-18 euro per una bottiglia di vino; al di sopra dei 30-35 anni, i clienti scelgono una bottiglia di maggiore qualità, tra i 20 e i 30 euro.

Chi beve, e quindi spende, di più: uomini o donne? Ragazzi o ragazze?

Devo ammettere che il numero dei giovani che può permettersi di spendere di più, almeno nel mio locale, a dispetto dei tempi che corrono, è in crescita. In prevalenza, comunque, rimangono sempre gli uomini a consumare più alcol, anche perché, a fine pasto, dopo una o due bottiglie di vino bevute insieme ai commensali, si concedono whisky, rum e grappe, anche più di un’unità a testa. Ma anche le donne non “scherzano”: bevono vino, cocktail e alcuni tipi di rum commerciale e più dolce. Quando si presenta un gruppo di tutte donne, è più probabile che eccedano un pochino con l’alcol che quando arrivano insieme ai mariti o ad altre coppie. Per quanto riguarda le ragazze e i ragazzi il trend è simile. Ovvio è che, a parte le eccezioni, non riescono a spendere per più di due-tre bicchieri a testa. L’unica differenza tra i sessi è questa: una buona percentuale di ragazze che viene dalle 23 in poi beve un succo di frutta o un altro tipo di analcolico; tra i ragazzi questa tendenza è ridotta quasi a zero.

Nel suo locale si consumano più alcolici o più superalcolici?

Essendo un wine bar, il maggior consumo di alcol sta nel vino, ma anche, perché no, nelle birre artigianali belghe che abbiamo a disposizione. Nei week-end, tuttavia, molti clienti focalizzano la loro scelta su drink tipo coca-rum, gin-tonic, vodka-lemon. E poi c’è da considerare quella fetta di clientela che, ribadisco, viene a gustare un buon rum o un whisky di alta qualità: la maggior parte di essi sono adulti, superano i 40 anni.

Quanto è marcata la differenza nel consumo di alcolici tra week-end e il resto della settimana?

C’è una bella differenza. In mezzo alla settimana i clienti vengono a cena e la maggior parte di essi non ordina più di una bottiglia di vino o di un paio di birre; sono pochi quelli che entrano nell’after-dinner per un drink. Nei week-end il consumo cresce davvero esponenzialmente, perché ci tengono impegnati a volte fino alle 3 del mattino. Ovviamente con l’arrivo della stagione estiva si cambia musica: ogni giorno della settimana, con picchi il venerdì e il sabato, può essere paragonato al week-end invernale e primaverile.

Il suo locale è raggiunto anche da parecchi turisti stranieri. Mi sa dire se nota qualche differenza tra come e quanto bevono gli italiani e come e quanto i forestieri?

Sono convinto che se avessi avuto questo locale nel Regno Unito sarei milionario. Lo dico perché mi accorgo quanto spendono i turisti, soprattutto quelli provenienti dalla Gran Bretagna, rispetto alla clientela locale italiana. Proprio qualche giorno fa, per fare un esempio, due ragazzi di Londra hanno speso 35 euro in meno di due ore tra whisky e grappe. Sarà perché gli stranieri vengono in vacanza e possono spendere di più, ma sono convinto che gli italiani non sono tra i primi nella classifica dei consumatori di alcol in Europa.

Ormai tutti dicono che le tendenze, nel consumo di alcolici, sono essenzialmente due: il bere bene e il bere tanto per ubriacarsi (il cosiddetto binge drinking). Quale di queste due è più palese nel suo locale?

Sono sicuro di poter dire che qui le due tendenze hanno egual peso, anche se il bere bene ha, alcune volte, il sopravvento. Le faccio un esempio: sul nostro menu c’è una carta dei vini di quindici pagine, ma molti clienti chiedono una bottiglia generica, facendola scegliere al cameriere. Questo per me significa bere tanto per bere. Fortunatamente c’è anche tanta gente a cui piace degustare, che perde quei cinque minuti in più per sfogliare la carta e apprezzare la qualità. Mi dispiace dirlo, ma tra questi non c’è neanche una persona al di sotto dei 40-45 anni.

Michele Tozzi