Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Boicottaggi e attentati durante i giochi: la storia

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Già in passato il palcoscenico delle Olimpiadi è stato teatro di proteste a carattere politico, di boicottaggi e di attentati terroristici.

Nel 1968, in occasione dei Giochi Olimpici di Città del Messico, ci fu un incidente politico che prese spunto da una fase preolimpica agitata. In America, in seguito all'uccisione del politico e leader dei diritti civili Martin Luther King, i rapporti tra bianchi e neri si deteriorarono ulteriormente.

Alcuni atleti statunitensi partecipanti all'edizione del 1968, tra i quali il velocista Tommie Smith e il quattrocentista Lee Evans, che aderivano al Black Power (movimento estremista per l'emancipazione dei neri), proposero il ritiro di tutti gli atleti di colore dalle rappresentative degli Stati Uniti. Ralph Boston, primatista mondiale di salto in lungo, convinse i contestatori ad accettare ugualmente la trasferta in terra messicana. Durante la manifestazione, la protesta degli atleti di colore non rimase in ombra e in occasione dell'esecuzione dell'inno statunitense alla cerimonia di premiazione dei 200 metri, Tommie Smith e John Carlos, entrambi afroamericani, rispettivamente oro e bronzo nei 200 metri, si esibirono a piedi nudi sul podio (per simboleggiare la povertà e le proprie radici), sollevarono il pugno coperto da un guanto nero e chinarono il capo mentre nello stadio sventolavano le bandiere a stelle e strisce. Il giorno seguente, Lee Evans e altri due americani di colore, Larry James e Ron Freeman, si presentarono alla premiazione sempre a piedi scalzi, con il pugno chiuso e il guanto nero, ma con in più il basco scuro delle Pantere Nere, movimento oltranzista che combatteva il razzismo contro gli afroamericani negli Usa. In seguito a queste proteste, i cinque contestatori furono sospesi dalla Federazione americana.

Le Olimpiadi del 1968 furono soltanto l'antipasto di quello che di ben più grave sarebbe accaduto nell'edizione tedesca del 1972. I Giochi vennero assegnati alla città di Monaco di Baviera che per l'occasione realizzò un villaggio olimpico all'avanguardia. La manifestazione fu funestata dall'attentato del 5 settembre. Un gruppo di 8 Fedayn aderenti a Settembre Nero, un movimento palestinese autonomo, eluse la sorveglianza delle guardie tedesche in servizio al villaggio olimpico e fece irruzione nell'edificio occupato dagli atleti israeliani.

Gli attentatori sottoposero a sequestro gli israeliani e, come riscatto, rivendicarono la liberazione di 234 compatrioti detenuti nelle carceri israeliane e chiesero un aereo per il rimpatrio. Il caso sconvolse il mondo. Il giorno dopo, il presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), Avery Brundage, annunciò per la prima volta nella storia la sospensione dei Giochi. Le trattative coinvolsero numerosi esponenti politici tedeschi ed israeliani, ma non vennero accettate le condizioni dettate dagli attentatori. Fu solo concesso l'aereo richiesto. Verso sera, i Fedayn lasciarono il villaggio insieme agli ostaggi per raggiungere l'aeroporto. In realtà, la disponibilità del governo tedesco nascondeva un agguato militare che si trasformò in una strage dove persero la vita 5 degli 8 terroristi, gli ostaggi e un poliziotto tedesco. Al termine dell'orrenda vicenda, da più parti arrivò il consiglio di sospendere definitivamente i Giochi del 1972, ma tale proposta non fu presa in esame dal CIO che il giorno successivo alla strage ridiede il via alle gare.

Dopo i tragici fatti di Monaco di Baviera, i successivi Giochi di Montreal del 1976 si svolsero all'insegna di un asfissiante controllo da parte della polizia per la sicurezza degli atleti e delle delegazioni. A tener banco ci furono altri contrasti politici. Taiwan legittimava la pretesa di prendere parte alle Olimpiadi in qualità di "Republic of China", mentre la Cina popolare, rientrata nell'Onu, chiedeva di affiliarsi al CIO e pretendeva il rigetto delle istanze avanzate da Taiwan. Il Canada, temendo di perdere un valido partner commerciale come la Cina, scelse di non appoggiare Taiwan, dalla cui parte si schierarono gli Usa con la minaccia di ritirare la loro rappresentativa dalla manifestazione. Il governo canadese, fermo nei suoi intenti, non venne incontro alle ragioni di Taiwan che quindi rinunciò di partecipare ai Giochi. Gli Usa arrivarono sul punto di boicottare le Olimpiadi del 1976, ma il neo presidente Gerald Ford, successore di Nixon, sostenne la causa degli atleti e spinse per la partecipazione.

Altri problemi si affacciarono a poche ore dalla cerimonia di apertura. La Tanzania invocò l'esclusione della Nuova Zelanda per i contatti sportivi intrapresi da quest'ultima con il Sud Africa, estromesso dal CIO per la sua politica segregazionista. Il Paese Nero ritirò la propria rappresentativa, seguito dagli altri stati africani che lo sostenevano.

Nel 1980, in occasione delle Olimpiadi di Mosca, ci fu un altro boicottaggio: quello degli Usa. Il motivo scatenante ? L'invasione dell'Afghanistan avvenuta ad opera delle truppe sovietiche nel dicembre del 1979. L'azione era stata decisa per sostenere il regime comunista insediatosi al governo, dopo una lunga guerra civile che aveva prostrato il Paese, e che era minacciato dai nazionalisti musulmani. L'azione militare sovietica in Afghanistan si protrarrà per anni, provocando oltre un milione di vittime. Alla fine, oltre al boicottaggio degli Stati Uniti ci fu quello di 60 dei 141 Paesi facenti parte del CIO.

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, i sovietici "restituirono" lo sgarbo. Infatti, l'Unione Sovietica e tutti i Paesi comunisti, tranne Jugoslavia, Romania e Cina popolare, non parteciparono, col pretesto che le misure di sicurezza non erano sufficienti a tutelare i loro atleti. In realtà, l'Unione Sovietica non utilizzò mai il termine boicottaggio, preferendo la definizione di "non partecipazione", e invitò tutti i Paesi del Patto di Varsavia (Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania e Ungheria) a fare altrettanto. Si trattò di una vendetta politica vera e propria.

Gli attentati tornarono alla ribalta nel 1996, ad Atlanta, quando all'1,20 del mattino del 28 luglio, mentre migliaia di giovani si divertivano affollando l'immenso villaggio olimpico dove era in corso un concerto rock, esplose una bomba dalla potenza devastante. Rimasero uccise due persone e ferite più o meno gravemente oltre cento. Durante le perquisizioni furono rinvenuti altri tre ordigni pronti ad esplodere. Il responsabile dell'attentato era Eric Robert Rudolph, terrorista statunitense, che in seguito attribuì la causa dell'attentato alla volontà di "colpire gli ideali del socialismo globale" rappresentati dalle Olimpiadi. Con l'arresto di Rudolph, l'eco dell'attentato si spense e i Giochi continuarono.

Il resto, tutto quel che sta accadendo in vista delle prossime Olimpiadi di Pechino, è storia recente.

Gaetano Lombardino