Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Cnb approva documento su eutanasia: ''il paziente cosciente ha diritto al rifiuto delle cure'' - di Lorenzo Dolce

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''Il paziente consapevole e cosciente ha il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari, anche quando si tratta di cure salvavita''. E' questo il principio affermato nel documento ''Rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario nella relazione paziente-medico'', approvato oggi pomeriggio dal Comitato Nazionale di Bioetica.

Il documento, che racchiude l'anima dell'ente della presidenza del Consiglio che si occupa di bioetica, è passato a larga maggioranza e con la sola astensione di tre membri. Nel parere si afferma dunque il principio, "prevalentemente condiviso" da membri del comitato, del diritto al rifiuto delle cure per il soggetto "capace di intendere e di volere". E' però anche previsto il diritto del medico ad astenersi, ma va comunque "garantita" la realizzazione delle richieste del paziente all'interruzione delle cure".

Nel testo il Cnb affronta dunque la questione del rifiuto, ovvero la richiesta di non inizio, e della rinuncia, cioe' la richiesta di sospensione, di trattamenti sanitari salvavita da parte del "paziente cosciente e capace di intendere e di volere, adeguatamente informato sulle terapie ed in grado di manifestare in modo attuale la propria volontà".

''Il medico - riflette il Cnb - è destinatario di un fondamentale dovere di garanzia nei confronti del paziente, e deve sempre agire previo consenso di quest'ultimo rispetto al trattamento attivato. Fra i doveri etici, giuridici e professionali del medico rientra anche la necessità che la formale acquisizione del consenso non si risolva in uno sbrigativo adempimento burocratico, ma sia preceduta da un'adeguata fase di comunicazione e interazione fra il soggetto in grado di fornire le informazioni necessarie e il soggetto chiamato a compiere la scelta''.

E' evidente dunque che il documento non riguarda casi come quello di Eluana Englaro, la donna da quasi 17 anni in stato vegetativo e su cui si è scatenato un caso giudiziario. La volontà di interrompere le cure, riferita dai suoi familiari, è infatti stata ricostruita attraverso le sue dichiarazioni precedenti e in base a queste è intervenuta una sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito la possibilità di interrompere l'idratazione e l'alimentazione artificiale che la tengono ancora in vita. ''Non si è, di contro, tenuto conto - precisa lo stesso Cnb - di situazioni che possono riguardare pazienti incapaci di esprimere una scelta consapevole e giuridicamente rilevante (minori, malati di mente pazienti in stato vegetativo persistente). Considerata la gravità, e spesso l'irreversibilità, delle conseguenze di una rinuncia alle cure - puntualizza il comitato -, è necessaria un'attenta analisi circa l'effettiva competenza del paziente e circa la presenza, caso per caso e in concreto, di tutti quei requisiti e quegli indicatori che consentano di considerare la sua manifestazione di volontà come certa, consapevole e attendibile''.

Il medico, in ogni caso, ha il diritto di astenersi. ''Quando la rinuncia alle cure richiede un comportamento attivo da parte del medico - rileva infatti il Cnb -, ma va riconosciuto il diritto a quest'ultimo di astensione da comportamenti ritenuti contrari alle proprie concezioni etiche e professionali".

E' dunque valido il principio dell'obiezione di coscienza da parte del medico, ma, "il paziente - cosi' come si legge nel documento - ha in ogni caso il diritto ad ottenere altrimenti la realizzazione della propria richiesta all'interruzione delle cure, anche in considerazione dell'eventuale e possibile astensione del medico e dell'equipe medica".

Alcuni membri del Comitato, non condividendo pienamente le posizioni esposte, si sono riservati di "evidenziare le loro ragioni di dissenso in apposite postille" che verranno successivamente pubblicate con lo stesso documento.