Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Cina: la preoccupante chimera

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Desta preoccupazione la grande espansione economica della Cina. Il "mondo civilizzato" pensa che questo stato asiatico possa rappresentare una seria minaccia all'economia mondiale. In apparenza, i paesi occidentali potrebbero avere ragione. Tuttavia lo sviluppo della Cina non è così lineare e omogeneo come si pensa. Confrontare la Cina con altri paesi o realtà è impossibile in quanto essa rappresenta un caso unico ed interessante.

Prima di tutto, la Cina deve fare i conti con la sua storia. Questo paese è fortemente legato ad una fiera preservazione delle sue antiche e profonde tradizioni. Quando Mao Zedong prese il potere nel 1949 la Cina si trovava in uno stadio di sviluppo così arretrato che il settore pressoché esclusivo era ancora l'agricoltura. Mentre in Unione Sovietica fu possibile applicare i principi del socialismo attuando una devastante politica di conversione dalla società feudale zarista ad una società industriale, questa forzatura era impossibile per la Cina. Le intenzioni di Mao erano quelle di trovare una "via cinese alla modernità". Il suo obiettivo era quello di coniugare i principi del comunismo con i valori cinesi. La nuova Cina non voleva solamente e semplicemente copiare quello che gli stranieri avevano fatto in passato. I risultati però furono più che scoraggianti su tutti i fronti. Compreso quello dell'ordine sociale.

In un paese dove la popolazione si conta in migliaia e non in unità, una qualsiasi sommossa popolare, anche la più circoscritta, potrebbe diffondersi con severe conseguenze. Mao, che aveva preso il potere proprio agitando le masse, non si poteva permettere di sottovalutare le preoccupanti tensioni sociali che la sua pittoresca politica avrebbe provocato. In un ultimo momento di lucidità, prima che il morbo di Parkinson lo conducesse alla morte, si rese conto che bisognava cambiare radicalmente rotta. Ed ecco perciò l'arrivo sulla scena politica di Hua Guofeng, fautore dei piani quinquennali sovietici, ma soprattutto di Deng Xiaoping colui che ha retto de facto le redini della Cina.

La politica cinese, dalla morte di Mao in poi, trasformò lo strano comunismo "alla cinese" in una chimera con un corpo fatto di capitalismo ed una mente formata dall'aristocrazia comunista. Alla chimera venne dato il bizzarro nome di socialismo di mercato, ovvero un ossimoro. Si passò quindi dall'"Essere Rosso è più importante che essere esperto" di Mao al "Non importa se il gatto è nero o grigio, purché acchiappi i topi" di Deng.

Uno dei primi atti fu l'istituzione di un vero e proprio stato di polizia. In questo modo, almeno l'ordine fu repentinamente ristabilito. Il prezzo che la Cina dovette pagare per questa radicale e spregiudicata politica di salvataggio fu la perdita totale dell'ultimo brandello di libertà di pensiero resistito alla venuta di Mao oltre a creare un baratro economico-sociale tra il proletariato e l'aristocrazia comunista. Questo stato chimerico ha garantito alla sua aristocrazia diritti che assomigliavano paurosamente al Droit De Seigneur, i diritti posseduti dai signori medievali. Se una persona appartenente alla casta dominante commette un reato contro un proletario, non ci sono problemi. Basta pagare una ridicola ammenda monetaria senza nemmeno urlare "lunga vita all'imperatore", come era di uso comune tra i signori nei Secoli Bui.

Lo sfruttamento del lavoro in Cina non è uno scherzo. I proletari devono lavorare con paghe inconsistenti e con nessun beneficio sociale. Lo sviluppo accelerato della Cina, si sa, è dovuto perciò all'enorme numero di lavoratori e ai costi di manodopera praticamente pari a zero. Paradossalmente, visto che il mondo civilizzato garantisce un minimo di stato sociale, Europa e Stati Uniti sono più "socialisti" della Cina.

Quando analizziamo questo paese dobbiamo ricordarci sempre questo dato fondamentale: per recuperare il tempo perso durante l'era di Mao, la Cina è stata costretta a correre più forte delle sue reali capacità. I risultati si sono visti anche recentemente dopo il terremoto che ha devastato la regione dello Sichuan. A fronte di città moderne come Shanghai e Pechino ci sono intere aree del territorio cinese in cui le case sono ancora di paglia e fango e dove il mezzo di trasporto più tecnologico sono le biciclette. Definire queste aree depresse è solo un eufemismo. Chiamare "macchina dei soccorsi" le operazioni di salvataggio messe in atto da Pechino per salvare i colpiti dal terremoto, può solo suscitare un riso amaro. I problemi della Cina si trovano all'interno del suo territorio e sono, come ai tempi dell'impero, il popolo e l'ordine sociale.

Semmai un giorno la Cina concedesse meno ore di lavoro, una paga dignitosa e, soprattutto, lo stesso concetto di libertà che noi abbiamo, la preoccupante chimera si trasformerebbe in un inoffensivo dragone.

Stefano Orlando Puracchio