Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Euro 2008: un torneo indecifrabile

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Non è da questi particolari che si giudica un allenatore. Sarà, ma l’infortunio capitato a Fabio Cannavaro al primo allenamento in terra austro-elvetica complica parecchio i piani di Roberto Donadoni.

Che il tecnico bergamasco non goda di una buona stella, come qualche suo illustre predecessore (vero Lippi ?), è palese. Durante le qualificazioni agli Europei, infatti, Donadoni ha dovuto faticare, e non poco, per raggiungere il traguardo imbattendosi in una critica non proprio benevola nei suoi confronti. Non a caso la qualificazione è arrivata con molti patemi, senza mostrare un gioco particolarmente convincente, nonostante le varie attenuanti (è il biennio post vittoria del Mondiale, si sono ritirati dalla Nazionale due big come Nesta e Totti, bisognava inserire nel gruppo nuovi elementi).

Non sarà facile per il CT azzurro riuscire a invertire la rotta agli Europei, complice una tradizione poco felice in questo torneo. L’Italia è riuscita a vincerlo soltanto nel 1968, in casa, contro la Jugoslavia. Per il resto sono arrivate cocenti delusioni e premature uscite di scena come è capitato a Sacchi nel 1996 e a Trapattoni nel 2004.

Ecco perché aver perso una guida, in campo e fuori, come Cannavaro, capitano dalle mille battaglie, suona come un sinistro presagio. Centrare l’accoppiata Mondiali-Europei in 2 anni, tra l’altro, è un’impresa riuscita soltanto a Germania e Francia.

Non aver convocato Inzaghi, uomo sempre decisivo quando c’è in palio qualcosa di importante, per fare spazio a Quagliarella e Borriello (bravi, ma privi di esperienza internazionale) e puntare su Antonio Cassano (con tutte le controindicazioni del caso) sembrano, poi, scommesse assai rischiose per un CT come Donadoni sul quale il fucile è pronto ad essere puntato al minimo errore.

Il campo, però, è fatto per smentire ogni perplessità ed è lecito attendersi delle buone risposte da parte degli azzurri. D’altronde, quando iniziamo il nostro cammino con qualche contrattempo, come 2 anni fa, arriviamo sempre a destinazione contro ogni pronostico.

Il girone nel quale siamo capitati è duro. E’ inutile nasconderlo. Ma è altrettanto vero come le nostre avversarie non se la passano molto meglio.

La Francia, come si è notato anche nelle ultime amichevoli pre-Europeo, ha diversi problemi (in primis l’incognita Vieira) e un Commissario Tecnico, Raymond Domenech, indigesto a tanti, sempre molto discusso per via di scelte antipopolari (perché Frey non gioca titolare e Mexes è rimasto a casa insieme a Trezeguet ?).

Per non parlare dell’Olanda, contro la quale ci scontreremo nella gara d’esordio, squadra alla ricerca di una identità ben precisa e con un allenatore come Van Basten ancora inespresso ad alti livelli. Durante il ritiro si è fatto male l’attaccante del Liverpool, Ryan Babel. Brutta perdita. Il milanista Seedorf, in rotta con Van Basten, non è nemmeno partito.

In questo contesto, ecco che la Romania può aspirare al ruolo di mina vagante del nostro raggruppamento, grazie ad un attacco insidioso guidato da Adrian Mutu e ad un gruppo ben affiatato.

Per il resto, è un Europeo indecifrabile. Non ci sono squadre britanniche, e già questo è un fattore di rottura e cambiamento rispetto alle precedenti edizioni. Non c’è una favorita numero uno, forse perché nessuna ha particolarmente impressionato. I campioni in carica della Grecia non appaiono in grado di ripetere il miracolo di quattro anni fa, mentre l’altra finalista del 2004, il Portogallo, non ha mai fatto vedere grandi cose oltre i confini nazionali e dovrà dimostrare di non essere troppo Ronaldo-dipendente e di trovare alternative in zona-gol.       

Da tenere d’occhio è la Germania di Ballack, sempre arcigna e temibile in simili occasioni, così come la Spagna del gioiello Fabregas, la frizzante Repubblica Ceca e la Svezia del funambolico Ibrahimovic, anch’egli a caccia della consacrazione su un grande palcoscenico. Tutte da scoprire, infine, la Croazia, la Russia, la Polonia, la Svizzera e l’Austria.

Non resta che sedersi in poltrona e godersi lo spettacolo, nella speranza che anche stavolta il cielo sarà azzurro sopra Vienna.

 

Gaetano Lombardino